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» 04/03/2009
EGITTO – ARABIA SAUDITA
Ministro saudita chiede strategia comune per affrontare la “sfida iraniana”
Il programma nucleare iraniano è una minaccia per tutta il Medio Oriente. Preoccupazioni della Lega Araba per una possibile apertura del governo Usa a colloqui con Teheran. La Clinton rassicura i partner arabi e promette consultazioni approfondite.

Cairo (AsiaNews/Agenzie) – Una strategia comune dei Paesi arabi per fronteggiare la “sfida iraniana”, il cui programma nucleare è una minaccia per tutta l’area del Golfo. È quanto ha chiesto ieri al Cairo il principe Saud Al Faisal, Ministro saudita degli esteri, nel corso di un vertice che ha riunito i capi della diplomazia della Lega araba.

“Al fine di cementare la riconciliazione nel mondo arabo – afferma il ministro saudita – abbiamo bisogno di una visione comune in materia di sicurezza e dobbiamo essere uniti davanti alla sfida lanciata dall’Iran”, inclusa la sua “deriva verso il nucleare”.

Il programma nucleare promosso da Teheran è all’origine delle tensioni fra i Paesi arabi del Golfo – a maggioranza sunnita – e l’Iran sciita. Durante un vertice Onu del 2008, il principe saudita ha esortato l’Iran a seguire le disposizioni della Comunità internazionale e risparmiare il Medio Oriente da “conflitti devastanti, una inutile corsa agli armamenti e seri rischi per l’ambiente”.

La Lega araba manifesta preoccupazioni anche per la possibile “apertura” del governo americano a colloqui diretti con l’Iran. A margine del vertice dei donatori per la ricostruzione della Palestina Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, ha però voluto rassicurare i ministri arabi: Washington valuta “con molta cura” i passi da percorrere e si consulterà “a fondo” con gli alleati del Golfo sulle questioni che riguardano l’Iran.

Una rassicurazione, quella fornita dalla Clinton, che segue il monito lanciato da Amr Moussa, capo della Lega Araba, il quale ha chiesto che i Paesi arabi siano tenuti informati. “Chiedo che nessuna [potenza] straniera – ha detto – parli con l’Iran, senza che i Paesi arabi ne siano messi al corrente e abbiano un ruolo nel processo”.


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