21/03/2019, 16.09
FILIPPINE-NUOVA ZELANDA-ISLAM
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Missionario a Mindanao: Da Christchurch nasca lo spirito di ‘fratellanza umana’

P. Sebastiano D’Ambra, Pime, è il fondatore di Silsilah, movimento per il dialogo islamo-cristiano. Il sacerdote prende spunto dall’attentato in Nuova Zelanda per condividere “una riflessione”. “Il mio, impegno per pace e dialogo, nato dalla violenza che ho trovato a Mindanao”.

Zamboanga (AsiaNews) – Nonostante lo sgomento ed il dolore, la follia omicida di Christchurch può spingere le persone nella giusta direzione, ossia verso un nuovo spirito di “fratellanza umana”. È la speranza espressa da p. Sebastiano d’Ambra (foto), missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) da oltre 40 anni a Mindanao, nel sud delle Filippine. Il sacerdote è fondatore di Silsilah, movimento per il dialogo islamo-cristiano ed è segretario esecutivo della Commissione per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale filippina (Cbcp).

In una lettera aperta, il missionario prende spunto dalla tragedia di Christchurch per condividere “una riflessione”, sulla base della sua esperienza personale e su quanto maturato attraverso Silsilah. “Uno dei motivi per cui dal 1977 ho iniziato ad abbracciare la missione di dialogo e pace a Mindanao – continuata a partire dal 1984 con il movimento – è radicata nella situazione di violenza che ho sperimentato al mio arrivo sull’isola”. “Era il tempo in cui il Moro National Liberation Front (Mnlf) [gruppo islamista ribelle] muoveva guerra e ho assistito alle terribili conseguenze di quel conflitto nella mia prima missione a Siocon, Zamboanga del Norte. Migliaia di persone erano sfollate. La povertà e l'odio erano visibili e iniziava la terribile vendetta degli ‘Ilaga’, un gruppo di cristiani che reagivano uccidendo musulmani”.

A Mindanao, il pregiudizio caratterizzava la convivenza tra le comunità cristiane e islamiche. “Mi sono detto: ‘Se questa è la situazione, devo fare di più sulla via del dialogo per condividere il mio amore con il prossimo, compresi i fratelli e le sorelle musulmani’ – racconta p. D’Ambra –. Anziché scoraggiarmi, questa realtà mi ha dato più determinazione: ho iniziato a vivere in un villaggio musulmano e in seguito a fornire il mio contributo per il processo di pace con l’Mnlf. Per due anni sono andato spesso nella foresta di Siocon, per incontrare i ribelli in qualità di negoziatore. Erano miei amici, cosa che sorprendeva molto i cristiani. Li rispettavo, anche se sapevano che ero contro ogni forma di violenza”.

Durante il tempo passato tra i ribelli, un episodio segna il percorso del missionario. “Un giorno un giovane membro dell’Mnlf mi ha detto: ‘Padre, questa è la logica della rivoluzione: dobbiamo uccidere molte persone, per attirare attenzione sulla nostra missione’. Ho ascoltato pregando in silenzio... Quella triste storia era un'ulteriore ragione per dedicare la mia vita al dialogo e alla pace. Mi sono detto: ‘Se ci sono quelli che rischiano la vita per una missione portata avanti con la violenza, perché non possiamo avere la stessa determinazione in nome del dialogo e della pace? Come possiamo dire al mondo che l'amore è più forte dell'odio?’. Queste e simili riflessioni mi hanno spinto ad invitare le persone, in particolare musulmani e cristiani di Mindanao, a seguire la via della pace e promuovere la Cultura del Dialogo”.

P. D’Ambra conclude la sua riflessione citando un altro avvenimento, che nelle ultime settimane ha attirato l’attenzione della comunità internazionale. “Stavolta è uno molto positivo – afferma –. È l’incontro ad Abu Dhabi tra papa Francesco e il Grande imam di Al-Azhar, Ahmad Muhammad Al-Tayyib, il 3 febbraio. In quell’occasione i due leader hanno donato al mondo il bellissimo ‘Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune’”. Nel testo vi sono molti spunti e dichiarazioni su cui l'umanità ha bisogno di riflettere”. Il missionario cita un passaggio in particolare, l’invito del pontefice e dell’imam ad “adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”.

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