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    » 15/01/2016, 00.00

    INDIA

    Missionario tra i Mundari: La canonizzazione di Madre Teresa dono della misericordia

    Nirmala Carvalho

    P. Lino Fernandes sfx è il parroco della chiesa Beata Madre Teresa di Siadih. La parrocchia raccoglie 45 famiglie in maggioranza tribali Mundari, sparse tra 25 villaggi anche molto distanti dalla chiesa. Le difficoltà quotidiane non abbattono gli animi. “Non ci scoraggiamo se dobbiamo andare a telefonare in un’altra città. Troviamo dei modi creativi per diffondere la buona novella”. Grande gioia per la decisione di papa Francesco di canonizzare Madre Teresa.

    Mumbai (AsiaNews) – La parrocchia indiana di Siadih nella diocesi di Jamshedpur (Stato di Jharkhand) “è l’incarnazione quotidiana della misericordia di Dio”. Lo dice ad AsiaNews p. Lino Fernandes sfx, parroco della chiesa Beata Madre Teresa di Siadih. La parrocchia è formata in maggioranza da tribali Mundari, molti dei quali vivono in aree remote e al di sotto della soglia di povertà. “Qui a Siadih – dice – abbiamo l’elettricità ma non la linea telefonica. È difficile comunicare, proviamo a farlo quando siamo fuori in altre città. Però anche la città dove ci rechiamo a telefonare – Chaibasa, la più antica dello Stato – è davvero arretrata e sottosviluppata. Ma questo è il bello della missione: essere in mezzo ai poveri, essere tutt’uno con loro, sperimentare ogni giorno la misericordia di Dio”.

    P. Fernandes è un missionario del Pilar (Società dei missionari di san Francesco Saverio). Lavora da anni nella parrocchia indiana Siadih, che raccoglie 45 famiglie in maggioranza tribali Mundari, sparse tra 25 villaggi; dieci di questi distano 15-20 chilometri dalla chiesa. Parlando della vita quotidiana nella missione, dice: “Se non abbiamo la corrente elettrica, ci arrangiamo con un trasformatore. Ma anche il trasformatore va usato con moderazione, per esempio dai ragazzi che studiano di sera nel nostro ostello. Nella misericordia di Dio anche questo è gioia e i nostri cuori sono pieni di gratitudine”.

    Secondo il sacerdote, “la vita della missione è una sfida. Adottiamo modi creativi per portare la buona novella, anche nelle aree più remote. Per esempio a Natale abbiamo allestito un presepe mobile (v. foto), e lo abbiamo portato in giro di villaggio in villaggio. Il presepe è un potente mezzo di evangelizzazione visiva, attraverso cui i tribali Mundari hanno potuto connettersi subito con la povertà, la semplicità e l’umiltà della Sacra Famiglia, nella stalla in mezzo agli animali”.

    A Siadih, continua, “l’inverno è molto rigido, e anche Gesù Principe della pace è nato in una notte fredda. Il presepe rappresenta la nostra storia, la nostra lotta quotidiana. Ma nonostante le sfide di tutti i giorni, i nostri tribali promuovono amore, fratellanza, pace e armonia nelle comunità e nei villaggi in cui vivono”. Secondo il missionario, “questo è un segno della misericordia di Dio, così come il servizio reso dalle suore che vivono nella parrocchia e si occupano di salute, educazione e servizi sociali. Le missionarie sono l’espressione visibile del messaggio di amore del Signore rivolto a tutti, senza discriminazione di fede”.

    Da ultimo p. Fernandes condivide con AsiaNews l’eccitazione e la gioia per l’annuncio di papa Francesco di proclamare santa la fondatrice delle Missionarie della Carità, dopo il riconoscimento del secondo miracolo. Questo porterà anche la chiesa a cambiare nome, da Beata Madre Teresa di Calcutta a Santa Madre Teresa di Calcutta.

    La decisione di papa Francesco di canonizzare Madre Teresa di Calcutta durante l’Anno santo della Misericordia, conclude, “è per noi, e per i tribali Mundari, fonte di immensa gioia. La canonizzazione della nostra patrona è il più grande dono della misericordia di Dio e assume qui un significato ancora più importante, nella nostra missione che si prende cura di tribali, poveri, di coloro che non hanno una casa o soffrono perchè sono emarginati ed esclusi. Dio ha scelto la nostra parrocchia per rivelare la sua grandezza”.

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