04/01/2007, 00.00
SRI LANKA
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Mobilitazione interreligiosa contro progetti di centrali a carbone

di Melani Manel Perera
Joint venture di Colombo con Cina e India prevedono la costruzione di due centrali elettriche a carbone in zone che vivono di pesca e agricoltura. La combustione di carbone è la più grande fonte artificiale di anidride carbonica e causa di piogge acide in molti Paesi.

Colombo (AsiaNews) – Le varie comunità religiose in Sri Lanka si sono unite in una campagna contro la costruzione della prima centrale elettrica a carbone nel Paese e il suo disastroso impatto sull’ambiente e la popolazione. La protesta è iniziata lo scorso 29 dicembre con una marcia pacifica di oltre 2mila persone a Puttalam, nord-ovest del Paese. La mobilitazione è promossa dai leader del “Gruppo interreligioso” convinti che la centrale, una volta a pieno a regime, genererà piogge acide e degrado ambientale.

 

La joint venture tra governo cingalese e una compagnia cinese prevede la costruzione della centrale a carbone a Norochcholai, a nord di Colombo; il progetto fissa a 450 milioni di dollari l’investimento necessario alla realizzazione. La centrale, da 300 MW, sarà la prima a carbone nel Paese. La combustione del carbone produce anidride carbonica, oltre a quantità variabili di anidride solforosa. L’anidride solforosa reagisce con l’acqua, formando acido solforoso. Se l’anidride solforosa viene rilasciata nell’atmosfera, reagisce con il vapore acqueo ed eventualmente torna sulla terra in forma di pioggia acida. Le emissioni della combustione di carbone in centrali elettriche rappresenta la più grande fonte artificiale di anidride carbonica, che secondo la maggior parte degli studiosi del clima è causa primaria del riscaldamento globale. Una centrale a carbone, durante il suo funzionamento, emette nell’aria più radioattività di quella che emette una centrale nucleare di pari potenza.

 

Peter Fernando, 55 anni, abita da tempo a Norochcholai. L’uomo, cattolico, era tra i partecipanti alla manifestazione. Ad AsiaNews spiega: “Non abbiamo bisogno di questa centrale, non vogliamo che sia costruita, perché rovinerà del tutto il nostro stile di vita”. La preoccupazione più grande è l’impatto ambientale che avrà la centrale. “Siamo tutti pescatori e agricoltori – continua Peter – e inviamo il 40% di quello che produciamo al mercato nazionale di Puttalam, non possiamo rischiare danni ecologici”.

 

Durante l’incontro seguito alla marcia di fine dicembre, p. Anthony Wyman, parroco di Mampuri, distretto di Puttalam, ha accusato il presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapakse, di non aver mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale. “Il presidente – spiega – aveva garantito che non si sarebbe costruita nessuna centrale qui. Cosa ne è stato di quelle parole? Hanno preso in giro gente innocente, ma noi dobbiamo continuare la nostra protesta”.

I leader delle principali religioni nel Paese hanno poi firmato un appello indirizzato al presidente, nel quale chiedono di fermare la costruzione della centrale . Tra i firmatari: Hanchapola Seelawansa, della comunità dei monaci buddisti, p. Edward Karunanayake, direttore della Caritas di Chilaw, p. Wyman e Abdullah Maulavi della comunità musulmana.

 

Intanto, mentre si teneva la protesta a Puttalam, Colombo ha firmato il 29 dicembre un accordo con l’India per una seconda centrale a carbone da 500 MW a Sampur, distretto di Trincomalee, est del Paese.

 

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