15/06/2009, 00.00
MYANMAR
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Monaco buddista birmano: tutto il popolo del Myanmar vuole Aung San Su Kyi e la democrazia

di Ktun Haung
Il racconto delle tragiche condizioni di povertà in cui è costretta la popolazione in un Paese che è ricchissimo. Servizi sanitari fatiscenti, malnutrizione, tassi di mortalità elevati e mancanza di educazione di base contribuiscono a rendere la povertà un problema cronico. Di Aung San Su Kyi dice: “Lei è la salvezza del nostro popolo”.
Mumbai (AsiaNews) - Un monaco buddista della Magwe Division, nel centro del Myanmar, ha rilasciato ad AsiaNews alcune riflessioni sulla tragica situazione del suo Paese. Lo abbiamo incontrato in occasione della sua permanenza in India per un periodo di studi sul Pali e sul buddismo. Per salvarne l’anonimato gli abbiamo dato un nome fittizio.
 
La comunità internazionale deve sapere che in Myanmar tutti vogliono la democrazia.
 
Aung San Su Kyi è il miglior leader per il Paese e prego per il suo rilascio soprattutto in vista del suo 64mo compleanno che cadrà il 19 giugno. Lei è la salvezza del nostro popolo che la ama molto così come ha amato molto suo padre, il generale Aung San. Lui è padre fondatore e l’eroe della Birmania. Il popolo si fidava di lui e ora ha confida che sua figlia possa aiutare gli abitanti del Paese.
 
Viviamo in condizioni patetiche: la giunta militare costringe al silenzio tutto il popolo, schiaccia ogni dissidente, tiene in carcere migliaia di prigionieri politici e impone severe restrizioni alle libertà di parola, religione e assemblea.
 
Nel nostro Paese le risorse naturali abbondano eppure gran parte della popolazione vive nella povertà. Nei villaggi il servizio sanitario versa in condizioni disastrose. C’è un altro livello di malnutrizione, manca il personale adeguato, ci sono pochissime ostetriche che sono i medici a cui è affidata la cura delle donne nelle comunità rurali”.
 
Le donne in Myanmar patiscono gravi problemi di salute a causa delle condizioni di povertà in cui vivono, la mancanza di un’educazione di base e di servizi sanitari adeguati. Queste gravi carenze si vedono soprattutto nelle regioni abitate dalle minoranze etniche dove i continui trasferimenti forzati e la scomparsa degli uomini costringono le donne a prendersi cura in toto dei loro figli.
 
Le percentuali di mortalità tra le madri è molto alta ed è comune per le donne soffrire di disfunzioni alla tiroide, anemia e altre malattie come la malaria.
 
A gran parte della popolazione manca un’educazione di base. Gli insegnanti nelle aree rurali scarseggiano e anche il livello di formazione è molto basso per cui molti giovani non sono in grado di trovarsi un lavoro decente e sostenersi economicamente”.
 
(Ha collaborato Nirmala Carvalho)
 
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