04/01/2018, 08.42
CINA-VATICANO
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Mons. Pietro Shao Zhumin di Wenzhou è libero dopo 7 mesi

Da ieri non è più sotto custodia della polizia di sicurezza. Da Xining, dove era, andrà a Pechino per cure e poi ritornerà nella sua diocesi. La sua liberazione – si ipotizza – frutto delle pressioni internazionali e della campagna di preghiere e digiuni lanciata dalla sua comunità. Non ha firmato alcuna adesione all’Associazione patriottica.

Wenzhou (AsiaNews) – Mons. Pietro Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou (Zhejiang), riconosciuto dalla Santa Sede, ma non dal governo, è tornato libero. Dal 18 maggio era stato preso dalla polizia della sicurezza e membri dell’Ufficio affari religiosi e portato via dalla sua diocesi. Da ieri egli è libero di muoversi e non è più affiancato dal personale della sicurezza. Fonti di AsiaNews a Wenzhou, affermano che egli non è ancora nella sua città, ma si trova a Xining (Qinghai), a 2500 km da Wenzhou, dove era stato portato dalla polizia.

Non è ancora chiaro il motivo della sua liberazione. Secondo alcuni fedeli, essa è frutto della campagna di preghiere e digiuni lanciata dalla diocesi lo scorso 18 dicembre (v. foto), che si è subito diffusa in tutto il mondo. Liberandolo, la polizia non vuole che il suo caso diventi ancora più internazionale. Nei mesi scorsi, per la sua liberazione si era espresso l’ambasciatore tedesco a Pechino Michael Clauss. Anche la Santa Sede aveva espresso preoccupazione per la sua sorte.

L’ultima volta era stato visto l’11 settembre all’ospedale Tongren di Pechino, per essere sottoposto a una chirurgia all’orecchio. In quell’occasione egli ha inviato un messaggio sul suo account su Wechat chiedendo ai suoi fedeli di pregare per lui, ma non di visitarlo. Dopo l’operazione, sempre sotto custodia della polizia, egli è stato portato a Xining per la sua convalescenza.

Le fonti di AsiaNews affermano che egli, prima di ritornare a Wenzhou, dovrà passare per Pechino: all’ospedale dove è stato curato, dovrebbero applicargli uno strumento all’interno dell’orecchio per l’udito.

In tutti questi mesi la polizia ha fatto pressioni psicologiche su di lui per farlo aderire all’Associazione patriottica, l’organismo del Partito che progetta una Chiesa indipendente dalla Santa Sede. Davanti al suo diniego, agli inizi di dicembre, i rappresentanti degli affari religiosi gli hanno chiesto di firmare un foglio per sottoscrivere le quattro condizioni per ricevere il riconoscimento dal governo. Esse comprendono il suo sostegno al principio di una Chiesa indipendente; il sostegno all’auto-nomina e all’auto-ordinazione [dei vescovi]; la concelebrazione con un vescovo illecito, non riconosciuto dal Vaticano; il sottostare ai nuovi regolamenti religiosi che saranno varati a febbraio prossimo. Ma anche per questo mons. Shao ha rifiutato.

La comunità cattolica di Wenzhou – circa 130mila fedeli - per decenni è stata divisa fra ufficiali e non ufficiali: più di 80mila appartengono alla comunità non ufficiale. I sacerdoti sono 70, divisi equamente fra i due rami. Mons. Shao, 54 anni, pur essendo membro della Chiesa sotterranea, è apprezzato anche dalla comunità ufficiale.

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