07/04/2020, 08.44
RUSSIA
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Mosca, le preghiere e le colpe: i riti cristiani nel tempo del coronavirus

di Vladimir Rozanskij

Il patriarca Kirill ha organizzato una “processione purificatrice” a bordo di una limousine, aspergendo con l’acqua benedetta le strade della capitale. Solo alcune chiese rimangono aperte. A Vologda non si interrompe la venerazione delle icone. Vi è molta fiducia nella preghiera per scacciare il maligno dall’anima e dal corpo. Più cauti i cattolici e i protestanti. Arcivescovo Paolo Pezzi: Il coronavirus non è una maledizione di Dio, ma un modo con cui Dio ci ricorda quanto siamo fragili.

Mosca (AsiaNews) - Dopo molte esitazioni, una settimana fa il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) ha deciso di invitare i fedeli ortodossi a non recarsi in chiesa, lasciando ai singoli vescovi la facoltà di organizzare la quarantena contro il coronavirus. Allo stesso modo, il presidente Putin ha delegato l’organizzazione della prevenzione ai governatori delle regioni. Nei giorni scorsi Kirill ha effettuato una “processione purificatrice” a bordo di una limousine accompagnata da quattro auto di scorta, aspergendo con l’acqua benedetta le strade della capitale.

In tutta la Russia si svolgono riti analoghi con aspersioni processionali usando tutti i mezzi: automobili, elicotteri, navi e aerei, e facendo squillare le campane a stormo. Le chiese non sono veramente chiuse, ma sono di fatto spopolate. La posizione più netta è stata presa dal metropolita di Pskov Tikhon (Ševkunov), noto anche come il “padre spirituale di Putin”, che ha lodato le severe decisioni prese da papa Francesco e dalla Chiesa cattolica in Italia e in altri Paesi, chiudendo le chiese. Ansioso di rimarcare le sue differenze dal patriarca Kirill - di cui è da anni un antagonista nelle dispute intra-ecclesiali dell’Ortodossia russa - Tikhon si è rivolto ai fedeli di Pskov “con la richiesta insistente di trasferire tutte le preghiere nella propria casa, anche la comunione eucaristica sarà distribuita fuori dalle celebrazioni… guardiamo all’esperienza dell’Ucraina, della Chiesa dei Vecchio-credenti, all’Italia e all’Europa” (v. foto 1, chiesa della Trinità a Pskov).

Solo alcune chiese rimangono aperte. In esse i fedeli sono accolti solo per gravi necessità spirituali, ma si chiede agli anziani e a chi ha qualche sintomo di malattia di restare a casa. I sacerdoti distribuiscono la comunione presantificata, il che non è tanto usuale nella tradizione ortodossa, tranne che nel tempo di Quaresima. La conservazione dei doni presantificati richiede una procedura per essiccare il pane inzuppato nel vino, e i tabernacoli sono stati adattati per un uso maggiore; i fedeli vengono comunicati con cucchiaini sterilizzati o monouso.

In una delle chiese dell’eparchia di Pskov, la Protezione della Madre di Dio a Dedovichi, il parroco è il protoierej Dmitrij Vasilev (foto 2), che ha spiegato ai giornalisti di Radio Svoboda il principio per cui “gli uomini si infettano maggiormente, quando si inorgogliscono; dobbiamo soffocare in noi la corona dell’orgoglio, sperare nel Signore senza pretendere da Lui i miracoli. Non dobbiamo pensare di essere degni dei miracoli, e cercare di indurre il Padre in tentazione”.

A Vologda, una città del nord ugro-finnico della Russia europea, i sacerdoti sono di diverso parere. Qui, fino a fine marzo, hanno continuato a venerare un’icona in cui sono state poste le reliquie della santa Matrona di Mosca (la cosiddetta “veggente di Stalin”) con la benedizione del giovane metropolita Ignatij (Deputatov), poco più che 40enne e determinato a mostrare la forza della fede rispetto ad ogni epidemia del male. Nella chiesa dei Ss. Costantino ed Elena, dove è esposta l’icona-reliquiario fino al 7 aprile, si celebra in continuazione la preghiera mariana dell’Akafist con il rito dell’aspersione per scacciare il maligno dall’anima e dal corpo. Per i riti settimanali del sabato sera, l’unica misura di precauzione è l’unzione con i bastoncini di ovatta invece del pennello.

I cattolici e i protestanti russi sono molto più prudenti dei fratelli ortodossi. L’arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, l’italiano Paolo Pezzi, ha diffuso a marzo una lettera per ricordare che “il coronavirus non è una maledizione di Dio, ma un modo con cui Dio ci ricorda quanto siamo fragili”. Le sante Messe non sono state completamente sospese, ma si raccomanda la preghiera del S. Rosario in casa, e di seguire misure rigide di prevenzione durante le celebrazioni; la comunione, se non sulla mano (in Russia non è usuale) viene distribuita stando attenti a non toccare le labbra del comunicando. Se ciò avviene ci si ferma per disinfettare la mano del sacerdote.

Il vescovo luterano della Karelia (la parte russa della Finlandia), Aleksandr Kuznetsov, ha chiesto ai fedeli di restare a casa, chiudendo le chiese dove i pastori celebrano per tutti, ma senza la presenza dei fedeli. Egli ha ricordato che “non frequentare le chiese non fa perdere la salvezza di Dio, Egli guarisce ascoltando le preghiere dei suoi figli”.

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