17/11/2017, 09.00
SIRIA - RUSSIA - ONU
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Mosca blocca il prolungamento delle inchieste Onu sulle armi chimiche di Damasco

La Russia ha esercitato il diritto di veto in sede di Consiglio di sicurezza. La risoluzione avanzata dagli Stati Uniti chiedeva il prolungamento di 12 mesi dei lavori della commissione congiunta. Oggi al voto una mozione del Giappone che propone l’estensione di 30 giorni. Sale la tensione fra Mosca e Washington. 

 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - La Russia ha esercitato il diritto di veto in sede di Consiglio di sicurezza Onu, bloccando una risoluzione mirata ad estendere una inchiesta internazionale sugli attacchi ad armi chimiche avvenuti nel contesto del conflitto siriano. Per la decima volta dall’inizio della guerra Mosca, alleato del presidente Bashar al-Assad, ha usato il proprio potere in seno alle Nazioni Unite a sostegno di Damasco. 

Immediata la replica degli Stati Uniti, che non risparmiano critiche alla Russia. In una nota l’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley accusa il Cremlino di “colpire duro” minando la capacità dell’organizzazione di prevenire futuri attacchi con agenti chimici. Immediata la replica del rappresentante di Mosca, il quale respinge al mittente le critiche. 

Nel 2015 le Nazioni Unite hanno creato un organismo ad hoc, il Meccanismo di inchiesta congiunto (OPCW-UN), per indagare sugli autori degli attacchi con armi chimiche. Si tratta della sola missione ufficiale preposta a verificare l’uso di armamenti chimici in Siria. 

A fine ottobre il panel congiunto ha accusato il governo siriano, ritenendolo responsabile del mortale attacco del 4 aprile scorso al bastione ribelle di Khan Sheikhoun, a circa 50 km da Idlib, nel nord-ovest della Siria, in cui sono state utilizzate armi chimiche. Un rapporto oggetto delle pesanti critiche del Cremlino e respinto nelle sue conclusioni anche dai vertici di Damasco. 

L’ambasciatrice Usa all’Onu ha puntato il dito contro la Russa, affermando che “ha ucciso il meccanismo investigativo, che gode del sostegno massiccio del Consiglio di sicurezza”. Eliminando la nostra capacità di “identificare gli autori degli attacchi”, ha aggiunto la diplomatica Usa, Mosca “ha minato alla base la nostra capacità di prevenire attacchi in futuro”. 

Nel contesto delle indagini svolte in passato, il meccanismo congiunto ha accusato sia il governo siriano che gli oppositori: Damasco avrebbe utilizzato il cloro come arma in almeno tre occasioni fra il 2014 e il 2015; i miliziani jihadisti hanno usato il gas mostarda in almeno un attacco. 

Al contempo, il Consiglio di sicurezza Onu ha respinto una contro-risoluzione proposta dalla Russia che chiedeva di prolungare l’inchiesta, modificando però la composizione del panel. Inoltre, il Cremlino voleva accantonare i risultati emersi dalle indagini sull’attacco a Khan Sheikhoun, in cui sono morte 80 persone perlopiù civili. 

L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vassily Nebenzi rilancia le accuse, affermando che sono state le nazioni occidentali a sabotare le inchieste. Egli parla di “febbre anti-Damasco” e di “manipolazione” del Meccanismo di inchiesta congiunto per scopi “personali”.

 Nella controversia che vede opposte Mosca e Occidente interviene anche il Giappone, che ha avanzato una bozza di risoluzione Onu che chiede di prolungare i lavori della commissione per 30 giorni. Un periodo di tempo inferiore rispetto ai 12 mesi, previsti dalla bozza statunitense bloccata dai rivali russi. Nel tardo pomeriggio di oggi il Consiglio di sicurezza è chiamato a votare la controproposta di Tokyo.

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