27/01/2009, 00.00
MYANMAR
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Myanmar, bambini sfruttati per meno di 30 centesimi al giorno

Lavorano come pescatori, camerieri, manovali edili e agricoltori. I “compensi” variano da 0,25 a 0,85 dollari Usa al giorno. Secondo l’organizzazione Save the Children oltre 400 bambini hanno abbandonato gli studi.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Bambini costretti a lavorare per “compensi” inferiori ai 30 centesimi di dollaro Usa al giorno. L’allarme arriva da una organizzazione non governativa – che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza – in Myanmar, secondo la quale la pratica di far lavorare minori, in condizioni di semi-schiavitù, è una prassi ancora oggi diffusa. Tra i più colpiti vi sono i minori nell’area del delta dell’Irrawaddy, segnata nel maggio scorso dal passaggio del ciclone Nargis.

Uomini d’affari, pescatori e agricoltori birmani utilizzano la manodopera di maschi fra i 10 e i 15 anni a fronte di stipendi di molto inferiori alla media: per una giornata lavorativa i ragazzi ricevono compensi che variano dai 300 ai 1000 kyat (tra 0,25 e 0,85 dollari Usa), rispetto ai salari degli adulti, che vanno in media da 1500 a 3000 kyat (1,50 – 2,50 dollari Usa).

“I bambini lavorano volentieri per 300 kyat e un pasto”, riferisce un membro della Ong, mentre fonti locali aggiungono che i bambini “sono più facili dal controllare e sopportano carichi di lavoro pesanti”. In Myanmar non è raro incontrare bambini di otto anni che lavorano come pescatori, camerieri, nei cantieri edili o nei campi.

“Sono stanco, ma sono felice di essere sopravvissuto”, racconta al giornale The Irrawaddy il piccolo Myo Min, 10 anni, che ha perso la madre nel maggio scorso a causa del ciclone. Oggi vive con il fratello e lavora a tempo pieno a bordo di un peschereccio. Anche Po Po, 11 anni, ha perso il padre e il fratello nel maggio scorso: egli ha abbandonato gli studi e lavora come cameriere in un ristorante a Labutta. Guadagna 5000 kyat al mese (pari a 4,20 dollari Usa) lavando i piatti e dice di piangere “tutte le notti” perché gli manca la madre.

Secondo l’organizzazione internazionale Save the Children oltre 400mila bambini non sono rientrati a scuola dopo il passaggio di Nargis; tra gli oltre 140mila morti e dispersi a causa del ciclone, il 40% erano bambini. Per i sopravvissuti resta il trauma di essere rimasti orfani o di essere stati allontanati dai genitori.

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