11/06/2009, 00.00
MYANMAR – THAILANDIA
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Myanmar, migliaia di civili in fuga dalla guerra fra esercito e ribelli Karen

Più di 6mila persone hanno cercato rifugio in Thailandia per sfuggire alle violenze. La giunta spara colpi di artiglieria oltreconfine e arruola civili come portantini e sminatori. Una delegazione Onu lungo il confine per monitorare l’evolversi del conflitto. L'attacco collegato al processo contro la San Suu Kyi.
Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Migliaia di abitanti in fuga dalla guerra, colpi di artiglieria che cadono anche in territorio thailandese, civili usati come portantini dai militari birmani o come sminatori. La guerra fra l’esercito del Myanmar e i ribelli Karen, nell’omonimo Stato a est del Paese, assume proporzioni sempre più drammatiche, tanto che le Nazioni Unite hanno inviato una squadra per monitorare da vicino la situazione.
 
L’offensiva dell’esercito birmano, sostenuta dal Democratic Karen Buddhist Army (Dbka), contro il Karen National Liberation Army (Knla) – braccio armato del movimento politico Karen National Union’s (Knu) – ha ripreso vigore il 2 giugno scorso. Il conflitto fra i due fronti ha costretto alla fuga più di 6500 civili, la maggior parte dei quali sono donne e bambini che hanno trovato riparo oltreconfine, in Thailandia.
 
Fonti locali denunciano il bombardamento dell’affollato campo profughi di Ler Per Har, in territorio Karen; frange del Dbka, intanto, hanno iniziato il reclutamento forzato di civili come portantini e per le operazioni di bonifica dei terreni. Un ufficiale dell’Esercito di liberazione nazionale Karen parla di “colpi di artiglieria” lanciati dai militari “caduti nel villaggio di Mae Thari, in Thailandia”. Dai primi resoconti non si hanno notizie di feriti.
 
Esperti di politica birmana spiegano che l’offensiva lanciata dal regime militare potrebbe essere una mossa “per deviare l’attenzione della comunità internazionale” dal processo in corso nei confronti di Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione democratica birmana. La Nobel per la pace ha sempre promosso una campagna basata sull’unità nazionale, nella quale ogni etnia ricopre un proprio ruolo specifico nella costruzione del Paese. Secondo altre fonti, invece, è proprio l’attenzione dedicata al processo contro la “Signora” – che cattura l’attenzione di media e governi – a lasciare il “campo libero all’esercito per continuare la politica di repressione verso le minoranze”.
 
Nei giorni scorsi le Nazioni Unite hanno inviato una delegazione in cinque diverse zone lungo il confine fra Thailandia e Myanmar, dove hanno trovato rifugio migliaia di profughi. Lo Stato Karen è teatro di una battaglia decennale fra i birmani – l’etnia più diffusa in Myanmar – e la minoranza locale, che costituisce il 7% dei circa 47 milioni di abitanti del Paese. Essa è iniziata il 31 gennaio del 1949 – soprannominato “il giorno della rivoluzione Karen” – e ha causato più di 500mila profughi. In Myanmar la religione più diffusa è il buddismo, ma nello Stato Karen vi è una forte presenza cristiana, sia cattolica che protestante.  
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