24/04/2020, 00.00
ARMENIA-AZERBAIJIAN
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Nagorno Karabakh, il coronavirus aiuta la pace

di Vladimir Rozanskij

I ministri degli esteri dei due Paesi obbligati a incontri virtuali in video. Le video-conferenze risolvono delicate questioni di trasferte e incontri in territori neutri, che richiedono lunghi tempi di accordo e notevoli spese. Sottolineata l’importanza della rigida osservanza del cessate il fuoco, e dell’astensione da qualunque azione provocatoria nelle attuali condizioni. Superare insieme la pandemia e dare un impulso allo sviluppo pacifico della regione.

Mosca (AsiaNews) - Una “video-trattativa” per la soluzione dell’annoso conflitto nel Nagorno Karabakh: è quanto è avvenuto la sera del 21 aprile in un incontro virtuale fra i ministri degli esteri di Azerbaijian e Armenia, Elmar Mamedjarov (foto 2) e Zohrab Mnatsakanyan (foto 3). Alle trattative hanno preso parte i co-presidenti del “Gruppo di Minsk” dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), il russo Igor Popov, l’americano Andrew Schofer, il francese Stéphane Visconti, insieme a un rappresentante dell’attuale presidente dell’Osce, Andrzej Kasprzyk.

La guerra del Nagorno Karabakh è un conflitto che risale agli anni 1992-1994, mai completamente sopito. Negli anni, la tregua decisa nel 1994 è stata violata ripetutamente. Nella piccola regione del sud-ovest dell’Azerbaijian, la maggioranza etnica armena cercò di proclamare una repubblica indipendente sulla base delle precedenti leggi sovietiche, suscitando la reazione di Baku (capitale dell’Azerbaijian), e una successione di reciproche pulizie etniche. L’Azerbaigian ha sempre minacciato di riaprire le ostilità per sottomettere la regione, se non avrà successo la mediazione del Gruppo di Minsk, una struttura dell’Osce creata dopo la fine dell’Unione Sovietica per la soluzione dei conflitti tra le sue ex-repubbliche.

Un giorno prima dei colloqui, Mamedjarov e Mnatsakanyan hanno condotto trattative separate con i co-presidenti del Gruppo, discutendo con loro il problema particolare del Nagorno Karabakh, le questioni dello sviluppo dell’intera regione, e soprattutto la situazione legata alla pandemia del coronavirus. Gli stessi temi sono poi stati trattati dai ministri, arrivando a definire una forma duttile e pratica per condurre le trattative in tempo di isolamento per il coronavirus: le video-conferenze. Questo risolve tutte le delicate questioni di trasferte e incontri in territori neutri, che richiedono lunghi tempi di accordo e notevoli spese. L’incontro virtuale si è dunque rivelato più efficace di quelli dal vivo, anche nei contenuti. Secondo il comunicato ufficiale, i ministri hanno approvato una dichiarazione comune dove si afferma la reciproca disponibilità a mantenere stretti contatti, e appena possibile condurre trattative dal vivo. Nel documento si afferma che le parti hanno valutato l’influsso della crisi globale in campo sanitario sulle condizioni della regione, tenendo conto degli eventi di questi giorni. Sono state proposte alcune tappe successive nel processo di soluzione del conflitto in Nagorno Karabakh, in corrispondenza alle dichiarazioni pubblicate lo scorso 30 gennaio a Ginevra.

I ministri hanno riconosciuto che a causa dell’epidemia di Covid-19 è impossibile realizzare i piani umanitari comuni richiesti in precedenza, ed è necessario rimandarli. È stata sottolineata l’importanza della rigida osservanza del cessate il fuoco, e dell’astensione da qualunque azione provocatoria nelle attuali condizioni. Le parti sono state richiamate ad assumere misure per un progressivo allentamento delle tensioni, tenendo conto dei problemi a cui è sottoposta la popolazione in questo periodo. Saranno tolti i blocchi militari al confine, “tenendo conto del valore di ogni vita umana”. Mamedjarov e Mnatsakanyan, insieme ai rappresentanti dell’Osce, hanno espresso la speranza che rispondendo al problema globale della pandemia, si potrà dare un impulso creativo e costruttivo al processo di pace.

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