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» 30/07/2007
AFGHANISTAN – NATO
Nato, bombe “meno potenti” per ridurre le vittime civili
L’alleanza atlantica cambia strategia nella lotta contro i talebani: bombe dalla portata meno catastrofica e analisi dei tempi negli attacchi per salvaguardare la popolazione afgana: dall’inizio dell’anno sono oltre 230 i morti civili.

Kabul (AsiaNews/Agenzie) – Le forze della Nato potrebbero usare “bombe più piccole” per frenare l’escalation di morti fra i civili afgani. I comandanti hanno inoltre deciso di fermare gli attacchi contro i talebani in alcune aree del Paese in cui è alto il rischio per la popolazione civile di subire gravi perdite. Jaap de Hoop Scheffer, segretario generale Nato, ammette che l’alto numero di vittime “ha messo in crisi la coesione politica” dell’alleanza atlantica, per questo “si sta lavorando con gli armamenti piazzati sui bombardieri per ridurre l'eventualità di danni collaterali”, anche se “è impossibile eliminare del tutto i rischi”.

Secondo alcune organizzazioni umanitarie dall’inizio dell’anno gli attacchi hanno causato la morte di oltre 230 persone innocenti. Fonti dell’ACBAR (agenzia che coordina i soccorsi e gli aiuti nel Paese) sottolineano che nel 2006 gli scontri fra talebani e forze Nato hanno causato un numero di vittime civili che si aggira “fra le 700 e le 1000 unità”.

“Abbiamo deciso – continua Jaap de Hoop Scheffer – che se non si può eliminare il nemico oggi senza causare vittime fra i civili, allora è preferibile rimandare l’operazione ad un momento successivo. Comunque non ci sfuggiranno”.

La risposta del segretario generale della Nato arriva a una settimana di distanza dalla presa di posizione del ministro degli esteri italiano Massimo D’Alema, che aveva definito “moralmente inaccettabile” l’alto numero di vittime civili e con effetti “disastrosi a livello politico”. Anche il presidente afgano Hamid Karzai aveva chiesto di recente alle truppe occidentali maggiore attenzione verso la popolazione, vittima innocente del conflitto.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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