21/11/2018, 08.52
ARABIA SAUDITA
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Nelle carceri saudite torture e abusi sessuali contro attivisti, anche donne

La maggioranza dei casi si concentra nella prigione di Dhahban. Le guardie avrebbero sottoposto i prigionieri a fustigazione e scosse elettriche. A causa delle violenze alcuni detenuti non riescono a camminare. Nel mirino attiviste femminili, leader religiosi e intellettuali dissidenti. 

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Nelle carceri saudite si sono consumati abusi e torture ai danni di attivisti pro diritti umani, fra i quali vi sono anche numerose donne. La maggior parte delle violazioni si è concentrata nel carcere di Dhahban, dove le guardie avrebbero - secondo quanto emerso nella denuncia - sottoposto i detenuti a fustigazione e scosse elettriche. 

Nel mirino delle autorità del regno le attiviste pro diritti umani arrestate nei primi mesi dell’anno, una delle quali rischia la pena di morte; a queste si aggiungono inoltre un gruppo di leader religiosi di primo piano e alcuni intellettuali e pensatori, anch’essi oggetto di repressione. 

A denunciare le torture sono i vertici di Amnesty International e Human Rights Watch, i quali hanno diffuso un comunicato congiunto in cui vengono elencate le torture ai danni dei prigionieri. A causa delle percosse, delle frustate e delle scosse elettriche, riferisce la nota, alcuni attivisti non sono in grado di camminare e di stare posizione eretta. Una donna è stata molestata sessualmente da aguzzini che indossavano maschere per non essere identificati. Altre tre sono state vittime di “baci e abbracci forzati”.

Nel regno saudita vige una monarchia assoluta sunnita, retta da una visione wahhabita e fondamentalista dell’islam. Gli arresti e le torture in cella mostrano una volta di più quanto sia illusorio e di facciata il programma di “riforme” volute dal 33enne principe ereditario Mohammad bin Salman (Mbs) e tanto sbandierate dai media del Paese nel contesto del programma Vision 2030.

Riforme che, in parte, avrebbero toccato la sfera sociale e dei diritti con il via libera alla guida per le donne. In realtà gli arresti di alti funzionati e imprenditori lo scorso anno, la repressione di attivisti e voci critiche e, in ultimo, la vicenda del giornalista dissidente Jamal Khashoggi gettano più di un’ombra sull’immagine riformista di Mbs. Secondo la classifica annuale di Reporter senza frontiere l’Arabia Saudita si piazza al 169mo posto su 180 nazioni al mondo per libertà di stampa. 

In riferimento alla vicenda Khashoggi, ieri il presidente Usa Donald Trump ha ribadito una volta di più l’importanza dei rapporti con l’Arabia Saudita, pur ammettendo che il principe coronato “con tutta probabilità” era a conoscenza dell’assassinio. Il Senato Usa con una mozione bipartisan ha infine chiesto alla Casa Bianca di determinare un possibile “ruolo” di Mbs nella vicenda. 

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