08/02/2018, 09.57
COREA DEL SUD
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Non solo Olimpiadi: la gioia e la missione nel Sinodo di Daejeon

di Lazzaro You Heung Sik*

Negli stessi giorni delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, nella diocesi di Daejeon, luogo sacro ai martiri coreani, inizia il Sinodo per affrontare le sfide missionarie nella società del Sud, segnata dall’individualismo, e con la minaccia sempre presente di un conflitto nucleare con il Nord. La gioia della fede, la comunione vissuta, il martirio come dono quotidiano della vita.

Daejeon (AsiaNews) - Quest’anno la diocesi di Daejeon festeggia i 70 anni della sua fondazione. Per prepararci a tale avvenimento, dall’11 di febbraio e lungo tutto il 2018 celebreremo la sessione plenaria del Sinodo diocesano, La preparazione di tale Sinodo dura da due anni e ha coinvolto 850 rappresentanti fra i sacerdoti, i religiosi/se e i fedeli-laici. Come all’inizio, anche adesso affido a Dio tutto l’itinerario attraverso l’intercessione di Maria Santissima e dei Martiri.

Le parole che ci spingono sono le seguenti: “la Chiesa è il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano (LG, 1); “Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia (Novo Millennio Ineunte, 43).

La missione della Chiesa è costruire la comunione! La Chiesa vive una vita di unità, di riconciliazione, di condivisione, di servizio, di tolleranza e di attenzione verso gli altri grazie all’amore che Dio riversa su di noi. E la Chiesa è chiamata a testimoniare la presenza di Dio nel contesto del mondo. Quindi, la via propizia per la realizzazione dell’unione con Dio – che è la vocazione di ognuno di noi – è anche la via maestra per annunciare la Buona Novella al mondo che soffre.

Purtroppo, nella società coreana di oggi non è facile vedere unità, riconciliazione, condivisione e attenzione verso gli altri. È assai prevalente l’egoismo non solo a livello personale, ma anche a livello nazionale che, non di rado, va fino all’estremo. Attorno ai problemi della tensione nella penisola coreana, si notano esclusivismo, discriminazione, divisione, volontà sviate in cerca di potere e di dominio, avidità che infestano la società. E la gente ha cominciato a criticare non solo i politici, ma anche le religioni e suoi membri.

In questa situazione, penso che la Chiesa in Corea debba riflettere con la massima serietà su questa realtà e sul suo ruolo. I crimini sempre più crudeli, la polarizzazione economica che va amplificandosi, i suicidi e divorzi che aumentano giorno dopo giorno, la diffusa tendenza di svalutazione della vita umana, l’aumento del numero dei fedeli-cattolici non-praticanti … tutto ciò ci pone una domanda spinosa: la Chiesa in Corea ha veramente svolto il ruolo di luce e di sale nella nostra società in modo adeguato?

Proprio in mezzo a tale realtà, stiamo percorrendo l’itinerario del Sinodo in preparazione del LXX anniversario della fondazione della Diocesi. Sulla base dei risultati del lavoro di due anni, nella prossima Sessione plenaria, siamo invitati a riflettere su “cosa e come possiamo testimoniare al mondo in nome della Chiesa?”.

Questa ultima fase di lavoro si svolgerà attorno a due premesse di grande importanza.

La prima premessa è l’“Evangelii Gaudium”, e la spinta che papa Francesco dà per una “pastorale in chiave missionaria”.  Al riguardo, vorrei riprendere le sue parole: “La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità” (EG, 33).

La “pastorale in chiave missionaria” è il punto di riferimento a cui la comunità diocesana deve rivolgersi per il cambiamento e il rinnovamento.

Missionarietà non significa un’imposizione della fede o un aumento di numero dei battezzati. Invece, la missione della Chiesa, cioè l’evangelizzazione significa trasformare a) “la coscienza di individuali o di gruppi”, b) “tutte le attività che essi svolgono nella società” e c) “gli ambienti concreti in cui la popolazione vive” secondo la logica del messaggio del Vangelo, affidandosi alla potenza di Dio.

Pertanto, durante la Sessione Plenaria, con l’aiuto e la guida dell”Evangelii Gaudium”, ci applicheremo per trovare nuove strutture, nuovi stili e nuovi metodi evangelizzatori che potranno essere utili per il rinnovamento della nostra comunità diocesana.

La seconda premessa è “la spiritualità del martirio”. I Martiri sono modelli per noi, in cerca del rinnovamento per l’evangelizzazione. La diocesi di Daejeon è fondata sulla fede dei Martiri che versarono il sangue per testimoniare il Vangelo. I Martiri non si ritirarono mai nemmeno davanti alla minaccia di uccisione e testimoniarono il Vangelo con coraggio.

“La spiritualità del Martirio” non significare qualcosa da ricordare come un bello e glorioso passato, ma la partecipazione alla fede e alla vita che i Martiri testimoniarono nonostante la minaccia di pena capitale. Davanti ai persecutori, essi scelsero volontariamente la morte per testimoniare la verità della fede.

Mi sembra perciò che i compiti del Sinodo siano chiari: ricordare la vita, gli sforzi e le testimonianze dei Martiri per l’evangelizzazione, e riflettere sui loro esempi affinché ciascuno di noi possa metterli in pratica nella propria vita quotidiana e nei vari aspetti della pastorale di oggi.

Vorrei invitare la famiglia diocesana a vivere la spiritualità del martirio nella situazione odierna. Infatti, oggi, nella situazione della diocesi di Daejeon, si testimonia la fede non attraverso “la morte,” ma attraverso “la vita quotidiana.” I Martiri, pur vivendo nella società del tempo fra discriminazioni ed esclusivismo, erano pieni dello spirito di servizio e di condivisione e testimoniarono la verità del Vangelo, senza alcuna compromesso, malgrado tutti gli svantaggi immaginabili, anche davanti alla minaccia di morte. Ricevuta tale eredità spirituale, i fedeli-laici d’oggi sono chiamati a dotarsi della spiritualità del martirio per viverla, con perseveranza, nella vita quotidiana. A loro volta, anche i sacerdoti sono chiamati a vivere la medesima spiritualità, affinché possano offrire tutto sé stessi per le loro pecore, sull’esempio del Buon Pastore, nello svolgimento le varie attività pastorali.

Per questo, i temi che saranno trattati durante la Sessione Plenaria sono i seguenti:

1. Martirio. Suggerisco questo come primo argomento, non per favorire qualche discussione accademica o storica sui martiri, ma sperando che il tema del martirio permei tutti gli argomenti del Sinodo. In altre parole, il tema del martirio dovrebbe essere sempre tenuto in conto come la “regula communis” che riguarda tutti gli altri argomenti.

2. Sacerdozio. Secondo i risultati del questionario previo, i sacerdoti della diocesi di Daejeon considerano che nella comunità diocesana chi ha più bisogno di rinnovamento è il clero. Sono infatti impressionato dai miei sacerdoti, poiché essi desiderano il cambiamento della comunità diocesana, anzitutto nel rinnovamento da parte loro. Si tratteranno vari temi quali: spiritualità, vita, ministero, gestione della comunità dei sacerdoti e comunione clericale, povertà evangelica, ecc.

3. Laicato. Come hanno rilevato i Padri del Concilio Vaticano II, l’importanza e il ruolo dei fedeli-laici andrebbero sottolineati più che mai nella nostra epoca. I fedeli-laici della storia della Chiesa in Corea mostrano la passione nella ricerca della verità che si trova solo nella fede in Cristo. Inoltre, nel corso dei secoli passati, ogni volta che la società coreana si è trovata in alcune situazioni difficili, i fedeli-laici non hanno mai indietreggiato nel testimoniare la fede. Così hanno compiuto fedelmente la missione di evangelizzazione e testimonianza nei propri posti della vita.  Tuttavia, vedendo la società odierna, si può notare che la cultura di morte si annida anche nel percorso della vita dei fedeli-cattolici. Infatti, con facilità si avverte che in questa fase di rapido cambiamento della società, sorgono non pochi problemi con volti e dimensioni mai visti prima. A mio avviso, si tratta di un problema grave, perché la crisi dei fedeli-laici è proprio la crisi della Chiesa. Nella Sessione Plenaria si tratteranno i seguenti temi: il ruolo dei fedeli-laici oggi, famiglia, vita, anziani, giovani e fedeli non-praticanti.

 

Nella Diocesi di Daejeon, sono situati diversi Centri di ricerca scientifica a livello mondiale. Vi è anche la nuova capitale del Paese, dove vivono molti esperti, compreso il Primo Ministero, uffici di amministrazione centrale. Oltre a ciò, nel territorio diocesano si rilevano varie problematiche concernenti migranti, rifugiati dalla Corea del Nord, e abitanti della campagna: tutti loro sono considerati come degli emarginati dalla società coreana. Credo che nello sforzo per annunciare l’insegnamento di Cristo nella vita quotidiana, la nostra vita potrà diffondere la tenerezza e l’amore di Dio, aprendo una nuova fase salvifica nella società odierna.

A questo punto, non posso non menzionare la minaccia delle armi nucleari che pende oggi sopra penisola coreana. Dio ha creato gli uomini, secondo la Sua immagine e somiglianza, ma, purtroppo, alcuni sembrano preferire la via della completa devastazione. Tra la gente si nota la tentazione di cedere alla preoccupazione mondana, al calcolo umano e alla paura disperante.

Ma, io non mi stanco mai di incoraggiare la gente a non perdere la speranza, indicando l’esempio ammirevole della Madonna nella scena dell’Annunciazione. E con tutto il cuore, invito il Popolo di Dio perché risponda come Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Così, con un coraggio evangelico rinnovato, si potrà continuare a camminare insieme.

 

* Vescovo di Daejeon

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