11/09/2014, 00.00
USA-IRAQ-ISLAM
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Obama telefona al re saudita prima del suo discorso contro lo Stato islamico

Deciso un ampliamento dei raid aerei in Iraq e in Siria; controlli sui finanziamenti e sul reclutamento dei miliziani dello SI; aiuto ai profughi. C'è anche un programma di addestramento e di armamento dei ribelli anti-Assad.

Washington (AsiaNews/Agenzie) - Alla fine di un lungo battage pubblicitario, ieri sera il presidente Barack Obama ha dato il suo discorso alla nazione promettendo di ampliare la sua offensiva contro lo Stato islamico (SI). In 15 minuti di messaggio, trasmessi nell'ora di massimo ascolto (le 9 di sera), alla vigilia dell11 settembre (anniversario dell'attacco delle Torri gemelle di New York), Obama ha garantito che egli combatterà con raid aerei lo SI "ovunque si trovi", in Iraq o in Siria; cercherà di fermare i flussi di finanziamenti e nuove reclute ai miliziani; sosterrà l'aiuto ai profughi.

Il tutto avverrà senza che vi sia alcuno "scarpone Usa sul terreno", ossia senza truppe di terra. Vi saranno solo 475 nuovi esperti militari che dovrebbero consigliare l'esercito irakeno e i peshmerga curdi nella loro lotta contro gli islamisti.

Prima del suo discorso, Obama ha conversato al telefono con il re saudita Abdallah e ha sottolineato che l'Arabia è un membro chiave della coalizione internazionale che gli Usa vogliono costruire contro il movimento jihadista. Proprio oggi il segretario di Stato Usa, John Kerry, farà visita al re a Riyadh.

Il programma di Obama sembra essere ritagliato sulle aspettative saudite. Per i reali dell'Arabia, lo SI è il maggior nemico, che mette in crisi il loro governo  dal punto di vista politico e religioso. Ma essi competono anche con i governi "laici" (anche se dittatoriali), come la Siria, e con i governi "sciiti" come l'Iran, con la sua politica d'islam populista.

Forse è per questo che Obama, nella sua coalizione anti-SI ha escluso la Siria e l'Iran. Ma ha fatto di più: con la nuova strategia egli ha chiesto al Congresso di autorizzare il dipartimento della Difesa ad addestrare e finanziare le forze ribelli ad Assad, con un programma di 500 milioni di dollari Usa. Questi dovrebbero combattere l'ex Isis, ma allo stesso tempo si rafforzerebbero nella lotta contro Damasco.

Tutto questo forse permetterà - come ha detto il presidente - di "ridurre e alla fine distruggere" i militanti dello Stato islamico, ma renderà ancora più complicata e più tesa la situazione in Medio oriente.

 

 

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