12/09/2014, 00.00
HONG KONG - CINA
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Occupy Central: Pronto "un ricco banchetto" per la democrazia di Hong Kong

Le "portate" sono azioni di disobbedienza civile, pacifiche e di valore dimostrativo, su base quasi settimanale. Si inizia con uno striscione nero di 500 metri, per esprimere il dolore della cittadinanza dopo le decisioni di Pechino sul suffragio universale. Accademico cinese: "La Cina può restringere ancora la libertà del Territorio". La Chiesa cattolica sostiene lo sciopero degli studenti.

Hong Kong (AsiaNews) - Un ricco "banchetto" per la democrazia, le cui portate saranno composte da operazioni di disobbedienza civile, pacifiche e di valore dimostrativo. Lo ha organizzato Occupy Central, il movimento composto da attivisti e cittadini di Hong Kong che chiede al governo centrale cinese di "mantenere le promesse fatte" e garantire il suffragio universale al Territorio. Il primo "piatto" di questo banchetto verrà servito il prossimo 14 settembre, quando centinaia di manifestanti esporranno un manifesto nero lungo 500 metri "per esprimere il dolore gli abitanti di Hong Kong riguardo le posizioni di Pechino".

L'annuncio è stato fatto ieri da uno dei tre co-fondatori del movimento, Benny Tai Yiu-ting, che a una radio ha spiegato: "Le date e gli altri dettagli della prima manifestazione di piazza, cui speriamo parteciperanno almeno 10mila persone, sono ancora segreti. Quella di domenica è soltanto una prima mossa, il piatto grosso arriverà con il sit-in. Non posso dire molto, soltanto che sarà effettuato in un giorno di festa per evitare ripercussioni troppo gravi". In ogni caso, le proteste "saranno molte, quasi su base settimanale. Vogliamo svegliare i cittadini, devono capire che anche dopo la decisione dell'Assemblea nazionale del Popolo cinese dobbiamo continuare a lottare per una vera democrazia".

Il riferimento dell'attivista è alla posizione ufficiale espressa dal governo della Cina continentale  sul suffragio universale per le elezioni del capo dell'esecutivo del Territorio, previste per il 2017. Nonostante la Basic Law, la piccola "Costituzione" di Hong Kong sottoscritta da Gran Bretagna e Cina, stabilisca un processo democratico reale, l'Assemblea nazionale del Popolo ha stabilito che questo non sarà concesso alla popolazione: la gente potrà votare, ma i candidati saranno scelti da un comitato pro-Pechino. In risposta, Occupy Central ha annunciato "una nuova era di disobbedienza civile".

In questo ambito rientra anche il grande sciopero degli alunni liceali proclamato dalla Federazione degli studenti per il prossimo 22 settembre. La Chiesa cattolica, che a Hong Kong gestisce 87 Istituti di vario livello, ha dichiarato che "non saranno presi provvedimenti" nei confronti dei ragazzi che decideranno di scioperare. Il vescovo della diocesi, card. John Tong Hon, ha detto al Kung Kao Po che "condivide i sentimenti di preoccupazione" della popolazione riguardo le scelte di Pechino sul voto del 2017. In un commento inviato ad AsiaNews il card. Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito, si chiede se con le proteste di Occupy la popolazione "non abbia scatenato le ire dell'Imperatore".

Di certo la rinnovata volontà di continuare a manifestare per la democrazia preoccupa il governo centrale della Cina continentale. Zhang Dinghua, vice direttore del Centro per le Basic Law di Hong Kong e Macao dell'università di Shenzhen, ha inviato una lettera aperta al South China Morning Post in cui minaccia: "Pechino potrebbe ridurre l'autonomia concessa a Hong Kong, se le azioni di Occupy Central andranno avanti". Chan Kin-man, un altro dirigente del gruppo di attivisti, gli ha risposto: "Zhang ha frainteso del tutto il movimento democratico. La nostra Costituzione consente azioni democratiche e pacifiche: è spaventoso e pericoloso che venga suggerito un approccio politico alla questione". 

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