11/03/2014, 00.00
LIBANO - VATICANO

Offerta a papa Francesco per la visita in Terra Santa la Cadillac usata 50 anni fa da Paolo VI

Fady Noun
La vettura ha un grande valore simbolico. Fu offerta a Paolo VI da re Hussein di Giordania, e al termine del pellegrinaggio papale, il re la donò al patriarca maronita Méouchi. Conservata con cura in questi decenni, in questi giorni viene revisionata in un'officina specializzata libanese.

Beirut (AsiaNews) - Nel suo programmato viaggio in Terra Santa (24-26 maggio) che si compirà a 50 anni dalla storica visita di Paolo VI, papa Francesco potrebbe utilizzare la Cadillac che fu usata allora da papa Montini.  

L'idea è venuta al Patriarcato maronita che l'ha proposta, secondo fonti di Bkerke, al patriarca latino di Gerusalemme, mons.  Fouad Twal. Anche se non è detto che la proposta verrà accolta, ad ogni buon conto l'automobile, che è in buono stato, sta per essere revisionata in un'officina specializzata libanese.

Al tempo della visita di Paolo VI, nel gennaio 1964, la vettura fu offerta al Papa dall'allora re di Giordania, Hussein. Il sovrano, cosciente dell'importanza simbolica di una vettura usata dal capo della Chiesa universale, decise al termine del pellegrinaggio papale, di offrirla al patriarcato maronita che rappresentava, ai suoi occhi, la maggiore comunità cattolica d'Oriente.

L'allora nunzio apostolico, Edmond Farhat, racconta che "il Patriarcato maronita apprezzò grandemente il gesto del re e ricevette con gratitudine la vettura. Il patriarca Méouchi l'utilizzava con attenzione e l'automobile è stata trattata amorevolmente". "Dopo 50 anni - prosegue il nunzio - è ancora in buono stato nella sede patriarcale maronita. Anche se l'uno o l'altro dei patriarchi in questo periodo l'ha usata, è sempre in condizioni eccellenti".

C'è stato anche un momento, si apprende, nel quale si discusse se venderla come vettura da collezione, ma il patriarca Rai, e lo si capisce, si è opposto. Conservandola con tanta attenzione, i maroniti conservano vivo il ricordo della visita di Paolo VI e la dimensione storica e spirituale che essa ha avuto per il Medio Oriente. E' in quella occasione che, a Gerusalemme, Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora si scambiarono l'abbraccio di pace, un avvenimento ecumenico del quale ancora durano il ricordo e le conseguenze. Quell'incontro avrebbe condotto alla dichiarazione comune del Papa e di Atenagora, con la quale si toglievano le reciproche scomuniche del 1054.

Per la storia "minore", si racconta che re Hussein di Giordania accolse il Papa "regalmente", come si doveva, e che, da pilota esperto, in segno di benvenuto si esibì in acrobazie aeree.

"Il viaggio di Paolo VI in Palestina - dice ancora mons. Farhat - aprì degli orizzonti che nessuno poteva immaginare. E l'automobile, principale strumento dei suoi spostamenti - il Papa si recò anche a Nazareth e Betlemme - è rimasta la memoria vivente e il ricordo materiale del movimento spirituale che stava incominciando". "A 50 anni da allora, la situazione storica è cambiata . Gerusalemme e la Cisgiordania sono dal 1967 sotto controllo israeliano e dopo l'attentato del 1981 contro Giovanni Paolo II le auto blindate hanno preso il posto delle limousine, ma la sete di pace è rimasta la stessa. Andando in Terra Santa come successore di Paolo VI, papa Francesco rilancerà lo slancio impresso da papa Montini ai rapporti ecumenici e alla ricerca di una unità più indispensabile che mai. Che bel segno di continuità sarebbe l'uso, 50 anni dopo, di una Cadillac dal grande valore simbolico. E che gioia per la Chiesa maronita di essere il custode fedele e vigilante del passato e il portatore dinamico di un avvenire così prezioso".

 

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