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    » 07/06/2010, 00.00

    TURCHIA - VATICANO

    Oggi i funerali di mons. Padovese. L’assassino: “Ho ammazzato il grande satana!”

    Geries Othman

    Il vescovo è stato accoltellato in casa e decapitato all’esterno. Ha gridato aiuto prima di morire. Anche l’assassino ha gridato “Allah Akbar!”. La presunta insanità di mente dell’omicida è ormai da escludere. Non vi è alcun certificato medico che lo provi. Murat Altun accusa il vescovo ucciso di essere omosessuale. Il ministro turco della giustizia condanna l’omicidio e promette di fare piena luce sull’accaduto.
    Iskenderun (AsiaNews) - Oggi alle 16 vi saranno i funerali di mons. Padovese, ucciso dal suo autista, Murat Altun, stranamente “impazzito” lo scorso 3 giugno. Intanto si aggiungono nuovi particolari sulla dinamica e sui moventi dell’uccisione che ha prostrato la Chiesa turca.
     
    Alla cerimonia delle esequie, che si svolge nella chiesa dell’Annunciazione, partecipano il nunzio apostolico, mons. Antonio Lucibello, i vescovi latini di Istanbul e Smirne, il vescovo armeno cattolico di Istanbul, oltre a tutti i sacerdoti della Turchia e rappresentanze delle ambasciate internazionali.
     
    Sarà presente anche un delegato della Conferenza dei vescovi dell’Europa. Non è invece prevista la presenza di vescovi da altre nazioni e in particolare dall’Italia: subito dopo il funerale a Iskenderun, la salma di mons. Padovese sarà portata in Italia a Milano, dove riceverà altre esequie. La data dei funerali in Italia è fissata con ogni probabilità a lunedì 14 giugno. Il ritardo è dovuto al fatto che anche la magistratura italiana ha richiesto di fare un’autopsia sul cadavere martoriato del vescovo.
     
    Mentre i giorni passano, si aggiungono nuovi particolari alla vicenda dell’assassinio e alla presunta “insanità” dell’uccisore.
     
    I medici che hanno effettuato l’autopsia hanno rilevato che mons. Padovese presentava coltellate in tutto il corpo, ma soprattutto dalla parte del cuore (almeno 8).  La testa era quasi completamente staccato dal tronco, attaccata al corpo solo con la pelle della parte posteriore del collo.
     
    Anche la dinamica dell’uccisione è più chiara: il vescovo è stato accoltellato in casa. Egli è riuscito ad avere la forza di andare fuori, sulla soglia della casa, sanguinante e gridando aiuto e là avrebbe trovato la morte. Forse solo quando egli è caduto a terra, qualcuno gli ha tagliato la testa.
     
    Testimoni affermano di aver sentito il vescovo gridare aiuto. Ma ancora più importante, è che essi hanno sentito le urla di Murat subito dopo l’assassinio. Secondo queste fonti, egli è salito sul tetto della casa è ha gridato: “Ho ammazzato il grande satana! Allah Akbar!”.
     
    Questo grido coincide perfettamente con l’idea della decapitazione, facendo intuire che essa è come un sacrificio rituale contro il male. Ciò mette in relazione l’assassinio con i gruppi ultranazionalisti e apparentemente fondamentalisti islamici che vogliono eliminare i cristiani dalla Turchia.
     
    Del resto, secondo un giornale turco, il Milliyet del 4 giugno, l’assassino avrebbe detto alla polizia di aver compiuto il gesto “per rivelazione divina”.
     
    Davanti a questi nuovi e agghiaccianti particolari sono forse da rivedere le dichiarazioni del governo turco e le prime convinzioni espresse dal Vaticano, secondo cui l’uccisione non avrebbe risvolti politici e religiosi. Fermo restando che, come ha detto Benedetto XVI nell’aereo in viaggio per Cipro, questo assassinio “non può essere attribuito alla Turchia e ai turchi, e non deve oscurare il dialogo”.
     
    Davanti alle giuste preoccupazioni del pontefice, si assommano anche le richieste dei cattolici e di alcune ong turche per i quali occorre che la polizia non fermi l’indagine alla sola spiegazione sulla “insanità” di Murat, ma proceda ed approfondisca i suoi possibili legami con organizzazioni dello “Stato profondo”, che sfuggono anche al governo turco.
     
    La presunta insanità del 26enne che da oltre quattro anni viveva a fianco del vescovo è ormai indifendibile. Ercan Eriş, l’avvocato della Chiesa, sostiene che l’omicida non può essere diventato depresso in un giorno e che non esiste nessun rapporto sanitario che lo dichiari tale. Ormai é certo che il giovane è sano di mente. Non c'è alcun certificato medico che attesti la sua invalidità mentale. Negli ultimi tempi egli stesso diceva di essere depresso, ma ormai si pensa che questa fosse tutta una strategia per potersi difendere in seguito.
     
    İeri direttamente da Ankara é giunto a Iskenderun il Ministro della Giustizia condannando esplicitamente il gesto e assicurando che verra fatto il possibile per fare piena luce su quanto accaduto.
     
    Stabilire la verità è necessario per lo Stato turco, perché mostri la sua modernità e capacità di garantire il diritto; ma è necessario anche alla Chiesa. Secondo voci nella polizia, sembra che Murat stia offrendo una nuova giustificazione del suo gesto: mons. Padovese sarebbe un omosessuale e lui, Murat, 26 anni, sarebbe la vittima, “costretta a subire abusi”. L’uccisione del vescovo non sarebbe un martirio, ma un atto di “legittima difesa”.
     
    Ma, secondo esperti del mondo turco, l’uccisione di mons. Padovese mostra un’evoluzione delle organizzazioni dello “Stato profondo”: è la prima volta che essi mirano così in alto. Finora avevano colpito semplici sacerdoti; ora invece hanno attentato al capo della Chiesa turca (mons. Padovese era presidente della Conferenza episcopale della Turchia). Allo stesso tempo, il loro fare è divenuto più sofisticato, meno grezzo di una volta. Non ci si limita alla “pazzia”, usata già per l’omicida di don Santoro, ma si offrono più spiegazioni, per confondere l’opinione pubblica nazionale e internazionale.
     
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