24/07/2021, 09.00
GIAPPONE
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Olimpiadi di Tokyo: 'Il mio Giappone guardando avanti'

di Motoko Iwasaki *

La scrittrice Motoko Iwasaki commenta la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici spiegando gli elementi culturali meno immediati. Il Giappone ha messo in scena uno spettacolo sobrio, alternando elementi della tradizione e modernità, ma soprattutto mostrando la volontà di lasciarsi le difficoltà alle spalle.

Milano (AsiaNews) - Le avevano chiamate “Recovery Olympics” e fin dall’inizio della cerimonia di apertura si è fatta strada l’idea di rinascita: una ripresa dopo il Covid-19 e i quasi due anni che hanno sconvolto il mondo, mettendo a repentaglio queste Olimpiadi. Mentre un giovane giapponese dava inizio alla prima coreografia alzandosi da terra e proiettando un'ombra che da seme è diventata germoglio, abbiamo visto passare sugli schermi i video degli atleti che si sono allenati in condizioni di anormalità. 

Titolo della prima sezione è stato “moving forward”, andando avanti, perché dopo tutte le difficoltà c’è voglia di guardare al futuro e lasciarsi la pandemia alle spalle. Non solo, il Giappone vuole superare anche il triplice disastro di Fukushima. Da qui era partita a marzo la torcia olimpica e qui a maggio gli abitanti avevano piantato dei girasoli che sono fioriti in tempo per l’inizio dei Giochi e che abbiamo visto nella parte finale dell’esibizione, nel momento in cui la fiamma olimpica ha raggiunto il bracere grazie a Naomi Osaka. Una scelta coraggiosa quella di scegliere come ultima tedofora un’atleta ancora in attività, per di più una donna, di colore, e per metà americana. Proprio a voler dire che il Giappone è proiettato verso il futuro e tiene in grande considerazione gli obiettivi di sviluppo della Nazioni Unite, a cui si è fatto spesso riferimento.

Elementi pop della cultura giapponese sono apparsi durante la sfilata delle delegazioni internazionali: prima la Grecia come da tradizione, seguita dal team dei rifugiati, ultima la squadra del Paese ospitante. Tutte le altre squadre sono apparse seguendo l’ordine delle “lettere” (in realtà dovremmo parlare di gojuon) dell’alfabeto nipponico. I nomi dei Paesi erano racchiusi in una nuvoletta stile manga e la musica di accompagnamento era un mashup di canzoni dei videogiochi. Un mix di elementi moderni e tradizionali è apparso invece dopo la sfilata delle squadre: Ichikawa Ebizo e Uehara Hiromi si sono esibiti in una performance spettacolare. Il primo è un attore di kabuki, una forma teatrale che combina la musica, la danza e una recitazione molto espressiva, che ricorda i personaggi dei manga e degli anime, ispirati proprio agli attori di questa antica arte. La seconda è, invece, una pianista jazz famosa in tutto il mondo. Tradizione e modernità in un connubio che non stona mai, al contrario, diventa icastico: proprio quello che si pensa del Giappone.

Fin dal principio si è voluto commemorare le vittime del Covid-19, e, per la prima volta, anche le vittime israeliane del Settembre nero del 1972, dopo il licenziamento del regista della cerimonia per la vicenda delle battute antisemite nel suo passato. Per tutto lo spettacolo si sono intrecciati il bianco e il rosso, i colori della bandiera nipponica ma anche del sangue, della malattia, della morte e della salute. Le canzoni erano malinconiche. 

Si è poi passati alla storia della città di Tokyo, quando ancora si chiamava Edo. A un certo punto sono entrati in scena dei tavoli e dei palchi di legno simili a quelli dei teatri tradizionali nō, kabuki o kyogen. Il legno veniva da alberi cresciuti dai semi che erano stati portati in Giappone dalle delegazioni delle Olimpiadi del 1964. Mirai Moriyama ha ballato il tap giapponese sopra uno di questi tavoli lasciandoci però un senso di inquietudine e di morte.

Poi la scena è cambiata, è entrata una squadra energica di persone che indossavano una giacca tradizionale: quella tipica dei vigili del fuoco nel periodo di Edo, che va dal 1603 al 1868. Al tempo tutti gli edifici erano in legno e gli incendi molto frequenti: se ne scoppiava uno grande i pompieri dovevano distruggere gli edifici vicini il più velocemente possibile per evitare che il fuoco si propagasse a tutta la città. Una volta domato l’incendio, poi, si ricostruivano le case. Per questo noi giapponesi siamo abituati alla distruzione e poi a riprenderci. Nella coreografia sono anche apparse delle persone sulle sedie a rotelle. Era tipico della città di Edo accogliere i disabili: ad esempio ai ciechi offrivano la possibilità di imparare il mestiere di massaggiatore.

Un richiamo alle disabilità che c’è stato anche alla fine, quando a ricevere la torcia ad un certo punto è stata un’atleta paralimpica. Il comitato organizzatore aveva annunciato che la cerimonia di apertura e chiusura delle Olimpiadi e quelle della Paralimpiadi saranno in qualche modo collegate nei temi; ma i passaggi finali della fiamma, che splendeva in una torcia a forma di fiore di ciliegio, hanno ripreso anche le scene iniziali di questa cerimonia. Anche un medico e un’infermiera hanno portato la fiaccola e l’hanno passata a sei ragazzini provenienti dalla prefetture più colpite dal terremoto del 2011. 

Tra i tedofori ci sono state tre leggende del baseball giapponese, sport popolarissimo in Asia. Shigeo Nagashima è stato sostenuto nella sua camminata da Sadaharu Oh, un atleta in realtà di origine taiwanese che negli anni ‘80 e ‘90 è stato suo grande rivale. Sono sicura che per i giapponesi sia stato emozionante vederli insieme a Hideki Matsui, cresciuto guardando le loro partite e che ora gioca nella Major League americana.

Molti giapponesi erano contrari a queste Olimpiadi. Dall’edizione di Los Angeles 1984 dei Giochi si è speso sempre di più, puntando su elementi spettacolari ed enfatizzando la competizione. Non è stato così per questa edizione, perchè avrebbe stonato dopo tutte le difficoltà (e gli scandali) che hanno attraversato il Giappone. Ora che i Giochi sono cominciati, però, iniziano a crescere quanti sostengono il governo e il comitato organizzatore in uno spirito di solidarietà e unità. Proprio come recitava il tema principale di questa cerimonia di apertura: uniti dalle (e nelle) emozioni. 

* Motoko Iwasaki è una scrittrice giapponese che vive in Italia, autrice del libro "Un cuore da nutrire"

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