28/02/2019, 14.24
ISRAELE - PALESTINA - ONU
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Onu, crimini di guerra delle forze di sicurezza israeliane a Gaza 

Un rapporto delle Nazioni Unite accusa i militari israeliani per le operazioni contro i manifestanti nella Striscia. Il rapporto basato su informazioni riservate di ambienti militari. Fonte di AsiaNews: denunce che non sortiranno effetti. Attesa per le prossime elezioni ad aprile, a rischio la leadership di Netanyahu. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Gli esperti delle Nazioni Unite accusano i reparti delle forze di sicurezza di Israele di (possibili) crimini di guerra, per la morte di almeno 189 palestinesi e il ferimento di altri 6100 nel contesto delle proteste settimanali divampate lo scorso anno a Gaza. “Le forze di sicurezza israeliane - denuncia il documento Onu pubblicato questa mattina - hanno ucciso e mutilato i dimostranti, che non costituivano una minaccia immediata […] verso altri quando sono stati colpiti. Inoltre, essi non partecipavano in modo attivo alle ostilità”. 

Il rapporto elaborato dal gruppo di esperti delle Nazioni Unite si basa su informazioni riservate provenienti dagli stessi ambienti che sono ritenuti responsabili degli omicidi, fra i quali vi sono alti ufficiali di comando e cecchini operativi sul terreno. Queste fonti sono state raccolte dall’Alto commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet, che è pronta a condividerle con i giudici della Corte penale internazionale (Cpi). 

Fonti di AsiaNews a Gerusalemme, dietro anonimato, riferiscono che da questa denuncia “non sortiranno particolari effetti”. Anche in passato “in occasione di atti più violenti si erano mossi gli organismi internazionali, anche l’Onu, ma non è successo nulla. È solo un accumulare documenti, che non valgono niente perché con il veto di qualcuno tutto cade”. 

Adesso la situazione “è più tranquilla” prosegue la fonte e sembrano archiviate “le violenze dei mesi scorsi. Israele ha risposto con forza, partendo da una paura che non so quanto fosse giustificata” e che ha causato in meno di un anno la morte di quasi 200 persone.

Dal 30 marzo 2018 in concomitanza con l’inizio della “Marcia del ritorno”, la frontiera che separa la Striscia da Israele è stata teatro di ripetute manifestazioni da parte dei palestinesi. Essi protestavano contro il blocco alle merci imposto da Israele a Gaza [definita una prigione a cielo aperto] e per il riconoscimento di un diritto al rientro nelle loro case per i rifugiati palestinesi. 

Nel contesto delle proteste, in questi mesi si sono verificati numerosi episodi di violenza definiti una “vergogna” da attivisti israeliani, durante i quali sono state uccisi quasi 200 palestinesi. L’esercito israeliano ha sempre affermato di aver aperto il fuoco per proteggere la frontiera da incursioni e attacchi di miliziani armati.

La prospettiva di un cessate il fuoco appare improbabile e lo stesso parroco di Gaza definisce la situazione “disperata”. Israele ha abbandonato Gaza nel 2005, ma mantiene un controllo serrato del territorio, dei confini e della costa adiacente. In questi anni ha combattuto tre guerre con Hamas, il movimento estremista palestinese che domina la Striscia. 

“Ora l’attesa - conclude un diplomatico interpellato da AsiaNews - è tutta concentrata sulle prossime elezioni di aprile in Israele. Vi è grande attesa per il risultato e non sono escluse possibilità di cambiamento al vertice”. In gioco, mai come ora, la leadership del premier Benjamin Netanyahu. 

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