27/08/2008, 00.00
INDIA
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Orissa: continuano incendi e razzie. Cristiani picchiati e tagliati a pezzi

di Nirmala Carvalho
Vikram Nayak è stato ucciso e tagliato a pezzi. Altri due cristiani feriti gravemente sono morti due giorni dopo. Si allarga il fronte delle rivolte dei radicali indù e la polizia ha l’ordine di sparare a vista contro chi viola il coprifuoco. La testimonianza di due suore vittime delle violenze. Serrata delle scuole cattoliche e giornata di preghiera e digiuno.

Bhubaneshwar (AsiaNews) – Incendi, razzie, caccia all’uomo, violenze sulle donne continuano anche oggi nello Stato dell’Orissa, mentre il coprifuoco decretato dal governo viene esteso dal distretto di Kadhamal in altre città e la polizia ha l’ordine di sparare a vista. Solo ora si viene a conoscenza dell’uccisione di un uomo, ucciso e tagliato a pezzi, nel villaggio di Tiangia. L’uomo, un cattolico, si chiamava Vikram Nayak. Altre due persone vicine a lui hanno subito ferite  e percosse così violente che due giorni dopo sono morte. L’omicidio è avvenuto la sera del 24 agosto, alla fine dei funerali del leader radicale indù Swami Laxmanananda Saraswati, del cui assassinio vengono incolpati i cristiani. Le case dei cristiani di Tiangia sono state bruciate e le famiglie sono fuggite nella foresta. Ma sono state seguite e attaccate dagli estremisti.

Suor Karuna, delle religiose del Preziosissimo Sangue, fra le prime ad essere state colpite, conferma ad AsiaNews che “incendi e razzie continuano anche oggi; le donne vengono molestate e brutalizzate e gli estremisti fanno di loro quello che vogliono”.

Suor M Suma, delle suore di Madre Teresa, afferma che “i villaggi cristiani vengono rasi al suolo; le suore carmelitane sono dovute fuggire dal convento e, terrorizzate, hanno trovato rifugio nella selva”.

Intanto si confermano le voci che estremisti da altre regioni dell’India stanno giungendo in Orissa per dare man forte ai radicali locali. Membri dell’Hindutva dal Madhya Pradesh, dal Karnataka e dal Maharashtra sono arrivati nel distretto di Kandhamal. Alcuni cristiani protestanti affermano che il governo del Chhattisghar sta aiutando gruppi paramilitari a giungere in Orissa per attaccare i cristiani.

Sebbene sia stato imposto il coprifuoco e vi siano truppe antisommossa, gli attacchi non si fermano. Ieri la polizia ha ucciso 4 radicali indù mentre centinaia di loro attaccavano il villaggio di Barakhama. Le forze dell’ordine hanno l’obbligo di sparare a vista per coloro che violano il coprifuoco. Nuovi attacchi e incendi si registrano a Baliguda, Udaygiri e Raikia.

Il governo dell’Orissa è oggetto di critiche da parte di politici e personalità indiane per essere troppo lento nel garantire l’ordine. Alcuni sospettano che esso voglia coprire le violenze degli estremisti indù. Il primo giorno delle violenze, razzie, uccisioni e incendi, il ministro degli interni, Tarunkanti Mishra, ha detto ai giornalisti che le manifestazioni indette dal Sangh Parivar dopo la morte di Swami Laxmanananda, erano “nella quasi totalità profondamente pacifiche”.

Il Sangh Parivar è l’ombrello delle associazioni nazionaliste indù, che raccoglie anche gruppi paramilitari legati al Vhp (Vishwa Hindu Parishad) e all’Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh).

Sr M Suma, delle Missionarie della Carità affida ad AsiaNews un messaggio: “Vi prego dite al mondo intero: amiamoci gli uni gli altri, siamo tutti figli dello stesso Padre”. I missionari e le missionarie della Carità hanno subito sassaiole e danni a un ospedale, un orfanotrofio e alle auto che servono per trasportare i malati.

Per il 29 agosto, tutte le scuole cattoliche dell'India hanno deciso una serrata per protestare contro le continue violenze verso i cristiani dell'Orissa. La Chiesa indiana ha deciso per il 7 settembre una giornata di preghiera e digiuno in solidareità con i cristiani perseguitati dell'Orissa.

(Nella foto: veglia di preghiera in India dopo le violenze contro i cristani dell'Orissa nel dicembre 2007)

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