04/12/2009, 00.00
INDIA
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Orissa: ricostruire il tessuto sociale e la convivenza con gli indù attraverso la Chiesa

John Dayal, leader dell’All India Christian Council, ha compiuto un viaggio nelle zone più colpite dai pogrom ad opera dei radicali indù dell’agosto 2008. “Molte case distrutte non sono ancora ricostruite” e per i cristiani resta l’insicurezza. La politica latita ed i media restano “influenzati da forti pregiudizi”. Per ricostruire la convivenza “la società civile e le istituzioni di pace devono tornare a rivivere”.
Bhubaneshwar (AsiaNews) - Per i cristiani in Orissa oggi parla la “dura realtà dei fatti” che indica che “la Chiesa ha un importante ruolo da svolgere a livello di base nella ricostruzione della società civile e nel dare coraggio e forza alle vittime”.    È  il giudizio di John Dayal, fondatore e leader dell’All India Christian Council (Aicc), sul lungo l’elenco di problemi ancora aperti per i cristiani dello Stato indiano a più di un anno dal pogrom dell’agosto 2008 ad opera dei radiclai indù. 

Reduce da un viaggio nelle zone più colpite dalle violenze ed in particolare da un sopralluogo nel distretto del Kandhamal, Dayal afferma che “buona parte delle 5mila case di cristiani distrutte non sono ancora ricostruite”, che “migliaia dei 50mila rifugiati non sono ancora tornati a casa” e che “minacce e sopraffazione continuano ancora oggi”. 

Il leader del Aicc aggiunge all’elenco ormai noto di morti, distruzione e processi finiti nel nulla anche delle considerazioni sulla società civile dello Stato che “se mai è esistita, oggi giace inerte”. Gli elementi che più preoccupano Dayal sono due mancanze: mnca un comune sentire nella popolazione e mancano le basi necessarie per recuperare la convivenza armoniosa che contraddistingue la millenaria tradizione indiana sono due .

“Fatta eccezione per qualche partito di sinistra che ha protestato - dice il fondatore di Aicc - , l’apparato politico, inclusi i gruppi considerati amici, è rimasto in silenzio ed invisibile” davanti ai fatti del dicembre 2007 e dell’agosto 2008. Stesso discorso vale per i media, soprattutto quelli locali, “influenzati da forti pregiudizi”. Oggi “la società civile e le istituzioni di pace devono tornare a vivere”. 

Dayal afferma che alcuni gruppi e associazioni hanno ripreso a vedersi in modo sporadico per ricostruire il tessuto sociale della regione, “ma difettano in condivisione delle informazioni e di idee”. 

Tra le iniziative più significative in questa direzione il leader dell’Aicc cita l’incontro promosso in novembre a Bhubaneshwar da p. Ajay Kumar Singh e Dhirendra Panda. Vi hanno preso parte le vittime delle violenze, gruppi di dalit e di donne, attivisti per i diritti umani ed anche rappresentanti dei partiti politici, con la sola eccezione per gli indù del Bharatiya Janata Party (Bjp). Per Dayal l’incontro di Bhubaneshwar è una buona indicazione per la strada da percorrere, ma è solo l’accenno di un inizio che ancora fatica a prendere forma. 

Per rivitalizzare la società civile, contribuire ad una maggior coscienza dei bisogni della popolazione e fare pressione sulle autorità ed anche i tribunali, Dayal indica come decisivo il ruolo delle istituzioni religiose locali.  

“La Chiesa - spiega il fondatore del’Aicc - ha un importante ruolo da svolgere a livello di base nella ricostruzione della società civile e nel dare coraggio e forza alle vittime”.  Anche se vittima, “fatta a pezzi” e “ferita nel profondo”, è ad essa che resta affidata la responsabilità di porre le basi per ricostruire la società dell’Orissa e rendere lo Stato un luogo in cui i cristiani possano vivere liberi, sicuri ed in armonia con le altre religioni.

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