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» 05/10/2011
FILIPPINE
P. D’Ambra: l’educazione dei giovani strada per il dialogo islamo-cristiano
Il missionario è fondatore di Silsilah, movimento per il dialogo interreligioso di Zamboanga. La formazione di giovani cristiani e musulmani apre il cuore anche i musulmani più tradizionalisti. In 25 anni oltre 2mila i giovani diventati leader attivi nelle proprie comunità.

Zamboanga (AsiaNews) – “Per diffondere una cultura di dialogo fra cristiani e musulmani bisogna educare i giovani ad andare a fondo delle propria fede e spingerli a lavorare insieme per il bene delle loro comunità”. È quanto afferma ad AsiaNews p. Sebastiano D’Ambra, missionario del Pontificio istituto missioni estere a Zamboanga (Mindanao) e fondatore di Silsilah, movimento per il dialogo interreligioso. Attivo dal 1984, Silsilah è diventato negli anni un faro per musulmani e cristiani di Mindanao, da quarant’anni vittime della guerra fra ribelli islamici ed esercito filippino.

P. D’Ambra afferma: “Dopo anni di incontri con leader cristiani e musulmani ci siamo resi conto che il nostro compito non era parlare semplicemente del dialogo, ma rispondere in modo concreto alla realtà che ci circondava”.

Nel 1986 Silsilah ha dato il via ai Summer Course of Muslim Christian Dialogue per formare nella cultura del dialogo giovani leader di entrambe le fedi. Da 25 anni i corsi estivi vengono organizzati ogni anno fra aprile e maggio e le classi sono andate avanti anche nei momenti più difficili per i cristiani di Mindanao, come ad esempio l’omicidio di p. Salvatore Carzedda (Pime) ucciso a Zamboanga nel 1992.

“In questi anni abbiamo formato oltre 2mila ragazzi – spiega p. D’Ambra - che ora lavorano come leader in varie zone dell’isola, creando a loro volta gruppi e iniziative volte all’incontro fra le due religioni”. Lo scorso 20 settembre il movimento ha aperto un centro per il dialogo a Manila, nel quartiere di Quiapo sede del santuario del Nazareno e della Moschea d’oro, simboli della presenza delle due religioni nell’arcipelago.
A Mindanao le iniziative del Summer Course hanno inciso anche in aree a maggioranza islamica, ostili ai cristiani e caratterizzate da continui episodi di violenza. A Basilan, roccaforte degli estremisti islamici di Abu Sayyaf, da alcuni mesi è iniziato un rapporto fra il vescovo ed alte autorità islamiche. Essi stanno lavorando per affrontare i problemi concreti della città, coordinati da alcuni collaboratori di Silsilah usciti dai corsi di formazione.

“Ai nostri giovani insegniamo anche il dialogo e il rispetto per la natura – sottolinea il missionari - spiegando i passi della Bibbia e del Corano che parlano di questi argomenti”. A Baluno, area protetta nel centro dell’isola, cristiani e musulmani, si sono uniti per bloccare lo sfruttamento minerario della zona. Con l’aiuto di volontari del Silsilah essi hanno raccolto adesioni in tutta Mindanao. Nel gennaio 2010 più di 10mila persone hanno manifestato a Manila davanti al sede del governo contro l’inquinamento e la distruzione delle aree protette.

La proposta concreta di Silsilah e il suo lavoro con le nuove generazioni ha fatto avvicinare al movimento anche i leader musulmani più restii e tradizionalisti. Di recente il movimento ha tradotto nella in lingua locale la lettera dei 138 saggi islamici inviata a Benedetto XVI nel 2006 per cercare un terreno comune di collaborazione fra cristiani e musulmani. P. D’Ambra fa notare che la diffusione del documento, unita alla testimonianza concreta di Silsilah fra i musulmani di Mindanao, hanno fatto interrogare molti leader islamici sull’opportunità di aprire le loro comunità al dialogo con i cristiani.

“La lettera è firmata da molti leader islamici di livello mondiale – sottolinea - e ciò ha spinto anche i personaggi più duri a cedere, prendendo in considerazione l’opportunità del dialogo interreligioso, l’amore di Dio, l’amore verso il prossimo, tutti contenuti comuni alle due fedi”. In un incontro con oltre 500 ulema avvenuto di recente a Zamboanga, un importante leader islamico, che non ha mai avuto rapporti diretti con Silsilah, ha lodato il movimento citando ai presenti i brani sul rapporto fra cristiani e musulmani presenti nel Corano.

Secondo il sacerdote l’apertura dei leader islamici è possibile se il dialogo si trasforma da semplice strategia a forma di spiritualità su cui impostare la propria vita. Da circa 20 anni attraverso il gruppo Emmaus  il movimento  propone ai laici l’esperienza della verginità e della vita in comunità come occasione per donare la vita al dialogo interreligioso. La proposta si sta diffondendo anche fra le donne musulmane (Muslim women for dialogue and peace), che senza fare voto di castità e restando nelle proprie famiglie, iniziano lo stesso un serio cammino spirituale di dialogo con Dio e il prossimo. (S.C.)

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