29/07/2019, 14.16
SIRIA
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P. Dall’Oglio: a sei anni dalla scomparsa, i cristiani siriani chiedono preghiera e verità

Il vescovo caldeo di Aleppo ricorda che “non abbiamo nessuna informazione certa” sulla sorte del religioso e “su quanti lo hanno rapito”. Restano aperti ipotesi e interrogativi, ma con il passare del tempo si affievoliscono le speranze di giungere alla verità. Gli Usa offrono ricompense per quanti forniscono notizie utili. 

Aleppo (AsiaNews) - Continuare a “pregare” perché, un giorno, si possa arrivare a scoprire “la verità”. È quanto chiedono i cristiani siriani, a sei anni dalla scomparsa del sacerdote gesuita romano p. Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità di Deir Mar Musa al-Habashio, nel nord, a circa 80 chilometri dalla capitale Damasco. In troppe occasioni nel recente passato si sono moltiplicate voci sulla sua sorte, ma nessuna di queste si è mai rivelata attendibile e le ultime tracce attendibili portano a Raqqa, ex roccaforte del “Califfato” in Siria.

“Non abbiamo nessuna informazione certa sulla sua sorte e su quanti lo hanno rapito” sottolinea ad AsiaNews mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo ed ex-presidente di Caritas Siria. “P. Dall’Oglio - aggiunge - è scomparso nel nulla da sei anni e questo ci lascia davanti a differenti ipotesi e interrogativi, ai quali non vi è spiegazione e non vi sono risposte certe”. 

“Non possiamo dimenticare - prosegue il prelato - che egli è una personalità di primo piano della Chiesa in Siria, è di origini italiane, era un uomo molto intelligente e godeva di un certo livello di contatti sul piano locale e internazionale. Era una personalità cerata da tanti gruppi, un interlocutore affidabile e questo ci pone ulteriori interrogativi sui gruppi o sulle forze che lo hanno rapito”.

Figura carismatica del dialogo interreligioso islamo-cristiano, p. Dall’Oglio è scomparso nella notte tra il 28 e il 29 luglio del 2013 dopo essere penetrato nel quartier generale dello Stato islamico (SI, ex Isis) a Raqqa, al tempo roccaforte del Califfato in Siria. Egli voleva difendere una volta di più i valori del dialogo e del confronto, chiedendo al contempo la liberazione di diversi ostaggi in mano al gruppo jihadista.

Dalla notte del suo rapimento sono trascorsi sei anni conditi da voci di morte e avvistamenti, mai suffragati da prove concrete, intervallati da lunghi periodi di oblio e dimenticanza. Nei mesi scorsi alcuni organi di stampa avevano rilanciato voci sul fatto che fosse ancora vivo, che si sono spente in pochi giorni per mancanza di elementi certi. Ad oggi le informazioni più credibili sono quelle di un ex miliziano dell’Isis, secondo il quale p. Dall’Oglio è stato torturato e assassinato pochi giorni dopo il suo sequestro. Anche altre fonti hanno confermato questa ipotesi, ma anche in questo caso non vi sono prove a sostegno. 

Nei giorni scorsi, alla viglia del sesto anniversario dal rapimento, il ministero statunitense della Giustizia ha offerto una ricompensa fino a cinque milioni di dollari per chiunque possa fornire informazioni utili sulla sua sorte e quella di altri quattro religiosi scomparsi da tempo in Siria. Essi sono il prete greco-ortodosso Maher Mahfouz, l’arcivescovo siriano-ortodosso Gregorios Ibrahim, l’arcivescovo greco-ortodosso Boulos Yazigi e Michael Kayyal, un prete cattolico armeno.

“L’unico elemento certo - conclude mons. Audo - è che non vi è nessuna informazione certa e anche all’interno della Siria non si parla più di lui, almeno direttamente. In questi sei anni di guerra e violenze sono scomparse molte persone e la speranza di ritrovarlo con il passare del tempo si è un pochino affievolita. Per questo è importante parlare e capire chi c’è dietro queste violenze”.

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