20/09/2019, 08.34
RUSSIA
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P. Viktor Grigorenko: la misericordia e la coscienza verso i giovani di Mosca

di Stepan Chebrets

Il sacerdote, uno dei seguaci più stretti del martire p. Alexandr Men, è fra i firmatari della lettera aperta in difesa degli arrestati per le manifestazioni di Mosca. “Ogni sacerdote è anche un buon cittadino, che ha a cuore la vita del proprio Paese”. “Dobbiamo lavorare con i giovani, è una questione fondamentale”.

Sergiev-Posad (AsiaNews) – La lettera aperta dei sacerdoti russi in difesa degli arrestati per le manifestazioni di Mosca, sta creando scossoni all’interno dell’ortodossia russa. Abbiamo potuto conversare con uno dei suoi firmatari. Si tratta del protoierej Viktor Grigorenko (foto 1), parroco della chiesa di S. Sergio a Semkhoz (foto 2), frazione di Sergiev-Posad. La chiesa è stata costruita sul luogo in cui nel 1990 è stato ucciso il padre Aleksandr Men, grande predicatore dei tempi sovietici e martire della nuova Russia. P. Viktor è uno dei suoi seguaci più stretti. Di seguito riportiamo una sintesi delle sue riflessioni.

L’iniziativa della lettera aperta

È stata una reazione naturale per dei sacerdoti di fronte a quanto è accaduto, nel desiderio di fare qualcosa per le persone fermate, ai quali secondo noi sono stati violati i diritti. Penso che in simili situazioni anche a tanti altri sacerdoti sarebbe venuto in mente di fare lo stesso. Uno dei giovani [poi arrestati-ndr] esponeva lo slogan della “Misericordia, tutto ciò a cui aspiriamo”, parole di padre Aleksandr Men, e noi abbiamo risposto a quell’appello.

La nostra lettera non è un’iniziativa politica, ma una reazione all’illegalità che a nostro parere oggi sta prendendo piede, lo dico con tutte le cautele del caso. Noi non dobbiamo restare indifferenti, non possiamo tacere quando sorgono situazioni in cui è necessario intercedere per nostri cittadini in difficoltà. Ogni sacerdote è anche un buon cittadino, che ha a cuore la vita del proprio Paese.

La reazione della Chiesa

Ogni sacerdote ha espresso soltanto il proprio parere personale, e questi pareri sono stati sintetizzati nella lettera aperta. Vediamo tanti sacerdoti della Chiesa ortodossa russa che aderiscono: all’inizio erano 35, ormai penso che siano oltre 100…

Per quel che capisco, i vertici ecclesiastici ci accusano di aver superato il limite della neutralità politica, ma questo rimane alla coscienza di chi ci accusa. Tanti parrocchiani mi hanno detto che non abbiamo fatto un gesto eroico, ma una normale reazione di un sacerdote ortodosso. Io non intendo in alcun modo alimentare contrapposizioni tra chi ha firmato e chi no, magari qualcuno ha preferito riunirsi in preghiera, e anche questa è una reazione importante. La Chiesa siamo tutti noi, ogni sacerdote rappresenta il proprio vescovo e per questo diciamo a titolo personale che invochiamo la misericordia, vedendo in questo un dovere sacerdotale.

Menzogne e false testimonianze

Io confesso tante persone, è un mio compito sacerdotale, e so bene di cosa parlo, e di cosa parlano molti miei confratelli. Prima di tutto noi dobbiamo resistere alla menzogna e alla falsa testimonianza. È molto importante, non possiamo ignorare questi gravi peccati della società civile: c’è tanta menzogna, per esempio quando ci sono delle elezioni. Io sono solo un sacerdote, non posso dimostrarlo con i documenti, ma posso dire con sicurezza che nella nostra provincia di Sergiev-Posad le elezioni si svolgono con grandi quantità di brogli e false dichiarazioni. Di questo chiaramente portano la responsabilità quelli che spingono altri a compiere tali azioni, ma è chiaro che si infrangono dei precetti, e un sacerdote non può tacere. Se uno si dichiara cristiano, non può agire contro i precetti, e se li infrange, sarà da noi il benvenuto, quando vorrà pentirsi.

I giovani e le parole di p. Men

Oggi i giovani leggono molto poco, è un peccato, ma c’è sempre qualcuno che riflette sulla propria vita, e magari legge qualcosa, anche non in forma di libro, tramite internet… Questi ragazzi leggono quello che serve a loro, quello di cui ha bisogno la loro anima; se sono troppo pochi, è anche una colpa di noi sacerdoti. Dobbiamo lavorare con i giovani, è una questione fondamentale. La gente viene in chiesa per tante ragioni, anche a causa di malattie e sofferenze, la questione non sono gli slogan, ma la realtà che si vive, basta guardare la televisione.

La pubblicità della Pepsi-Cola da noi è “Prendi tutto dalla vita!”, che è anche un invito a cui molti cercano di orientarsi. La pubblicità è come i “panem et circenses” dei tempi antichi; il pane più o meno ce l’abbiamo, ma lo spirito non viene alimentato, l’atmosfera in cui viviamo è contro la Chiesa e le nostre prediche. Noi chiediamo di rispettare i comandamenti divini, ma la coscienza delle persone è come narcotizzata. Se poi guardiamo il sistema giudiziario, sorgono tante domande che le persone si fanno, quando cominciano a pensare con la propria testa.

Unità contro la menzogna

Vedo che tra coloro che hanno sottoscritto questa lettera aperta si è creato uno spirito di unità, l’unità contro la menzogna. Mi rallegra vedere che, nonostante tutto, ci siano persone che non hanno paura. Qualche tempo fa, ci sono state persone dell’amministrazione che hanno cercato di intimidirmi, quando sono intervenuto contro la discarica dei rifiuti della nostra città. Mai come oggi c’è chi ci vede come una minaccia, invece di vederci come una risorsa e un sostegno. C’è il tentativo di soffocarci, ma non è possibile, prima o poi queste domande della gente vengono fuori e più le schiacci, più esplodono. Ho collaborato anche con l’assessorato alla cultura del Comune, e le pressioni sono davvero tante…

Molti mi hanno chiesto se non temiamo persecuzioni a causa della lettera aperta. È una domanda provocatoria, noi abbiamo agito da normali sacerdoti; spero cha anche qualche vescovo sottoscriverà il nostro appello. Le autorità purtroppo cercano spesso di manipolarci, magari per sfruttarci nei periodi elettorali, e questo non può non suscitare delle proteste: non si può trattare le persone come schiavi e pretendere di decidere del loro destino, magari costringendole a dare falsa testimonianza.

La nostra vita scorre molto velocemente, e per ognuno arrivano certi momenti in cui non si possono trattenere i propri sentimenti. È questa che si chiama coscienza, non è una dimostrazione ideologica, ma l’espressione aperta del proprio punto di vista, una cosa talmente normale, che mi sembra strano che qualcuno la condanni.

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