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  • » 12/06/2009, 00.00

    PAKISTAN

    Pakistan, nel 2008 quasi 7mila casi di violenze ai danni dei minori

    Qaiser Felix

    Oggi si celebra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. A dispetto dei proclami governativi, le condizioni dei minori nel Paese restano difficili. Alla bassa scolarizzazione, alle violenze e alla mancanza di strutture sanitarie si aggiunge la piaga dei bambini soldato.
    Islamabad (AsiaNews) – Nel 2008 in Pakistan si sono verificati 6.780 casi di violenze ai danni dei minori: abusi sessuali, omicidi mirati, sequestri, lavoro nero e suicidi sono solo alcuni esempi, ai quali si aggiunge lo sfruttamento dei “bambini soldato” nella guerra fra esercito e fondamentalisti islamici. Lo denuncia il rapporto 2008 sulla “Condizione dei bambini Pakistan” – elaborato dalla Società per la protezione dei diritti dell’infanzia (Sparc) – il quale sottolinea il fallimento del governo nell’applicazione delle leggi nazionali e internazionali a difesa dei minori.
     
    Oggi si celebra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Nel rapporto elaborato dagli attivisti pakistani si parla anche di punizioni corporali, della piaga dei bambini di strada, delle spose bambine e degli attacchi con acido, che segnano in maniera indelebile la vita delle giovani vittime. Esso auspica un giro di vite contro la pornografia minorile e l’innalzamento da 16 a 18 anni dell’età minima per sposarsi.
     
    Il documento sottolinea che circa il 30% dei minori di cinque anni soffre di malnutrizione; i medici sono solo 70 ogni 100mila individui, le strutture ospedaliere governative sono un migliaio e devono prendersi cura di tutta la popolazione (circa 173 milioni di individui). Una fetta consistente di bambini in età scolare – fra il 30 e il 40% – non può seguire le lezioni; ogni anno nascono più di 4 milioni di bambini, ma 40mila muoiono prima di raggiungere i cinque anni di età.
     
    Il documento cita una ricerca 2008 elaborata da Initiator Human Development Foundation che denuncia gli abusi sessuali verso gli studenti delle madrasse, le scuole coraniche, frequentate dai figli dei ceti più poveri della popolazione. Il 21% degli allievi è vittima di violenze da parte degli insegnanti. Il rapporto aggiunge che il 40% delle scuole pubbliche non hanno muri di cinta, il 33% è sprovvisto di acqua potabile, al 56% manca l’elettricità, il 41% non possiede servizi igienici e il 7% non dispone nemmeno di un luogo fisico dove svolgere le lezioni. Le aree tribali al confine con l’Afghanistan, teatro della guerra fra esercito e fondamentalisti, sono le meno fornite di strutture e centri educativi; i pochi rimasti sono bersaglio degli attacchi dei talebani, che hanno distrutto centinaia di scuole, soprattutto gli istituti femminili.
     
    Il rapporto elaborato da Sparc sconfessa il governo che, a dispetto dei proclami, non ha mai favorito politiche volte a migliorare il livello di istruzione. Nel 1988 i fondi destinati alla scuola erano pari al 2,4% del Prodotto interno lordo (Pil). Nel biennio 2007-8 è cresciuto di poco, con un misero 2,9% del Pil. Il Pakistan è ancora lontano dal raggiungere gli Obiettivi di sviluppo per il millennio (Mdg’s): fra questi garantire l’istruzione minorile per tutti entro il 2015.
     
    Anche la Commissione pakistana per i diritti umani (Hrcp) denuncia casi di abusi e maltrattamenti sui minori. Il documento 2008 sui diritti umani riferisce di 114 omicidi che vedono coinvolti minori, tra cui i delitti d’onore; a questi si aggiungono almeno 221 casi di violenze sessuali, stupri di gruppo, sodomia e minori denudati in pubblico. Nelle città principali del Pakistan circa 700mila bambini che vivono e lavorano in strada; nelle zone rurali, infine, vengono prelevati dalle milizie e addestrati come soldati e kamikaze.  
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