05/07/2011, 00.00
PAKISTAN
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Pakistan: ospedale cristiano sotto attacco

di Jibran Khan
Un gruppo di musulmani ha tentato di impadronirsi con la forza dell’ospedale cristiano di Taxila, a 32 km dalla capitale Islamabad, presentando false accuse alla polizia. L’intervento dei leader cristiani e del vescovo Rufin Anthony ha sventato la minaccia.
Lahore (AsiaNews) – Un tentativo di impadronirsi con la forza di un ospedale cristiano da parte di un gruppo di musulmani è stato sventato in Pakistan nei giorni scorsi. A Taxila il 2 luglio alcuni influenti personaggi musulmani della città, Malik Nur Muhammad, Malik Riaz e Malik Abdul Razzak hanno presentato denuncia alla polizia di Taxila contro gli amministratori dell’ospedale cristiano della Chiesa presbiteriana unita, che si trova a 32 km da Islamabad. I denuncianti sosteneva di aver acquistato i diritti di proprietà dell’ospedale, e accusavano gli amministratori di rifiutarsi di consegnare la proprietà che avevano acquistato. Nella denuncia c’erano anche accuse di blasfemia contro gli amministratori, che però non sono state registrate dalla polizia.

Dopo la denuncia, Malik Nur Muhammad, Malik Riaz e Malik Abdul Razzak si sono recati all’ospedale cristiano, per far arrestare gli amministratori in base alle accuse presentate; quattro membri del personale sono stati trattenuti dagli agenti. Il direttore dell’ospedale, Ashchenaz M. Lall, ha respinto le accuse dei musulmani. “La proprietà non è mai stata venduta, Malik Nur e i suoi figli, con l’aiuto di in politico locale influente, del Pmln (Pakistan muslim league Nawaz) ha fabbricato questo caso contro gli amministratori dell’ospedale cristiano. L’ospedale è stato fondato nel 1922 dai missionari della Missione presbiteriana unita, solo il Consiglio presbiteriano ha il diritto di vendere la proprietà. Questo è un tentativo di impadronirsi con la forza di una proprietà missionaria”.

Il vescovo cattolico di Islamabad/Rawalpindi, Rufin Anthony, si è recato nell’ospedale cristiano di Taxila e ha preso contatto con vari attivisti e leader cristiani. Grazie all’intervento della Chiesa cattolica l’Ufficio di coordinamento distrettuale (Dco) di Rawalpindi, tramite il suo responsabile, Saqib Zafar, è intervenuto nella questione, con un’indagine preliminare. L’Ufficio ha dichiarato: “Le indagini iniziali hanno rivelato che le accuse di Malik Nur Muhammad sono false; ci sono lacune nella denuncia, che è stata registrata grazie all’appoggio di un politico influente del Pmln. Faremo sì che i colpevoli vengano arrestati”.

Il vescovo Rufin Anhtony ha dichiarato ad AsiaNews: “Questo non è il primo tentativo di impadronirsi di una proprietà missionaria o della Chiesa con la forza. L’ospedale cristiano di Taxila è stato preso di mira da vari gruppi in passato, ma la Chiesa cattolica è sempre stata vicina alle altre Chiese quando erano attaccate dalle scuole di pensiero estremiste. Stiamo seguendo la situazione, chiediamo al governo di arrestare i colpevoli e di dare un esempio, così che questi incidenti non si ripetano”.

Anche Samson Simon Sharaf, responsabile del St. Mary College, un attivista cattolico, ha condannato l’incidente e ha visitato l’ospedale cristiano di Taxila. Sharaf ha dichiarato: “I sentimenti religiosi anticristiani sono stati usati per piccoli interessi egoistici, e questo avrebbe potuto condurre a violenze di massa e a distruzioni come a Gojra. E’ stata sventata una grande minaccia”. (02/08/2009 Otto cristiani arsi vivi nel Punjab).
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