17/11/2019, 11.58
VATICANO
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Papa: La gioia di condividere il pranzo con 1500 persone bisognose

Nell’occasione della Giornata mondiale dei poveri, papa Francesco pranzerà con loro in aula Paolo VI. Diocesi e parrocchie in tutto il mondo hanno promosso iniziative simili di solidarietà. Un applauso per padre Emilio Moscoso, sacerdote martire gesuita, ucciso nel 1897, proclamato ieri beato a Riobamba (Ecuador). La “speranza in Dio, consente di non lasciarsi abbattere dai tragici eventi. Anzi, essi sono «occasione di dare testimonianza»”.  I martiri cristiani dei nostri tempi, nonostante le persecuzioni, sono uomini e donne di pace.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Tra poco avrò la gioia di condividere il pranzo con circa 1.500 persone bisognose, per testimoniare l’attenzione che non deve mai mancare nei confronti di questi nostri fratelli e sorelle”: lo ha annunciato papa Francesco, subito dopo la preghiera dell’Angelus con i pellegrini radunati in piazza san Pietro. Il pranzo con 1500 persone indigenti sarà consumato nell’aula Paolo VI ed è divenuta una consuetudine nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale dei poveri, giunta alla sua terza edizione. Per l’occasione, il pontefice ha celebrato stamane una messa solenne in basilica, a cui hanno partecipato molte persone indigenti.

Francesco ha ringraziato diocesi e parrocchie di tutto il mondo, che “hanno promosso iniziative di solidarietà per dare concreta speranza alle persone più disagiate”. Egli ha pure ringraziato “i medici e gli infermieri che hanno prestato servizio in questi giorni nel Presidio medico qui in piazza San Pietro”. Nella piazza durante questa settimana è stato possibile avere visite mediche specialistiche, cure, analisi cliniche ed esami gratuiti per tutte le persone indigenti. Tutte queste iniziative, ha spiegato, "deve testimoniare l'attenzione che non deve mancare di fronte a questi nostri fratelli e sorelle".

Il pontefice ha anche ricordato che ieri Riobamba (Ecuador), è stato proclamato beato padre Emilio Moscoso, sacerdote martire gesuita, ucciso nel 1897 nel clima persecutorio contro la Chiesa cattolica. “Il suo esempio di religioso umile, apostolo della preghiera ed educatore della gioventù – ha spiegato - sostenga il nostro cammino di fede e di testimonianza cristiana”. Il papa ha invitato tutti i pellegrini ad applaudire il nuovo beato.

Prima della preghiera dell’Angelus, Francesco si è soffermato sul vangelo della domenica odierna (Luca 21, 5-19), dove Gesù profetizza la distruzione del tempio di Gerusalemme. “La distruzione del tempio preannunciata da Gesù – ha detto - è figura non tanto della fine della storia, quanto del fine della storia”.

Nel brano evangelico, Gesù “usa due immagini apparentemente contrastanti: la prima è una serie di eventi paurosi: catastrofi, guerre, carestie, sommosse e persecuzioni (vv. 9-12); l’altra è rassicurante: «Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto» (v. 18)”. Questo suggerisce l’atteggiamento che il cristiano deve tenere “nel vivere questa storia, caratterizzata da violenza e avversità”.

“È l’atteggiamento della speranza in Dio, che consente di non lasciarsi abbattere dai tragici eventi. Anzi, essi sono «occasione di dare testimonianza» (v. 13). I discepoli di Cristo non possono restare schiavi di paure e angosce; sono chiamati invece ad abitare la storia, ad arginare la forza distruttrice del male, con la certezza che ad accompagnare la sua azione di bene c’è sempre la provvida e rassicurante tenerezza del Signore".

“La fede – ha continuato - ci fa camminare con Gesù sulle strade tortuose di questo mondo, nella certezza che la forza del suo Spirito piegherà le forze del male, sottoponendole al potere dell’amore di Dio. Ci sono di esempio i martiri cristiani dei nostri tempi, i quali, nonostante le persecuzioni, sono uomini e donne di pace. Essi ci consegnano una eredità da custodire e imitare: il Vangelo dell’amore e della misericordia. Questo è il tesoro più prezioso che ci è stato donato e la testimonianza più efficace che possiamo dare ai nostri contemporanei, rispondendo all’odio con l’amore, all’offesa con il perdono, anche nella vita quotidiana”.

Prima del saluto finale, Francesco ha chiesto a tutti una preghiera per il suo viaggio apostolico in Thailandia e Giappone (19-26 novembre).

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