18/12/2016, 12.27
VATICANO
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Papa: Con Maria, Giuseppe, il presepio, “cerchiamo di entrare nel vero Natale, quello di Gesù”

All’Angelus papa Francesco domanda ai fedeli di “fare un po’ di silenzio” durante la settimana prima di Natale” per entrare nella “grazia” della festa della "vicinanza" di Dio all'uomo. Maria e Giuseppe, “le due persone che più di ogni altra sono state coinvolte in questo mistero d’amore”. Appello alla preghiera per il dialogo nella Repubblica popolare del Congo. I ringraziamenti per gli auguri ricevuti in occasione del suo compleanno.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Cerchiamo di entrare nel vero Natale, quello di Gesù, che ci si avvicina, il Dio con noi, vicino a noi per ricevere la grazia di questa festa, che è una grazia di vicinanza, di amore, di umiltà e di tenerezza”. È il consiglio che papa Francesco ha dato oggi a tutti i pellegrini radunati in piazza san Pietro per la preghiera dell’Angelus.

“In questa settimana – ha precisato - cerchiamo di trovare qualche momento per fermarci, fare un po’ di silenzio, e immaginare la Madonna e san Giuseppe che stanno andando a Betlemme: il cammino, la fatica, ma anche la gioia, la commozione, e poi l’ansia di trovare un posto, la preoccupazione..., e così via. In questo ci aiuta molto il presepe”.

In precedenza, Francesco si è soffermato a lungo sulle figure di Maria e di Giuseppe: “Queste due figure, Maria e Giuseppe, che per primi hanno accolto Gesù mediante la fede, ci introducono nel mistero del Natale. Maria ci aiuta a metterci in atteggiamento di disponibilità per accogliere il Figlio di Dio nella nostra vita concreta, nella nostra carne. Giuseppe ci sprona a cercare sempre la volontà di Dio e a seguirla con piena fiducia. Tutte e due si sono lasciate avvicinare da Dio”.

Esse – ha precisato il pontefice –  sono “le due persone che più di ogni altra sono state coinvolte in questo mistero d’amore”.

Riferendosi al Vangelo del giorno (Matteo 1, 18-24), il pontefice ha aggiunto: “Maria è presentata alla luce della profezia che dice: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio» (v. 23). L’evangelista Matteo riconosce che ciò è avvenuto in Maria, la quale ha concepito Gesù per opera dello Spirito Santo senza l’intervento di Giuseppe (cfr v. 18). Il Figlio di Dio “viene” nel suo seno per diventare uomo e Lei lo accoglie. Così, in modo unico, Dio si è avvicinato all’essere umano prendendo la carne da una donna. Anche a noi, in modo diverso, Dio si avvicina con la sua grazia per entrare nella nostra vita e offrirci in dono il suo Figlio. E noi che cosa facciamo? Lo accogliamo lo lasciamo avvicinarsi oppure lo rifiutiamo, lo cacciamo via? Come Maria, offrendo liberamente sé stessa al Signore della storia, gli ha permesso di cambiare il destino dell’umanità, così anche noi, accogliendo Gesù e cercando di seguirlo ogni giorno, possiamo cooperare al suo disegno di salvezza su noi stessi e sul mondo. Maria ci appare dunque come modello a cui guardare e sostegno su cui contare nella nostra ricerca di Dio e nel nostro impegno nella nostra vicinanza a Dio per costruire la civiltà dell’amore”.

“L’altro protagonista del Vangelo di oggi è san Giuseppe. L’evangelista mette in evidenza come Giuseppe da solo non possa darsi una spiegazione dell’avvenimento che vede verificarsi sotto i suoi occhi, cioè la gravidanza di Maria. Proprio allora, in quel momento del dubbio e dell’angoscia però, Dio gli si fa vicino con un suo messaggero ed egli viene illuminato sulla natura di quella maternità: «Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (v. 20). Così, di fronte all’evento straordinario, che certamente suscita nel suo cuore tanti interrogativi, si fida totalmente di Dio che gli si avvicina e, seguendo il suo invito, non ripudia la sua promessa sposa ma la prende con sé. Accogliendo Maria, Giuseppe accoglie consapevolmente e con amore Colui che in lei è stato concepito per opera mirabile di Dio, a cui nulla è impossibile. Giuseppe, uomo umile e giusto (cfr v. 19), ci insegna a fidarci sempre di Dio, a lasciarci guidare da Lui con volontaria obbedienza”.

“«Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio-con-noi» (Mt 1,23). Questo annuncio di speranza – ha concluso - che si compie a Natale, porti a compimento l’attesa di Dio anche in ciascuno di noi, in tutta la Chiesa, e in tanti piccoli che il mondo disprezza, ma che Dio ama”.

Subito dopo la preghiera mariana, Francesco ha chiesto a tutti di pregare “perché il dialogo nella Repubblica democratica del Congo si svolga con verità, per evitare qualsiasi tipo di violenza e per il bene di tutto il Paese”. Il 19 dicembre scade il termine del mandato presidenziale di Joseph Kabila, ma a quanto pare egli non ha intenzione di lasciare il potere e vi è timore che le dimostrazioni programmate dall’opposizione, guidata da un candidato alla presidenza, Étienne Tshisekedi, portino a nuove violenze nel Paese.

Il papa ha anche ringraziato “tutte le persone e le istituzioni che ieri mi hanno espresso i loro auguri”, in occasione del suo 80mo compleanno.

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