15/11/2020, 10.43
VATICANO
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Papa: Cristiani non a parole, ma nei fatti. Per portare frutto, come desidera Gesù

Alla messa in san Pietro, in occasione della IV Giornata mondiale dei poveri, papa Francesco ricorda don Roberto Malgesini, sacerdote comasco, ucciso lo scorso 15 settembre: “Vedeva Gesù nel povero e il senso della vita nel servire”. “Non serve per vivere chi non vive per servire”. “Per il Vangelo non c’è fedeltà senza rischio”. Chi si attacca “solo all’osservanza delle regole e al rispetto dei comandamenti”, non commette errori, ma vive “un processo di mummificazione”. La vera domanda di Natale: “Cosa posso dare, per essere davvero come Gesù che è nato nel presepe?”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Essere “cristiani non a parole, ma nei fatti. Per portare frutto, come desidera Gesù”: è l’auspicio che papa Francesco ha espresso a termine dell’omelia durante la messa da lui celebrata questa mattina nella basilica di san Pietro. L’occasione è la IV Giornata mondiale dei poveri, istituita da Francesco, e che quest’anno ha come tema “Tendi la mano al povero” (Sir 7,32).

Alla messa, celebrata all’altare della Cattedra, hanno partecipato rappresentanze di persone povere ed indigenti, insieme ai volontari che li accompagnano e ad esponenti di realtà caritative.

Commentando il vangelo della messa di oggi (33ma per anno, A, Matteo 25, 14-30), la parabola dei talenti, il papa ha detto che “la parabola… ha un inizio, un centro e una fine, che illuminano l’inizio, il centro e la fine della nostra vita”.

L’inizio è il Padre che “ha messo nelle nostre mani tanto bene, affidando a ciascuno talenti diversi. Siamo portatori di una grande ricchezza, che non dipende da quante cose abbiamo, ma da quello che siamo”.

“Troppe volte – ha detto il pontefice - guardando alla nostra vita, vediamo solo quello che ci manca”, ma in realtà Dio ci ha affidato tanto: “si fida di noi, nonostante le nostre fragilità… il Signore ci chiede di impegnare il tempo presente senza nostalgie per il passato, ma nell’attesa operosa del suo ritorno”.

Il “centro della parabola: è l’opera dei servi, cioè il servizio”. “Nel Vangelo i servi bravi sono quelli che rischiano… Quanta gente passa la vita solo ad accumulare, pensando a stare bene più che a fare del bene. Ma com’è vuota una vita che insegue i bisogni, senza guardare a chi ha bisogno! Se abbiamo dei doni, è per essere doni”. E ha ripetuto diverse volte: “non serve per vivere chi non vive per servire”.

“Va sottolineato – ha continuato - che i servi che investono, che rischiano, per quattro volte sono chiamati «fedeli» (vv. 21.23). Per il Vangelo non c’è fedeltà senza rischio. Essere fedeli a Dio è spendere la vita, è lasciarsi sconvolgere i piani dal servizio. È triste quando un cristiano gioca sulla difensiva, attaccandosi solo all’osservanza delle regole e al rispetto dei comandamenti”. Queste persone – ha aggiunto – “iniziano un processo di mummificazione”.

“Questo non basta, la fedeltà a Gesù non è solo non commettere errori. Così pensava il servo pigro della parabola: privo di iniziativa e creatività, si nasconde dietro un’inutile paura e seppellisce il talento ricevuto… Il Signore ci invita invece a metterci in gioco generosamente, a vincere il timore con il coraggio dell’amore, a superare la passività che diventa complicità. Oggi, in questi tempi di incertezza e fragilità, non sprechiamo la vita pensando solo a noi stessi”.

Il vangelo cita “i banchieri” e il papa si domanda: “Chi sono per noi questi ‘banchieri’, in grado di procurare un interesse duraturo? Sono i poveri: essi ci garantiscono una rendita eterna e già ora ci permettono di arricchirci nell’amore. Perché la più grande povertà da combattere è la nostra povertà d’amore… Tendi la mano a chi ha bisogno, anziché pretendere quello che ti manca: così moltiplicherai i talenti che hai ricevuto”.

E a braccio ha aggiunto: “Si avvicina il tempo di Natale e la gente si domanda: cosa posso comprare? Cosa posso avere? Diciamo invece la domanda giusta: Cosa posso dare, per essere davvero come Gesù che è nato nel presepe?”.

“Alla fine della vita… sarà svelata la realtà: tramonterà la finzione del mondo, secondo cui il successo, il potere e il denaro danno senso all’esistenza, mentre l’amore, quello che abbiamo donato, emergerà come la vera ricchezza… Se non vogliamo vivere poveramente, chiediamo la grazia di vedere Gesù nei poveri, di servire Gesù nei poveri”.

Francesco ha ricordato come modello don Roberto Malgesini, sacerdote della diocesi di Como, impegnato nella carità e ucciso lo scorso 15 settembre da una delle persone a cui forniva aiuto.

“Questo prete – ha spiegato il papa - non faceva teorie; semplicemente, vedeva Gesù nel povero e il senso della vita nel servire. Asciugava lacrime con mitezza, in nome di Dio che consola. L’inizio della sua giornata era la preghiera, per accogliere il dono di Dio; il centro della giornata la carità, per far fruttare l’amore ricevuto; il finale, una limpida testimonianza del Vangelo. Aveva compreso che doveva tendere la sua mano ai tanti poveri che quotidianamente incontrava, perché in ognuno di loro vedeva Gesù. Chiediamo la grazia di non essere cristiani a parole, ma nei fatti. Per portare frutto, come desidera Gesù”.

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