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» 21/09/2008 12:29
VATICANO
Papa: appelli per le vittime dei cicloni nei Carabi e ai leader mondiali per sconfiggere la povertà
Prima dell’Angelus Benedetto XVI commenta il vangelo del giorno e sottolinea la felicità nell’essere “operai nella vigna del Signore”. E cita san Matteo, san Paolo e se stesso.

Castel Gandolfo (AsiaNews) – Benedetto XVI ha lanciato un appello e una preghiera per le vittime dei cicloni nei Caraibi perché “giungano prontamente i soccorsi nelle zone maggiormente danneggiate”. Dopo la preghiera dell’Angelus di oggi egli ha anche rivolto un invito ai leader mondiali perché si applichino a “sradicare la povertà estrema, la fame, l’ignoranza e il flagello delle pandemie, che colpiscono soprattutto i più vulnerabili”, in occasione dell’Assemblea dell’Onu il 25 settembre prossimo.

Ricordando i disastri portati dai cicloni  Fay, Gustav , Hanna e Ike ai popoli di Haiti, Cuba, Repubblica Dominicana e Texas (Usa), egli ha detto “Vorrei nuovamente assicurare a tutte quelle care popolazioni il mio speciale ricordo nella preghiera. Auspico, inoltre, che giungano prontamente i soccorsi nelle zone maggiormente danneggiate. Voglia il Signore che, almeno in queste circostanze, solidarietà e fraternità prevalgano su ogni altra ragione”.

L’invito ai leader mondiali ad impegnarsi contro la povertà, avviene qualche giorno prima della 63.ma sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, il prossimo, 25 settembre a New York. L’incontro dovrebbe verificare il compimento degli obiettivi stabiliti nella Dichiarazione del Millennio, l’8 settembre 2000. Rivolgendosi ai “leaders di tutti i Paesi del mondo”, il pontefice ha chiesto che “si prendano e si applichino con coraggio le misure necessarie per sradicare la povertà estrema, la fame, l’ignoranza e il flagello delle pandemie, che colpiscono soprattutto i più vulnerabili. Un tale impegno, pur esigendo in questi momenti di difficoltà economiche mondiali particolari sacrifici, non mancherà di produrre importanti benefici sia per lo sviluppo delle Nazioni che hanno bisogno di aiuto dall’estero sia per la pace e il benessere dell’intero pianeta”.

La riflessione prima della preghiera mariana, nel cortile di Castel Gandolfo, era dedicata al commento del vangelo della domenica di oggi, XXV durante l’anno, che presenta “la parabola del padrone della vigna che a diverse ore del giorno chiama operai a lavorare nella sua vigna” (Mt 20,1-16a).

“Un primo messaggio di questa parabola – ha spiegato il papa - sta nel fatto stesso che il padrone non tollera, per così dire, la disoccupazione: vuole che tutti siano impegnati nella sua vigna. E in realtà l’essere chiamati è già la prima ricompensa: poter lavorare nella vigna del Signore, mettersi al suo servizio, collaborare alla sua opera, costituisce di per sé un premio inestimabile, che ripaga di ogni fatica. Ma lo capisce solo chi ama il Signore e il suo Regno; chi invece lavora unicamente per la paga non si accorgerà mai del valore di questo inestimabile tesoro”.

Benedetto XVI elenca fra gli “operai della vigna” san Matteo, di cui oggi è la festa liturgica: “Prima che Gesù lo chiamasse – ha detto il pontefice -  faceva di mestiere il pubblicano e perciò era considerato pubblico peccatore, escluso dalla ‘vigna del Signore’. Ma tutto cambia quando Gesù, passando accanto al suo banco delle imposte, lo guarda e gli dice: ‘Seguimi’. Matteo si alzò e lo seguì. Da pubblicano diventò immediatamente discepolo di Cristo. Da ‘ultimo’ si trovò ‘primo’, grazie alla logica di Dio, che – per nostra fortuna! – è diversa da quella del mondo”.

Un altro “operaio” è san Paolo: “Anche san Paolo, del quale stiamo celebrando un particolare Anno giubilare, ha sperimentato la gioia di sentirsi chiamato dal Signore a lavorare nella sua vigna. E quanto lavoro ha compiuto! Ma, come egli stesso confessa, è stata la grazia di Dio a operare in lui, quella grazia che da persecutore della Chiesa lo trasformò in apostolo delle genti. Tanto da fargli dire: ‘Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno’. Subito però aggiunge: ‘Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere’ (Fil 1,21-22). Paolo ha compreso bene che operare per il Signore è già su questa terra una ricompensa”.

Benedetto XVI non dimentica se stesso e ricorda che proprio alla messa del giorno della sua elezione, in san Pietro, “mi venne spontaneo presentarmi come un operaio della vigna del Signore”.

Alla fine del raduno il papa ha salutato i pellegrini in diverse lingue. I gruppi presenti lo hanno intrattenuto con canti in tedesco, spagnolo, italiano.


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