La visita di Min Aung Hlaing in India, mentre brucia la frontiera col Manipur
Il neo-presidente birmano ha concluso accordi su terre rare e infrastrutture. Ma mentre i due governi trattavano a Delhi, le loro forze armate si scambiavano colpi d’artiglieria al confine, attraversato da armi e miliziani. In Manipur anche questa mattina tre civili kuki sono stati uccisi nell’ennesimo agguato, mentre sempre più attori prendono parte alle violenze.
New Delhi (AsiaNews) - Si è conclusa nei giorni scorsi una visita di cinque giorni in India da parte del generale birmano Min Aung Hlaing, che dopo aver preso il potere con un colpo di Stato nel febbraio 2021, è stato di recente nominato presidente del Myanmar in seguito a elezioni farsa che si sono tenute solo nelle zone del Paese sotto il controllo dell’esercito, mentre nelle aree verso le frontiere continuano i combattimenti. Scontri armati che in realtà stanno complicando la situazione nella stessa India, e in particolare nello Stato nord-orientale del Manipur, da oltre tre anni attraversato da tensioni etniche.
Per Min Aung Hlaing, la visita è stato un tentativo di scrollarsi di dosso l’immagine di paria e acquisire riconoscimento e rispettabilità da parte della “più grande democrazia del mondo”. Quello in India è stato il primo viaggio all’estero da quando ha assunto la presidenza in aprile, dopo aver dismesso gli abiti militari per quelli civili, con i quali ha ottenuto un’accoglienza degna di un capo di Stato.
Per il primo ministro indiano Narendra Modi, che ha accolto il generale, il Myanmar è vitale per la politica “Act East”, un piano di apertura verso il sud-est asiatico che punta a sua volta a contrastare l’influenza di Pechino, di cui Delhi sta però seguendo le orme. Di recente l’India ha segnalato la volontà di approvvigionarsi di terre rare dallo Stato Kachin, un settore già fortemente controllato dalla Cina e che di recente ha provocato decine di morti.
I due leader hanno però sottolineato anche la necessità di rilanciare alcuni progetti infrastrutturali, come il Kaladan, che dovrebbe collegare il porto di Calcutta a quello di Sittwe, nello Stato Rakhine - una delle aree dove gli scontri della guerra civile sono tra i più feroci -,evitando il passaggio per il Bangladesh, e l’autostrada India-Myanmar-Thailandia. Si tratta di iniziative fondamentali per ridurre l’isolamento del nord-est indiano, un pezzettino di India separato dalla penisola principale che non ha sbocchi sul mare e - nell’ottica del governo indiano - dovrebbe aprirsi ai mercati orientali.
Ma Delhi sta scommettendo su un leader che non controlla la totalità del territorio e a differenza della Cina ha meno leve politiche e finanziarie da utilizzare, sia con l’esercito birmano che con i gruppi etnici armati che combattono contro il regime. I territori su cui punta l’India sono ancora nelle mani dell’Arakan Army, nel Rakhine, che controlla l’area portuale di Paletwa, mentre nello Stato Chin i gruppi armati presidiano i corridoi lungo la frontiera indiana.
Forse anche per questo il mese scorso l’esercito birmano ha lanciato un’offensiva militare nello Stato Chin, dove le truppe governative hanno riconquistato le città di Tonzang e Falam, con l’obiettivo di stabilizzare il confine e bloccare l’avanzata dell’Arakan Army. Gli insorti di etnia chin utilizzano la frontiera come retroguardia strategica. Ma mentre la giunta ha descritto le recenti operazioni militari come una necessaria “messa in sicurezza” del confine, l’intensificarsi dei combattimenti sta alimentando un nuovo flusso di rifugiati verso gli stati indiani nord-orientali del Mizoram e del Manipur, aggravando ulteriormente la pressione sulla stabilità dell’intera regione.
Da oltre tre anni il Manipur è teatro di un conflitto etnico tra gruppi kuki-zo, meitei e naga. Anche questa mattina un attacco armato contro il villaggio di Loibol Khullen, nel distretto di Kangpokpi, ha causato la morte di tre civili della comunità kuki e la distruzione di sette abitazioni. Le vittime sono state identificate come Letkhongam Haokip, 34 anni, capo del villaggio, sua moglie Tinmary Haokip, 30 anni, e Jangminlal Haokip, anch’egli di 34 anni. Letkhongam e Tinmary erano membri attivi della comunità cristiana locale. Il Kuki Inpi Manipur, che rappresenta le tribù kuki-zo nello Stato, ha attribuito l’attacco a militanti i una fazione del National Socialist Council of Nagalim, un gruppo che da decenni punta alla creazione di uno Stato di etnia naga, che dovrebbe appunto chiamarsi Nagalim.
L’inizio del conflitto è da ricercare nell’aprile 2023, quando la Corte d'Appello del Manipur raccomandò di estendere lo status di tribù riconosciuta - che garantisce quote riservate nel pubblico impiego altri benefici - anche alla comunità meitei, che però rappresenta circa il 60% della popolazione totale e domina le pianure e la capitale Imphal. Nonostante la Corte suprema indiana definì quella raccomandazione “fattualmente scorretta”, le altre minoranze etniche del Manipur, in particolare i kuki, concentrati sulle colline, insorsero. Il conflitto si è recentemente allargato, coinvolgendo anche i naga, in una spirale di agguati e rapimenti.
Circa 60mila persone vivono ancora nei campi profughi mentre quelle che erano “zone cuscinetto” sono diventate delle vere e proprie frontiere all’interno dei confini indiani. Ma Delhi ritiene che anche insorti chin (etnicamente vicini ai kuki) siano presenti in territorio indiano, aggravando le violenze, mentre sono aumentati gli scontri con i naga sulle aree collinari per il controllo del territorio. Ogni gruppi negli ultimi anni ha dato vita a quelli che vengono chiamati i “volontari dei villaggi”, giovani armati che presidiano le abitazioni e spesso finiscono vittime delle violenze. A marzo, per esempio, il rapimento di 21 uomini naga ha portato a una rappresaglia, in cui due braccianti kuki sono stati uccisi a Ukhrul, un distretto a maggioranza naga. In molti hanno accusato il National Socialist Council of Nagalim di essere responsabile dell’aumento della violenza. Ancor più di recente, lo United Naga Council ha rifiutato la richiesta di rilasciare 14 persone kuki che tiene in ostaggio, rispettando, a loro detta “il sentimento prevalente tra la popolazione naga” e chiedendo in cambio la liberazione di sei civili naga che sarebbero tenuti prigionieri da gruppi kuki.
Migliaia di fucili e armi da fuoco sottratte agli arsenali della polizia e dei corpi paramilitari nei primi mesi del conflitto circolano ancora liberamente nel Manipur. E la frontiera porosa con il Myanmar, lunga 1.600 chilometri, funge anche da canale per nuovi flussi di armamenti: secondo fonti ostili al regime birmano, dal 2023 carichi di armi vengono instradati attraverso il confine. Il risultato è un conflitto che non è più appannaggio di un paio di gruppi etnici armati locali, ma in cui sta prendendo parte un numero crescente di attori, con rivendicazioni territoriali sovrapposte e identità difficilmente distinguibili da quelle dei civili.
Nel corso dei colloqui, le autorità indiane hanno sollevato con Min Aung Hlaing la questione dei gruppi ribelli con base in Myanmar che lanciano operazioni all’interno del nordest indiano. L’esercito birmano però collabora con almeno sei gruppi armati provenienti dal Manipur e dal Nagaland. La giunta si appoggia a questi gruppi per mantenere il controllo del territorio, rendendo di fatto improbabile che agisca contro di loro, nonostante le pressioni di Delhi.
Il paradosso dell’intera situazione è esploso nella notte del 31 maggio. Mentre una delegazione del Myanmar era ancora ospite a Delhi, le forze armate dei due Paesi si sono scambiate fuoco d’artiglieria per diverse ore lungo il confine del Manipur. Poche ore dopo Min Aung Hlaing ha assicurato che il territorio birmano non sarebbe stato usato contro gli interessi di sicurezza dell’India. Secondo i media locali, gli spari sono stati lanciati dal distretto di Tengnoupal, nel Manipur, contro il villaggio di Min Thar, a circa un miglio dal confine. Ma già nel maggio 2025 le forze paramilitari indiane delle Assam Rifles avevano ucciso dieci membri della People's Defence Force - PDF, milizia pro-democrazia birmana - in un villaggio adiacente alla città di confine di Moreh.
Il conflitto oggi ha una fisionomia sempre più frammentata e ingovernabile. Fonti interne agli stessi gruppi armati ammettono che il controllo sui propri combattenti è venuto meno. “Molti dei nostri ragazzi sono diventati incontrollabili” ha detto ad Al Jazeera una fonte di un gruppo armato naga. “Non c’è più un comando chiaro. Nemmeno noi sappiamo sempre chi sta compiendo questi attacchi”. Un quadro che emerge anche da fonti interne alle fazioni kuki e meitei.
Le conseguenze più gravi ricadono sulle nuove generazioni. Gli operatori umanitari attivi nei campi profughi avvertono che i bambini che stanno crescendo in questo clima di violenza sono sempre più esposti al rischio di reclutamento da parte dei gruppi armati. Sul versante istituzionale, le critiche al governo centrale si fanno sempre più esplicite. GK Pillai, ex segretario federale agli Interni con diretta esperienza delle operazioni di sicurezza nel nordest indiano, ha definito la situazione nel Manipur un “crollo della direzione politica e del coordinamento tra le istituzioni statali”. Il Manipur negli ultimi anni è stato governato dal Bharatiya Janata Party (BJP), il partito al potere anche nel governo nazionale, che aveva assunto il controllo diretto del Manipur prima di reinsediare un proprio rappresentante a febbraio di quest’anno. “Il governo non ha deciso cosa fare” ha dichiarato Pillai. “È un casino che hanno creato loro stessi e non sanno come risolverlo”.
Min Aung Hlaing si è poi spostato a Mumbai per incontrare il mondo degli affari, mentre le contraddizioni e le violenze etniche restano irrisolte. Delhi continua a proclamare sostegno alla democrazia nella retorica, rafforzando al contempo il regime militare nella pratica per garantire la stabilità dei propri confini. Ma finché il Myanmar non troverà una soluzione politica al proprio conflitto civile, gli accordi firmati a Delhi rischiano di restare assegni che il generale non potrà mai incassare.
(ha collaborato Nirmala Carvalho)
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