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  • » 24/07/2016, 12.22

    VATICANO

    Papa: appello e preghiera per i massacri di Monaco e di Kabul. La preghiera del Padre nostro



    All’Angelus, papa Francesco fa pregare i pellegrini per le vittime degli attentati terroristi in Germania e Afghanistan, contro le “oscure le prospettive di sicurezza e di pace”. “La parola ‘Padre’ è il ‘segreto’ della preghiera di Gesù, è la chiave che Lui stesso ci dà perché possiamo entrare anche noi in quel rapporto di dialogo confidenziale con il Padre che ha accompagnato e sostenuto tutta la sua vita”. Il ricordo dell’imminente Giornata mondiale della gioventù a Cracovia, dove il pontefice sarà a partire dal 27 luglio.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – Un appello alla speranza e contro il terrorismo, insieme alla preghiera per i morti a Monaco di Baviera e a Kabul è stato lanciato dal papa Francesco alla fine della preghiera dell’Angelus oggi in piazza san Pietro.

    “In queste ore – ha detto il papa - il nostro animo è ancora una volta scosso da tristi notizie relative a deplorevoli atti di terrorismo e di violenza, che hanno causato dolore e morte. Penso ai drammatici eventi di Monaco in Germania e di Kabul in Afghanistan, dove hanno perso la vita numerose persone innocenti. Sono vicino ai familiari delle vittime e ai feriti. Vi invito ad unirvi alla mia preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di bene e di fraternità. Quanto più sembrano insormontabili le difficoltà e oscure le prospettive di sicurezza e di pace, tanto più insistente deve farsi la nostra preghiera”.

    A conclusione dell’appello, dopo un momento di silenzio, il papa ha intonato un’Ave Maria insieme ai pellegrini.

    In precedenza Francesco aveva spiegato il valore della preghiera di Gesù, il Padre nostro, riferendosi al vangelo della domenica (XVII per anno, C, Luca 11, 1-13). “Il Vangelo di questa domenica - ha detto il pontefice - si apre con la scena di Gesù che prega, da solo, in disparte; quando finisce, i discepoli gli chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» (v. 1); ed Egli risponde: «Quando pregate, dite: ‘Padre…’» (v. 2). Questa parola è il ‘segreto’ della preghiera di Gesù, è la chiave che Lui stesso ci dà perché possiamo entrare anche noi in quel rapporto di dialogo confidenziale con il Padre che ha accompagnato e sostenuto tutta la sua vita.

    All’appellativo ‘Padre’ Gesù associa due richieste: «sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno» (v. 2). La preghiera di Gesù, e quindi la preghiera cristiana, è prima di tutto un fare posto a Dio, lasciandogli manifestare la sua santità in noi e facendo avanzare il suo regno, a partire dalla possibilità di esercitare la sua signoria d’amore nella nostra vita.

    Altre tre richieste completano il ‘Padre Nostro’ nella versione di Luca. Sono tre domande che esprimono le nostre necessità fondamentali: il pane, il perdono e l’aiuto nelle tentazioni (cfr vv. 3-4).

    Non si può vivere senza pane, non si può vivere senza perdono, e non si può vivere senza l’aiuto nelle tentazioni.

    Il pane che Gesù ci fa chiedere è quello necessario, non il superfluo; è il pane dei pellegrini, un pane che non si accumula e non si spreca, che non appesantisce la nostra marcia. Il perdono è, prima di tutto, quello che noi stessi riceviamo da Dio: soltanto la consapevolezza di essere peccatori perdonati dall’infinita misericordia divina può renderci capaci di compiere concreti gesti di riconciliazione fraterna.

    Se uno non si sente peccatore, non sarà mai capace di un gesto di perdono e riconciliazione. Un cuore che si sente peccatore perdonato… tutto comincia da qui, dal cuore.

     L’ultima richiesta, «non abbandonarci alla tentazione», esprime la consapevolezza della nostra condizione, sempre esposta alle insidie del male e della corruzione.

    L’insegnamento di Gesù sulla preghiera prosegue con due parabole, con le quali Egli prende a modello l’atteggiamento di un amico nei confronti di un altro amico e quello di un padre nei confronti di suo figlio (cfr vv. 5-12). Entrambe ci vogliono insegnare ad avere piena fiducia in Dio, che è Padre. Egli conosce meglio di noi stessi le nostre necessità, ma vuole che gliele presentiamo con audacia e con insistenza, perché questo è il nostro modo di partecipare alla sua opera di salvezza. La preghiera è il primo e principale ‘strumento di lavoro’ nelle nostre mani! Ascoltate bene questo…

    Insistere con Dio non serve a convincerlo, ma a irrobustire la nostra fede e la nostra pazienza, cioè la nostra capacità di lottare insieme a Dio per le cose davvero importanti e necessarie. Nella preghiera siamo in due: io e Dio, a lottare insieme per le cose importanti.

    Tra queste, ce n’è una che è più importante di tutte, che Gesù dice nel Vangelo, ma che quasi mai noi domandiamo, ed è lo Spirito Santo. Gesù dice: «Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!» (v. 13). Ma a che serve lo Spirito Santo? Serve a vivere bene, a vivere con sapienza e amore, facendo la volontà di Dio.

    Che bella preghiera sarebbe che ognuno di noi questa settimana domandi lo Spirito Santo: Padre, dammi lo Spirito santo.

    La Madonna ce lo dimostra con la sua esistenza, tutta animata dallo Spirito di Dio. Ci aiuti lei a pregare il Padre uniti a Gesù, per vivere non in maniera mondana, ma secondo il Vangelo, guidati dallo Spirito Santo”.

    Dopo l’Angelus e dopo l’appello contro il terrorismo, il pontefice ha ricordato l’importante appuntamento della Giornata mondiale della gioventù a Cracovia.

    “In questi giorni – ha detto Francesco - tanti giovani, da ogni parte del mondo, si stanno incamminando verso Cracovia, dove avrà luogo la Trentunesima Giornata Mondiale della Gioventù. Anch’io partirò mercoledì prossimo, per incontrare questi ragazzi e ragazze e celebrare con loro e per loro il Giubileo della Misericordia, con l’intercessione di san Giovanni Paolo II. Vi chiedo di accompagnarci con la preghiera. Fin da ora saluto e ringrazio quanti stanno lavorando per accogliere i giovani pellegrini, con numerosi vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose. Un pensiero speciale rivolgo ai tantissimi loro coetanei che, non potendo essere presenti di persona, seguiranno l’evento attraverso i mezzi di comunicazione. Saremo tutti uniti nella preghiera!”.

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