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    » 23/03/2014, 00.00

    VATICANO

    Papa: il 28 e il 29 marzo una "festa del perdono" in san Pietro e nelle chiese del mondo



    L'annuncio dato da papa Francesco dopo l'Angelus di oggi. "Il perdono che ci dà il Signore si deve festeggiare", come ha fatto "il padre del figliol prodigo". Nell'incontro di Gesù con la samaritana, egli "rompe gli schemi del pregiudizio nei confronti delle donne". I pellegrini invitati a ripetere: "Ogni incontro con Gesù ci cambia la vita; ogni incontro con Gesù ci riempie di gioia". La Giornata mondiale della Tubercolosi e il saluto a una scuola del Giappone.

    Città del Vaticano (AsiaNews) -  Il prossimo 28 e 29 marzo si terrà uno "speciale momento penitenziale" nella basilica di san Pietro e in molte chiese di Roma e del mondo, chiamato "24 ore per il Signore". Lo ha annunciato lo stesso papa Francesco dopo l'Angelus di oggi con i fedeli in piazza san Pietro.  "Inizierà - ha spiegato il pontefice - con la celebrazione nella Basilica di San Pietro, venerdì pomeriggio, poi nella serata e nella notte alcune chiese del centro di Roma saranno aperte per la preghiera e le confessioni. Sarà la festa del perdono, che avrà luogo anche in molte diocesi e parrocchie del mondo".

    "Il perdono che ci dà il Signore  - ha aggiunto -  si deve festeggiare, come ha fatto il padre della parabola del figliol prodigo che quando è tornato ha fatto festa, senza ricordare tutto quello che ha fatto".

    E proprio al perdono, alla misericordia e ai "bisogni spirituali più veri" è stata dedicata la meditazione del papa prima dell'Angelus, prendendo spunto dal Vangelo della messa di oggi, che presenta l'incontro di Gesù con la samaritana (Giovanni 4, 5-42), presso il pozzo di Giacobbe, "dove la donna si recava ogni giorno per attingere acqua".

    "Quel giorno - ha continuato il papa - vi trovò Gesù, seduto, «affaticato per il viaggio» (Gv 4,6). Egli subito le dice: «Dammi da bere» (v. 7). In questo modo supera le barriere di ostilità̀ che esistevano tra giudei e samaritani e rompe gli schemi del pregiudizio nei confronti delle donne. La semplice richiesta di Gesù̀ è l'inizio di un dialogo schietto, mediante il quale Lui, con grande delicatezza, entra nel mondo interiore di una persona alla quale, secondo gli schemi sociali, non avrebbe dovuto nemmeno rivolgere la parola. Gesù̀ la pone davanti alla sua situazione, non giudicandola ma facendola sentire considerata, riconosciuta, e suscitando così in lei il desiderio di andare oltre la routine quotidiana".

    "Quella di Gesù  - ha aggiunto - era sete non tanto di acqua, ma di incontrare un'anima inaridita. Gesù aveva bisogno di incontrare la Samaritana per aprirle il cuore: le chiede da bere per mettere in evidenza la sete che c'era in lei stessa. La donna rimane toccata da questo incontro: rivolge a Gesù quelle domande profonde che tutti abbiamo dentro, ma che spesso ignoriamo. Anche noi abbiamo tante domande da porre, ma non troviamo il coraggio di rivolgerle a Gesù! La Quaresima è il tempo opportuno per guardarci dentro, far emergere i nostri bisogni spirituali più veri, e chiedere l'aiuto del Signore nella preghiera. L'esempio della Samaritana ci invita ad esprimerci così: 'Gesù, dammi quell'acqua che mi disseterà in eterno'".

    "Il Vangelo dice che i discepoli rimasero meravigliati che il loro Maestro parlasse con quella donna. Ma il Signore è più grande dei pregiudizi, per questo non ebbe timore di fermarsi con la Samaritana: la misericordia è più grande del pregiudizio. Questo dobbiamo impararlo bene e Gesù è tanto misericordioso. Il risultato di quell'incontro presso il pozzo fu che la donna fu trasformata: «lasciò la sua anfora» (v. 28) e corse in città a raccontare la sua esperienza straordinaria: 'Ho trovato un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che forse sia il Messia?'. Era andata a prendere l'acqua del pozzo, e ha trovato un'altra acqua, l'acqua viva della misericordia che zampilla per la vita eterna. Ha trovato l'acqua che cercava da sempre! Corre al villaggio, quel villaggio che la giudicava e la rifiutava, e annuncia che ha incontrato il Messia: uno che le ha cambiato la vita. Perché ogni incontro con Gesù ci cambia la vita".

    "In questo Vangelo - ha concluso - troviamo anche noi lo stimolo a 'lasciare la nostra anfora', simbolo di tutto ciò che apparentemente è importante, ma che perde valore di fronte all'«amore di Dio» . Tutti ne abbiamo una e forse più di una. Io mi domando e domando a voi:Quale è la tua anfora interiore, che ti allontana da Dio? E col cuore sentiamo la voce di Dio che ci dona un'altra acqua.  Siamo chiamati a riscoprire l'importanza e il senso della nostra vita cristiana, iniziata nel Battesimo e, come la Samaritana, a testimoniare ai nostri fratelli la gioia dell'incontro con Gesù e le meraviglie che il suo amore compie nella nostra esistenza.". Ogni incontro con Gesù ci cambia la vita e ci riempie di gioia interiore".

    Subito dopo l'Angelus, il pontefice è tornato a quanto detto prima e rivolgendosi alle decine di migliaia di pellegrini nella piazza ha detto: "Ricordiamo le due frasi: Ogni incontro con Gesù ci cambia la vita; ogni incontro con Gesù ci riempie di gioia. Ripetiamo insieme". E la gente le ha ripetute con lui.

    Dopo la preghiera mariana, papa Francesco ha ricordato che domani ricorre la Giornata Mondiale della Tubercolosi e ha chiesto preghiere "per tutte le persone colpite da questa malattia, e per quanti in diversi modi le sostengono".

    Fra tutti i convenuti, egli ha salutato anche una scuola giapponese, la "Capitanio" di  Seto-Shi.

     

     

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