22/07/2016, 12.19
VATICANO

Papa: la Chiesa e il mondo hanno ancora bisogno delle suore contemplative

Pubblicata la Costituzione apostolica “Vultum Dei quaerere – La ricerca del volto di Dio” che indica alle suore contemplative 12 “temi di riflessione e discernimento” per la vita consacrata in generale. Sì ai social media, ma che non siano occasione di “dissipazione o di evasione dalla vita fraterna”. Non “reclutare” suore per evitare chiusura monasteri. La preghiera un “allargare il cuore per abbracciare l’intera umanità”, in particolare i sofferenti e non come “un ripiegamento” della vita monastica su se stessa.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Essere “fari e fiaccole” che guidano e accompagnano il cammino dell’umanità, “sentinelle del mattino” che indicano al mondo Cristo, “via, verità e vita”. Sono un “dono inestimabile ed irrinunciabile” per la Chiesa le donne che si dedicano alla vita contemplativa quali sono descritte dalla Costituzione apostolica “Vultum Dei quaerere – La ricerca del volto di Dio”, resa pubblica oggi, ma firmata da papa Francesco il 29 giugno.

Il documento – 18 pagine nella edizione italiana – indica alle suore contemplative 12 “temi di riflessione e discernimento” per la vita consacrata in generale, ispirati alla necessità di intessere un dialogo con la società contemporanea, salvaguardando però “i valori fondamentali” della vita contemplativa, le cui caratteristiche – silenzio, ascolto, stabilità – “possono e devono costituire una sfida per la mentalità di oggi”.  Un oggi che può presentare tentazioni e il documento sottolinea che "tra le tentazioni più insidiose per un contemplativo, ricordiamo quella chiamata dai padri del deserto ’demonio meridiano’: è la tentazione che sfocia nell’apatia, nella routine, nella demotivazione, nell’accidia paralizzante”.

In un mondo che cerca Dio, anche inconsapevolmente le persone consacrate devono “diventare interlocutori sapienti” per “riconoscere le domande che Dio e l’umanità pongono”.

Con tale obiettivo e per “aiutare le contemplative a raggiungere il fine proprio della loro vocazione”, il primo tema proposto è la formazione. Itinerario che “deve portare alla configurazione a Gesù”, essa rappresenta un processo senza fine – in concreto tra nove e dodici anni - che “richiede una continua conversione a Dio”. Di qui, il richiamo ai monasteri affinché “prestino grande attenzione al discernimento vocazione e spirituale, senza lasciarsi prendere dalla tentazione del numero e dell’efficienza”. Il secondo tema indicato dal Papa è la preghiera: “midollo della vita consacrata”, da vivere come un “allargare il cuore per abbracciare l’intera umanità”, in particolare i sofferenti e non come “un ripiegamento” della vita monastica su se stessa. “Pregate ed intercedete” per “le sorti dell’umanità”, scrive il Papa alle contemplative; in tal modo, le comunità diverranno “vere scuole di preghiera”, alimentata dalla “bellezza scandalosa della Croce”.

La centralità della Parola di Dio è il terzo tema di riflessione. Essa è la “prima fonte di ogni spiritualità e principio di comunione per le comunità”, essa si esplicita nella lectio divina che aiuta a passare “dal testo biblico alla vita”, a “colmare la distanza tra spiritualità e quotidianità”, portando “dall’ascolto alla conoscenza all’amore”. La parola di Dio dunque deve scandire la giornata “personale e comunitaria” delle contemplative, aiutandole, grazie ad “una sorta di istinto soprannaturale”, a “discernere ciò che viene da Dio e ciò che invece può allontanare da Lui”. Infine, Francesco ricorda che la lectio divina deve trasformarsi in actio, ossia divenire “dono per gli altri nella carità”.

Quarto punto indicato dal documento è l’importanza dei sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione. Si suggerisce di “prolungare la celebrazione con l’adorazione eucaristica” e di vivere la pratica della penitenza come “occasione privilegiata per contemplare il volto misericordioso del Padre”. Sperimentando il perdono di Dio, infatti, si può diventare “profeti e ministri di misericordia e strumenti di riconciliazione, perdono e pace” di cui il mondo di oggi ha “particolarmente bisogno”.

Il quinto tema indicato è quello della vita fraterna in comunità, intesa come “riflesso del modo di donarsi di Dio” e “prima forma di evangelizzazione”. Per questo, il Papa sottolinea la necessità di “un continuo processo di crescita della vita comunitaria” che conduca ad una “autentica comunione fraterna”. “Una comunità esiste in quanto nasce e si edifica con l’apporto di tutti”, giovani e anziani.

Il sesto tema riguarda l’autonomia dei monasteri: se, da una parte, l’autonomia favorisce la stabilità, l’unità e la contemplazione di una comunità, dall’altra “non deve significare indipendenza o isolamento”. In quest’ottica, le contemplative vengono esortate a non ammalarsi di “autoreferenzialità”. Strettamente legato a questo è il settimo tema, in cui il Papa richiama l’importanza delle Federazioni come “strutture di comunione tra monasteri che condividono lo stesso carisma”. Mirate alla promozione della vita contemplativa nei monasteri e all’aiuto nella formazione e nelle necessità concrete degli stessi, le Federazioni “dovranno essere favorite e moltiplicate”.

L’ottavo tema, invece, è relativo alla clausura. “Segno dell’unione esclusiva della Chiesa sposa con il suo Signore”, essa si articola in varie forme, da quella “papale” che “esclude compiti esterni di apostolato” a quella “comune” che è invece “meno chiusa”. Tuttavia, tale pluralità, all’interno di uno stesso Ordine, dovrà essere considerata “una ricchezza e non impedimento alla comunione”.

Come nono punto, il Papa indica il lavoro: tenendo a mente il motto benedettino “ora et labora”, le contemplative sono esortate a compiere il lavoro “con devozione e fedeltà, senza lasciarsi condizionare dalla mentalità efficientistica e dall’attivismo della cultura contemporanea” che potrebbero portare ad “estinguere lo spirito di contemplazione”. Il lavoro, quindi, andrà inteso come “contributo all’opera della creazione, servizio all’umanità e solidarietà con i poveri”, affinché si mantenga “un rapporto equilibrato tra la tensione verso l’Assoluto e l’impegno nelle responsabilità quotidiane”.

Il silenzio è il decimo tema. Esso va inteso come “ascolto e ruminatio della Parola”, “vuoto di sé per fare spazio all’accoglienza”, silenzio che “ascolta Dio ed il grido dell’umanità”.

Come undicesimo tema Francesco pone i mezzi di comunicazione frutto dei mutamenti della società e della “cultura digitale” che “influisce in modo decisivo nella formazione del pensiero e nel modo di rapportarsi con il mondo”. “Strumenti utili per la formazione e la comunicazione”, che però chiedono “un prudente discernimento” affinché tali mezzi non siano occasione di “dissipazione o di evasione dalla vita fraterna, danno alla vocazione o ostacolo alla contemplazione”.

Il dodicesimo ed ultimo tema è dedicato all’ascesi che si articola in “sobrietà, distacco dalle cose mondane, consegna di se stessi nell’obbedienza e trasparenza nelle relazioni” comunitarie. In quanto scelta di una vita di stabilità, inoltre, l’ascesi diventa un “segno eloquente di fedeltà” in un mondo globalizzato e senza radici, così come un esempio, per “l’umanità segnata e lacerata da tante divisioni”, di come “restare accanto” al prossimo anche di fronte a diversità, tensioni, conflitti, fragilità. L’ascesi non è una fuga dal mondo “per paura”, perché le monache “continuano a stare nel mondo, senza essere del mondo”. La loro profezia, allora, sarà quella di “intercedere costantemente per l’umanità” presso il Signore, ascoltando “il grido” di chi è “vittima della cultura dello scarto”. Così, in “profonda comunione con la Chiesa”, le contemplative saranno la “scala” attraverso la quale Dio scende incontro all’uomo e l’uomo sale incontro a Dio.

 

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