24/05/2015, 00.00
VATICANO
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Papa: mons. Romero, “sull’esempio di Gesù, ha scelto di essere in mezzo al suo popolo”, “anche a costo della vita”

In un messaggio per la beatificazione del vescovo salvadoregno, Francesco scrive che “la fede in Gesù Cristo, correttamente intesa e assunta fino alle sue ultime conseguenze, genera comunità artefici di pace e di solidarietà”. “Viva preoccupazione” e “dolore nel cuore” per “le vicende dei numerosi profughi nel Golfo del Bengala e nel mare di Andamane”. “L’inutile strage” della Prima guerra mondiale.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Mons. Oscar Romero, beatificato ieri a San Salvador, fu “ucciso in odium fidei mentre stava celebrando l’Eucaristia”. “Sull’esempio di Gesù, ha scelto di essere in mezzo al suo popolo, specialmente ai poveri e agli oppressi, anche a costo della vita”. L’ha detto oggi papa Francesco che, dopo la recita del Regina Caeli, ha ricordato la beatificazione del vescovo ucciso il 24 marzo 1980, avvenuta in Salvador, mentre in Kenia è stata beatificata suor Irene Stefani, italiana, delle Missionarie della Consolata, “che ha servito la popolazione keniota con gioia, misericordia e tenera compassione”.

Per la beatificazione di mons. Romero, Francesco ha anche inviato un messaggio nel quale, tra l’altro, ha scritto che il vescovo ucciso “in “tempi di difficile convivenza”, mons. Romero “ha saputo guidare, difendere e proteggere il suo gregge, rimanendo fedele al Vangelo e in comunione con tutta la Chiesa”. Il suo ministero episcopale “si è distinto per una particolare attenzione ai più poveri e agli emarginati” e al momento della morte, “mentre celebrava il Santo Sacrificio dell’amore e della riconciliazione, ha ricevuto la grazia di identificarsi pienamente con Colui che diede la sua vita per le proprie pecore”. “Rendiamo grazie a Dio perché ha concesso al vescovo martire la capacità di vedere e di udire la sofferenza del suo popolo ed ha plasmato il suo cuore affinché, in suo nome, lo orientasse e lo illuminasse, fino a fare del suo agire un esercizio pieno di carità cristiana”. La voce del nuovo beato, prosegue il messaggio del Papa, “continua a risuonare oggi per ricordarci che la Chiesa, convocazione di fratelli attorno al loro Signore, è famiglia di Dio, dove non ci può essere alcuna divisione”. E “la fede in Gesù Cristo, correttamente intesa e assunta fino alle sue ultime conseguenze, genera comunità artefici di pace e di solidarietà”. A questo, conclude Francesco, “è chiamata oggi la Chiesa a El Salvador, in America e nel mondo intero: a essere ricca di misericordia, a divenire lievito di riconciliazione per la società”.

Alle 50mila persone presenti in piazza san Pietro per la recita della preghiera mariana, il Papa ha espresso anche la “viva preoccupazione” e il “dolore nel cuore” con la quale segue “le vicende dei numerosi profughi nel Golfo del Bengala e nel mare di Andamane. Esprimo – ha aggiunto - apprezzamento per gli sforzi compiuti da quei Paesi che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere queste persone che stanno affrontando gravi sofferenze e pericoli. Incoraggio la Comunità internazionale a fornire loro l’assistenza umanitaria necessaria”.

In precedenza Francesco aveva parlato della Pentecoste, “il ‘battesimo’ della Chiesa, che iniziava così il suo cammino nella storia, guidata dalla forza dello Spirito Santo”.

“La Chiesa – aveva detto ancora - nasce universale, una e cattolica, con una identità precisa ma aperta, che abbraccia il mondo intero, senza escludere nessuno. Lo Spirito Santo effuso a Pentecoste nel cuore dei discepoli è l’inizio di una nuova stagione: la stagione della testimonianza e della fraternità. È una stagione che viene dall’alto, da Dio, come le fiamme di fuoco che si posarono sul capo di ogni discepolo. Era la fiamma dell’amore che brucia ogni asprezza; era la lingua del Vangelo che varca i confini posti dagli uomini e tocca i cuori della moltitudine, senza distinzione di lingua, razza o nazionalità. Come quel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo è effuso continuamente anche oggi sulla Chiesa e su ciascuno di noi perché usciamo dalle nostre mediocrità e dalle nostre chiusure e comunichiamo al mondo intero l’amore misericordioso del Signore. Questa è la nostra missione! Anche a noi sono dati in dono la ‘lingua’ del Vangelo e il ‘fuoco’ dello Spirito Santo, perché mentre annunciamo Gesù risorto, vivo e presente in mezzo a noi, scaldiamo il cuore dei popoli avvicinandoli a Lui, via, verità e vita”.

Il Papa, infine, ha ricordato che “oggi, cento anni fa”, l’Italia entrava nella Prima guerra mondiale, “quella strage inutile”. “Preghiamo – ha concluso - per chiedere il dono della pace”.

 

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