16/10/2019, 10.20
VATICANO
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Papa: nel mese missionario chiediamo di non essere ostacoli alla salvezza

“Chiediamo oggi la grazia di lasciarci stupire dalle sorprese di Dio, di non ostacolare la sua creatività, ma di riconoscere e favorire le vie sempre nuove attraverso cui il Risorto effonde il suo Spirito nel mondo e attira i cuori facendosi conoscere come il «Signore di tutti» (At 10,36)”.

 

Città del Vaticano (AsiaNews) – Chi vuole annunciare il Vangelo “non può essere un impedimento all’opera creativa di Dio, il quale «vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2,4), ma uno che favorisce l’incontro dei cuori con il Signore”. E’ intorno a tale tema che papa Francesco ha parlato nell’udienza generale di oggi, proseguendo il ciclo di catechesi sugli Atti degli apostoli. E nel saluto rivolto ai francesi ha sottolineato: “In questo mese missionario straordinario, chiediamo alla grazia dello Spirito Santo di essere evangelizzatori, costruttori di ponti tra le persone e il Signore, non ostacoli e barriere alla salvezza”.

Alle 20mila persone presenti in piazza san Pietro, Francesco ha dunque detto che “il viaggio del Vangelo nel mondo, che San Luca racconta negli Atti degli Apostoli, è accompagnato dalla somma creatività di Dio che si manifesta in maniera sorprendente. Egli vuole che i suoi figli superino ogni particolarismo per aprirsi all’universalità della salvezza. Dio vuole che tutti si salvino. Quanti sono rinati dall’acqua e dallo Spirito sono chiamati a uscire da sé stessi e aprirsi agli altri, a vivere la prossimità, lo stile del vivere insieme, che trasforma ogni relazione interpersonale in un’esperienza di fraternità (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 87)”.

“Testimone di questo processo di ‘fraternizzazione’ che lo Spirito vuole innescare nella storia è Pietro, protagonista negli Atti degli Apostoli insieme a Paolo. Dopo aver assistito all’effusione dello Spirito Santo sui discepoli a Pentecoste e averne annunciato la discesa su chiunque invochi il nome del Signore (cfr At 2,17.21; Gl 3,1.5), Pietro vive un evento che segna una svolta decisiva per la sua esistenza. Mentre sta pregando, riceve una visione che funge da ‘provocazione’ divina, per suscitare in lui un cambiamento di mentalità. Vede una grande tovaglia che scende dall’alto, contenente vari animali: quadrupedi, rettili e uccelli, e sente una voce che lo invita a cibarsi di quelle carni. Egli, da buon ebreo, reagisce sostenendo di non aver mai mangiato nulla di impuro, come richiesto dalla Legge del Signore (cfr Lv 11). Allora la voce ribatte con forza: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano» (At 10,15)”.

“Il Signore vuole che Pietro non valuti più gli eventi e le persone secondo le categorie del puro e dell’impuro, ma che impari ad andare oltre, per guardare alla persona e alle intenzioni del suo cuore. Ciò che rende impuro l’uomo, infatti, non viene da fuori ma solo da dentro, dal cuore (cfr Mc 7,21)”.

“Dopo quella visione, Dio invia Pietro a casa di uno straniero non circonciso, Cornelio, «centurione della coorte detta Italica, […] religioso e timorato di Dio», che fa molte elemosine al popolo e prega sempre Dio (cfr At 10,1-2). Preparato già dalla visione e dall’insegnamento divino, Pietro accetta di fare ciò che «a un Giudeo non è lecito» (At 10,28), cioè entrare nella casa di uomini non circoncisi e mangiare con loro. La sua non è una visita di cortesia, ma un portare la parola della salvezza a chi non l’ha ancora udita. In quella casa di pagani, Pietro predica Cristo crocifisso e risorto e il perdono dei peccati a chiunque crede in Lui. E mentre Pietro parla, sopra Cornelio e i suoi familiari si effonde lo Spirito Santo. E Pietro li battezza nel nome di Gesù Cristo (cfr At 10,48). Il fatto viene risaputo a Gerusalemme, dove i fratelli, scandalizzati dal comportamento di Pietro, lo rimproverano aspramente (cfr At 11,1-3). È a questo punto che emerge l’effetto procurato dalla preghiera nel cuore di un evangelizzatore: «Quando un evangelizzatore riemerge dalla preghiera, il suo cuore è diventato più generoso, si è liberato della coscienza isolata ed è desideroso di compiere il bene e di condividere la vita con gli altri» (Esort. ap. Evangelii gaudium 282). Infatti, dopo l’incontro con Cornelio, Pietro è più libero da sé stesso e più in comunione con Dio e gli altri, perché ha visto la volontà di Dio. Può dunque comprendere che l’elezione di Israele non è la ricompensa per dei meriti, ma il segno della chiamata gratuita ad essere mediazione della benedizione divina tra i popoli pagani”.

“Cari fratelli, dal principe degli Apostoli impariamo che un evangelizzatore non può essere un impedimento all’opera creativa di Dio, il quale «vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2,4), ma uno che favorisce l’incontro dei cuori con il Signore. E noi, come ci comportiamo con i nostri fratelli, specie con coloro che non sono cristiani? Siamo impedimento? ostacoliamo il loro incontro con il Padre o lo agevoliamo? Chiediamo oggi la grazia di lasciarci stupire dalle sorprese di Dio, di non ostacolare la sua creatività, ma di riconoscere e favorire le vie sempre nuove attraverso cui il Risorto effonde il suo Spirito nel mondo e attira i cuori facendosi conoscere come il «Signore di tutti» (At 10,36)”.

Nel saluto ai polacchi, infine, ha ricordato l’anniversario dell’elezione del cardinale Karol Wojtyla alla Sede di Pietro. “Ringraziamo il Signore per ogni bene che si è compiuto nella Chiesa, nel mondo e nei cuori umani attraverso le parole di Giovanni Paolo II, le sue opere e la sua santità. Ricordiamoci che il suo appello ad aprire i cuori a Cristo è sempre attuale”.

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