31/01/2020, 11.33
VATICANO
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Papa: perdere la coscienza del peccato, male del nostro tempo

Lentamente si arriva a pensare che “si può fare tutto”. “Che il Signore ci dia la grazia di inviarci sempre un profeta – può essere il vicino, il figlio, la mamma, il papà – che ci schiaffeggi un po’ quando stiamo scivolando in questa atmosfera dove sembra che tutto sia lecito”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Perdere il senso del peccato. E’ uno dei mali del nostro tempo sul quale si è soffermato oggi papa Francesco nell’omelia della messa celebrata stamattina a Casa Santa Marta, prendendo spunto dal passo del secondo libro di Samuèle, incentrato sul male commesso da Davide, il “santo re Davide”, che scivolando nella vita comoda dimentica di essere stato eletto da Dio.

Davide come tanti uomini di oggi, gente che sembra buona, “che va a Messa tutte le domeniche, che si dice cristiana” ma che ha perso “la coscienza del peccato”: uno dei mali, diceva Pio XII, del nostro tempo. Un tempo nel quale tutto si può fare, “un’atmosfera spirituale” dalla quale ravvedersi magari grazie al rimprovero di qualcuno o per “uno schiaffo” della vita.

Davide che fece morire Urìa dopo aver messo incinta la moglie Betsabea, “continuò – ha sottolineato Francesco - la sua vita normale. Tranquillo. Il cuore non si mosse”. “Ma come il grande Davide, che è santo, che aveva fatto tante cose buone, che era tanto unito a Dio, è stato capace di fare quello? Questo non si fa da un giorno all’altro. Il grande Davide, lentamente è scivolato, lentamente. Ci sono dei peccati del momento: il peccato di ira, un insulto, che io non posso controllare. Ma ci sono dei peccati nei quali si scivola lentamente, con lo spirito della mondanità. E’ lo spirito del mondo che ti porta a fare queste cose come se fossero normali. Un assassinio …”.

Lentamente, ha affermato il Papa è il modo in cui piano piano il peccato si impossessa dell’uomo approfittando della sua comodità. “Noi siamo tutti peccatori, ma delle volte facciamo peccati del momento. Io mi arrabbio, insulto. Poi mi pento”. A volte invece “ci lasciamo scivolare verso uno stato di vita dove… sembra normale”. Normale, ad esempio, è “non pagare la domestica come si deve pagare”, o retribuire la metà del dovuto chi lavora in campagna. “Ma è gente buona, sembra, che fa questo, che va a Messa tutte le domeniche, che si dice cristiana. Ma come mai tu fai questo? E altri peccati? Dico soltanto questo… Eh, perché sei scivolato in uno stato dove hai perso la coscienza del peccato. E questo è uno dei mali del nostro tempo. Pio XII lo aveva detto: perdere la coscienza del peccato. ‘Ma, si può fare tutto…’, e alla fine si passa una vita per risolvere un problema”.

Non sono cose antiche, ha detto ancora il Papa, ricordando una recente vicenda accaduta in Argentina con alcuni giovani giocatori di rugby che hanno ucciso un compagno a botte, dopo una notte di movida. Ragazzi, afferma, diventati “un branco di lupi”. Un fatto che apre interrogativi sull’educazione dei giovani, sulla società. C’è bisogno “tante volte di uno schiaffo dalla vita” per fermarsi, per stoppare quel lento scivolare nel peccato. C’è bisogno di una persona come il profeta Nathan, inviato da Dio a Davide, per fargli vedere il suo errore.

“Pensiamo un po - ha concluso Francesco - qual è l’atmosfera spirituale della mia vita? Sono attento, ho bisogno sempre di qualcuno che mi dica la verità, o no, credo di no? Ascolto il rimprovero di qualche amico, del confessore, del marito, della moglie, dei figli che mi aiuta un po’? Guardando questa storia di Davide – del santo re Davide – chiediamoci: se un santo è stato capace di cadere così, stiamo attenti, fratelli e sorelle, anche a noi può accadere. Anche, domandiamoci: io in quale atmosfera vivo? Che il Signore ci dia la grazia di inviarci sempre un profeta – può essere il vicino, il figlio, la mamma, il papà – che ci schiaffeggi un po’ quando stiamo scivolando in questa atmosfera dove sembra che tutto sia lecito”.

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