31/03/2020, 09.05
VATICANO
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Papa: preghiamo per chi è senza casa, la società e la Chiesa li accolgano

Gesù è venuto al mondo per prendere i nostri peccati su di sé e sulla croce ha veramente sofferto ed è morto. “Dobbiamo abituarci a guardare il crocifisso sotto questa luce, che è la più vera, è la luce della redenzione”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Una preghiera per chi è senza casa e perché la società e la Chiesa li accolgano. Papa Francesco ha introdotto con questo pensiero la messa celebrata stamattina a Casa Santa Marta. “Preghiamo oggi – ha detto - per coloro che sono senza fissa dimora, in questo momento in cui ci si chiede di essere dentro casa. Perché la società di uomini e donne si accorgano di questa realtà e aiutino, e la Chiesa li accolga”.

All’omelia, commentando le letture odierne  tratte dal Libro dei numeri (Nm 21, 4-9) e dal Vangelo di Giovanni (Gv 8,21-30), ha ricordato che Gesù è venuto al mondo per prendere i nostri peccati su di sé e sulla croce ha veramente sofferto ed è morto.

“Il serpente – ha detto - certamente non è un animale simpatico: sempre è associato al male. Anche nella rivelazione il serpente è proprio l’animale che usa il diavolo per indurre al peccato. Nell’Apocalisse lo si chiama, il diavolo, il serpente antico, quello che dall’inizio morde, avvelena, distrugge, uccide. Per questo non può uscire. Se vuoi uscire come uno che propone cose belle, queste sono fantasia: noi le crediamo e così pecchiamo”.

“È questo che è successo al popolo d’Israele: non sopportò il viaggio. Era stanco. E il popolo disse contro Dio e contro Mosè. È sempre la stessa musica, no? ‘Perché ci avete fatto uscire dall’Egitto? Per farci morire in questo deserto? Perché non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero, la manna’. E l’immaginazione – l’abbiamo letto nei giorni scorsi – va sempre all’Egitto: ‘Ma, lì stavamo bene, mangiavamo bene …’. E anche, sembra che il Signore non sopportò il popolo, in questo momento. Si arrabbiò: l’ira di Dio si fa vedere, a volte … E allora il Signore mandò tra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente e morivano. ‘Un gran numero di israeliti morì’. In quel momento, il serpente è sempre l’immagine del male: il popolo vede nel serpente il peccato, vede nel serpente quello che ha fatto il male. E viene da Mosè e dice: ‘Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te. Supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti’. Si pente. Questa è la storia nel deserto. Mosè pregò per il popolo e il Signore disse a Mosè: ‘Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta di metallo. Chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita’”.

“A me – ha proseguito Francesco - viene da pensare: ma questa non è un’idolatria? C’è il serpente, lì, un idolo, che mi dà la salute … Non si capisce. Logicamente, non si capisce, perché questa è una profezia, questo è un annuncio di quello che accadrà. Perché abbiamo sentito anche come profezia vicina, nel Vangelo: ‘Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono e che non faccio nulla da me stesso’. Gesù innalzato: sulla croce. Mosè fa un serpente e lo innalza. Gesù sarà innalzato, come il serpente, per dare la salvezza”.

“Ma il nocciolo della profezia è proprio che Gesù si è fatto peccato per noi. Non ha peccato: si è fatto peccato. Come dice San Pietro nella sua Lettera: ‘Portò i nostri peccati su di sé’. E quando noi guardiamo il crocifisso, pensiamo al Signore che soffre: tutto quello è vero. Ma ci fermiamo prima di arrivare al centro di quella verità: in questo momento, Tu sembri il più grande peccatore, Ti sei fatto peccato. Ha preso su di sé tutti i nostri peccati, si è annientato fino ad adesso. La croce, è vero, è un supplizio, c’è la vendetta dei dottori della Legge, di quelli che non volevano Gesù: tutto questo è vero. Ma la verità che viene da Dio è che Lui è venuto al mondo per prendere i nostri peccati su di sé al punto di farsi peccato. Tutto peccato. I nostri peccati sono lì”.

“Dobbiamo abituarci a guardare il crocifisso sotto questa luce, che è la più vera, è la luce della redenzione. In Gesù fatto peccato vediamo la sconfitta totale di Cristo. Non fa finta di morire, non fa finta di non soffrire, solo, abbandonato … ‘Padre, perché mi hai abbandonato?’. Un serpente: io sono alzato come un serpente, come quello che è tutto peccato. Non è facile capire questo e, se pensiamo, mai arriveremo a una conclusione. Soltanto, contemplare, pregare e ringraziare”.

Il Papa ha terminato la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale.

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