20/03/2020, 09.25
VATICANO
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Papa: preghiamo per le autorità che tante volte soffrono incomprensioni

Francesco ricorda come confessarsi in assenza di sacerdote. Una preghiera per il personale sanitario che si sta impegnando al massimo per assistere i malati di coronavirus, in particolare a Bergamo, Treviglio, Brescia e Cremona.

Città del Vaticano (AsiaNews) – I governanti che debbono compiere scelte difficili e a volte non sono compresi e i medici di alcune delle zone del nord Italia particolarmente colpite dall’epidemia sono stati nella preghiera di papa Francesco nell’introduzione della messa di oggi. Francesco ha anche ricordato che il Catechismo prevede la possibilità di confessarsi in assenza del sacerdote.

“Ieri – ha detto - ho ricevuto un messaggio di un sacerdote del bergamasco che chiede di pregare per i medici di Bergamo, Treviglio, Brescia, Cremona, che stanno al limite del lavoro; stanno dando proprio la propria vita per aiutare gli ammalati, per salvare la vita degli altri. E anche preghiamo per le autorità; per loro non è facile gestire questo momento e tante volte soffrono delle incomprensioni. [Che] siano medici, personale ospedaliero, volontari della salute o le autorità, in questo momento sono colonne che ci aiutano ad andare avanti e ci difendono in questa crisi. Preghiamo per loro”.

Nell’omelia della messa celebrata stamattina a Casa Santa Marta, commentando la prima lettura, tratta dal Libro del Profeta Osea (Os 14, 2-10), ha esortato a parlare a Dio non come giudica, ma come Padre buono che ama e perdona sempre.

Francesco ha ricordato che il passo di Osea dice: “‘Torna Israele, al Signore, tuo Dio, torna’”. “Quando lo sento, mi viene alla memoria una canzone che cantava 75 anni fa Carlo Buti e che nelle famiglie italiane a Buenos Aires si ascoltava con tanto piacere: ‘Torna dal tuo papà. La ninna nanna ancora ti canterà’. Torna: ma è il tuo papà che ti dice di tornare. Dio è il tuo papà; non è il giudice, è il tuo papà: ‘Torna a casa, ascolta, vieni’. E quel ricordo – io ero ragazzino – mi porta subito al papà del capitolo 15.mo di Luca, quel papà che dice: ‘Vide venire il figlio da lontano’, quel figlio che se ne era andato con tutti i soldi e li aveva sprecati. Ma, se lo vide da lontano, è perché lo aspettava. Saliva sul terrazzo - quante volte al giorno! - durante il giorno e giorni, mesi, anni forse, aspettando il figlio. Lo vide da lontano. Torna dal tuo papà, torna dal tuo Padre. Lui ti aspetta. È la tenerezza di Dio che ci parla, specialmente nella Quaresima. È il tempo di entrare in noi stessi e ricordare il Padre o tornare dal papà”.

“‘No, padre, io ho vergogna di tornare perché … Lei sa padre, io ne ho fatte tante, ne ho combinate tante …’. Cosa dice il Signore? ‘Torna, io ti guarirò dalla tua infedeltà, ti amerò profondamente, perché la mia ira si è allontanata. Sarò come rugiada; fiorirai come un giglio e metterai radici come un albero del Libano’. Torna da tuo padre che ti aspetta. Il Dio della tenerezza ci guarirà; ci guarirà da tante, tante ferite della vita e da tante cose brutte che abbiamo combinato. Ognuno ha le proprie!”.

“Ma pensare questo: tornare da Dio è tornare all’abbraccio, all’abbraccio del padre. E pensare a quell’altra promessa che fa Isaia: ‘Se i tuoi peccati sono brutti come scarlatto, io ti farò bianco come la neve’. Lui è capace di trasformarci, Lui è capace di cambiare il cuore, ma ci vuole dare il primo passo: tornare. Non è andare da Dio, no: è tornare a casa”.

E la Quaresima, ha ricordato il Papa, è il momento per “lasciare che Dio ci imbianchi, che Dio ci purifichi, che Dio ci abbracci”.

“Io so – ha proseguito - che tanti di voi, per Pasqua, andate a fare la confessione per ritrovarvi con Dio. Ma tanti mi diranno oggi: ‘Ma padre, dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può uscire da casa?”.  “Tu fai quello che dice il Catechismo. È molto chiaro: se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo padre, e digli la verità: ‘Signore ho combinato questo, questo, questo … Scusami’, e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di dolore e promettigli: ‘Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso’. E subito tornerai alla grazia di Dio. Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il Catechismo, al perdono di Dio senza avere alla mano un sacerdote. Pensate voi: è il momento!  E questo è il momento giusto, il momento opportuno. Un Atto di dolore ben fatto, e così la nostra anima diventerà bianca come la neve”.

“Sarebbe bello che oggi nei nostri orecchi risuonasse questo ‘torna’, ‘torna dal tuo papà, torna da tuo padre’. Ti aspetta e ti farà festa”.

Anche oggi, Francesco ha terminato la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale. “Ai tuoi piedi – la sua preghiera - o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore. In attesa della felicità della comunione sacramentale, voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere, per la vita e per la morte. Gesù, credo in Te, spero in Te, Ti amo”. 

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