18/10/2012, 00.00
COREA DEL SUD
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Park Geun-hye: la figlia di un dittatore che ha scoperto la democrazia

di Pino Cazzaniga
La Park è la candidata conservatrice alle elezioni del 19 dicembre. La vittoria è tutt’altro che assicurata. La sua vita assume il carattere di simbolo della nazione negli ultimi decenni. Difende la memoria del padre, ma ne ha denunciato errori e deviazioni.

Seoul (AsiaNews) - Il 19 dicembre i cittadini della Corea del Sud andranno alle urne per le elezioni del nuovo presidente della nazione. Essendo la Corea una nazione a regime presidenziale, un'elezione di questo tipo è già di per sè di grande importanza. Ma il nome di uno, o meglio di una, tra i tre candidati, qualifica l'avvenimento come eccezionale: si tratta di Park Geun-hye, figlia del defunto presidente Park Chung-hee, che dal 1963 al 1979 ha governato la nazione con braccio di ferro.

La vittoria è tutt'altro che assicurata ma la sua vita è di tale ricchezza, umana e politica, da assumere il carattere di simbolo della nazione negli ultimi decenni.

Una vita tragica ed esemplare

Quando è nata a Daegu nel febbraio del 1952, la Corea del Sud era nella miseria economica e nel disordine politico. La minaccia della Corea del Nord, allora robusta dal punto di vista economico e forte da quello militare, faceva spavento. Nel 1961 il padre, ufficiale dell'esercito di stanza nella capitale, con un colpo di Stato esautorò il Parlamento e fece riscrivere la Costituzione,  assicurandosi praticamente  il potere a vita con il titolo di presidente.

Quando la famiglia trasloca nella "Casa Blu" (l'alloggio ufficiale del presidente), Geun-hye non si trova a suo agio. I suoi insegnanti nelle scuole primarie l'hanno presentata come sincera, umile, diligente ed esemplare. La gente ha cominciato a chiamarla la "principessa del taccuino"  (notebook princess), per la sua abitudine di prendere note di ogni avvenimento. Si impegna nello studio delle lingue perchè, ha scritto nel diario, considera la conoscenza delle lingue come un mezzo per "migliorare la qualità della mia vita". Ne conosce e ne parla quattro: inglese, francese, spagnolo e cinese.

Le due tragedie in famiglia

Agli inizi degli anni '70, terminati gli studi universitari, si reca in Francia, a Grenoble, dove il 15 agosto 1974 una chiamata dall'ambasciata coreana  le comunica di tornare immediatamente a Seoul. Ne ha conosciuto il motivo dai giornali francesi mentre si recava all'aeroporto: sua madre era stata assassinata nel teatro nazionale (a Seoul) da un membro dell'Associazione generale dei coreani residenti in Giappone, organizzazione che dipende dal governo della Corea del Nord.

"È stato uno shock - ha scritto nel suo diario pubblicato nel 2007 - come se una scarica elettrica di voltaggio di diecimila Volt avesse attraversato tutto il mio corpo". La sua vita cambia direzione di punto in bianco: diventa la "First Lady" accanto al padre-presidente fino al 26 ottobre 1979, quando anche il padre viene assassinato dal capo del suo servizio segreto.

Park e la memoria del padre

Park si ritira dalla vita politica per un periodo che nell'autobiografia definisce "un lungo e solitario viaggio" impegnata, tuttavia con interviste e scritti a far rispettare la memoria di suo padre. Compito non facile, data l'ambivalenza di Park Chung-hee. Durante la sua presidenza  l'economia della Corea del Sud si è sviluppatain maniera prestigiosa,  ma a scapito della libertà di opinione. Il fatto più grave si è avuto nel 1975 quando, al tempo della legge marziale, 8 membri (quasi tutti giovani) di una associazione politica contraria al regime del presidente-dittatore sono stati condannati a morte. La sentenza viene eseguita solo 18 ore dopo che è stata comminata.

Per Park Geun-hye l'ostacolo più grave per vincere le elezioni presidenziale è essere figlia del dittatore inflessibile. L'editorialista del The Korea Times ha scritto: "Come persona Park non può e non deve rinnegare suo padre. Tuttavia come persona pubblica che vuole diventare nientemeno che il leader della nazione, Park non può e non deve difendere un dittatore."

L'agonia di Park Geun-hye

Nel periodo del forzato ritiro dalla vita politica, in un momento forse di scoraggiamento, ha detto: "Il potere è vano  perchè scompare come il vento". Ma nell'autobiografia ha anche scritto: "La disperazione mi forma, la speranza mi muove". È per questo che nel 1997, dopo il lungo periodo di vita privata, decide di ritornare all'attività politica.

"Ho deciso - scrive - di percorrere la via politica di Park Geun-hye (il suo nome) perchè sono stata sconvolta nel constatare che quanto le generazioni precedenti hanno realizzato potevano andare in fumo a causa della (grave) crisi."

Il Grand National Party (il partito conservatore), dopo aver subito una grave sconfitta nel 2004, chiede alla Park di assumerne la direzione. Da allora le vittorie elettorali a livello locale si susseguono e nel 2012 il partito, che nel frattempo ha assunto in nuovo nome di Saenuri (New Frontier Party) ha vinto con buon margine. Per questo e altro i giornali hanno chiamato le generali del 2012: "Il ritorno della regina delle elezioni", Park Geun-hye. E il Saenuri Party l'ha presentata come sua candidata per le elezioni presidenziali del 19 dicembre.

Chiede scusa per le colpe del padre

Ma per procedere  le occorre non solo chiarezza nel discernimento del passato di suo padre, ma anche molto coraggio  per denunciarne gli errori. Lo sta facendo. In agosto, accettando la sua candidatura,  ha detto: "Io sono qui non come figlia di mio padre, ma come candidata presidenziale del partito di governo, per far conoscere la mia posizione sugli eventi del passato che sono riemersi  da poco".

Ha riconosciuto che il miracoloso sviluppo economico durante il periodo dell'industrializzazione "è avvenuto a spese dei diritti dei lavoratori" e "che la difesa della sicurezza contro la costante minaccia del regime di Pyongyang è avvenuto con gravi violazioni dei diritti umani da parte delle autorità governative".

E con esplicito riferimento ai tre avvenimenti "neri" del governo di suo padre -il colpo di Stato (1961), la revisione della Costituzione (1972) e il processo corrotto che è costato la morte ai giovani attivisti (1974) - ha detto: "I tre casi hanno distrutto lo spirito della Costituzione di questa nazione. Chiedo sinceramente scusa alle vittime di questi incidenti e alle loro famiglie". Poi si è recata a pregare sulle tombe dei giustiziati innocenti.

In precedenza, in riferimento a questi fatti aveva detto che c'erano due versioni e che gli storici  avrebbero formulato un giudizio imparziale. Ma il 7 ottobre, nel discorso di accettazione della candidatura alla presidenza, ha posto il problema (del governo di suo padre), nell'ambito della moralità: "In politica i fini non giustificano i mezzi. Questo principio democratico si è dimostrato vero per quanto riguarda il passato e deve essere rispettato anche nel futuro".

Il "giardino della madre"

Alla periferia di Seoul si trova un grande parco chiamato "Children Park" che grazie a una rete di metropolitane e di bus è accessibile da ogni parte della capitale. Entrarvi in qualsiasi giorno della settimana, ma specialmente nei giorni di riposo, è un sollievo per lo spirito: dovunque vialetti, prati verdi e collinette dove  bambini, spesso di età prescolastica,  possono giocare o scorrazzare liberamente senza alcuna preoccupazione per le giovani madri che chiacchierano tra loro.

L'idea e la realizzazione del "Children Park" si deve all'intelligenza e al cuore di Yuk Young-soo, la madre di Park che, come abbiamo accennato, è stata uccisa da un contestatore politico nel 1974. Il rispetto profondo che Park Geun-hye ha sempre avuto e continua ad avere per i genitori ha formato il suo carattere: al padre deve la visione politica e la volontà di attuarla, alla madre la visione del cuore e il rispetto per le persone.  Per gli studi superiori ha scelto, probabilmente per influsso della madre , l'università cattolica Sogang di Seoul, diretta dai gesuiti.

Park Geun-hye non si è mai sposata e confessa di essere atea. Concludendo il discorso di accettazione della candidatura alla presidenza ha detto: "La mia vita è la repubblica della Corea (ROK: Republic of Korea). Per l'ultima volta accetto la responsabilità che mi è data e (intendo) procedere con il popolo".

 

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