30/10/2017, 12.24
INDIA
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Partito nazionalista: l’India non è un Paese per cristiani

Oggi un editoriale dello Shiv Sena afferma che l’India appartiene agli indù. Da quando è al potere il Bharatiya Janata Party si sono intensificate le violenze contro i fedeli di Cristo. Nel 2015 si sono verificati 365 episodi di violenza.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – L’India è in primo luogo un Paese di indù, e poi di tutti gli altri. Lo sostengono i radicali indù dello Shiv Sena, alleato di governo del Bjp (Bharatiya Janata Party) nel Maharashtra. Con un editoriale pubblicato stamattina su “Saamana”, l’organo di stampa del gruppo, essi affermano: “Ci sono più di 50 Paesi per i musulmani. I cristiani hanno Paesi come l’America e l’Europa. I buddisti hanno la Cina, il Giappone, lo Sri Lanka e il Myanmar. Gli indù non hanno altro Paese che questo”.

L’editoriale riprende e “corregge” quanto affermato lo scorso 27 ottobre da Mohan Bhagwat, capo dell’Rss (Rashtriya Swyamsevak Sangh, formazione paramilitare ultranazionalista indù). In un convegno ad Indore, egli aveva detto che “l’Hindustan è un Paese di indù, ma ciò non significa che esso non appartenga ad altri”, riferendosi alle altre confessioni religiose.

I nazionalisti sostengono da tempo la nascita di uno Stato confessionale indù, anche se la Costituzione indiana garantisce libertà di religione. Da quando nel 2014 è salito al potere dell’Unione il Bjp, si sono intensificati gli episodi di intolleranza nei confronti delle minoranze. Nello specifico, i cristiani sono accusati di conversioni estorte con la forza o con la persuasione economica, di distribuire materiale religioso contro l’induismo o di rapire bambini e tribali per costringerli a cambiare religione.

Citando i dati del rapporto stilato dal Ministero per gli Affari interni dell’India, la United States Commission on International Religious Freedom (Uscirf) riporta che nel 2015 gli episodi di violenza contro i cristiani sono stati 365, più del triplo rispetto ai 120 del 2014. Questi incidenti hanno coinvolto più di 8mila fedeli. La stessa commissione riferisce che nel 2016 la media delle aggressioni ai danni di un religioso cristiano è stata di 10 a settimana. In una lettera rivolta al premier Narendra Modi, 101 intellettuali indiani affermano che tra il 2014 e il 2016 ci sono stati più di 600 atti di violenza. Gli attivisti dell’All India Christian Council descrivono in dettaglio le violenze: chiese vandalizzate e bruciate, cristiani costretti a rinunciare alla propria fede, interruzione di preghiere, dissacrazione di tombe e cimiteri.

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