06/09/2013, 00.00
IRAQ – VATICANO – SIRIA
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Patriarca Sako: Il dramma della guerra unisce Iraq e Siria, digiuno e preghiere per la pace

Ad AsiaNews Mar Sako invita vescovi, sacerdoti e fedeli a rispondere all’appello di papa Francesco. Il Patriarca caldeo testimone delle sofferenze di un popolo vittima di un conflitto terribile. Allertata la Caritas nelle operazioni di accoglienza e aiuto ai profughi. Un grazie alla Siria che “in questi anni ha curato molti irakeni” e la promessa di ricambiare nel momento del “bisogno”.

Baghdad (AsiaNews) - La guerra "è un'esperienza terribile" che "noi abbiamo già vissuto" e per questo "ci sentiamo molti vicini" alla Siria. È quanto afferma ad AsiaNews Mar Louis Raphael Sako, Patriarca caldeo, che rispondendo all'appello di papa Francesco ha invitato vescovi, sacerdoti e fedeli d'Iraq "al digiuno per la pace in Siria e in tutto il Medio oriente". Sottolineando "le sofferenze" del popolo siriano, Sua Beatitudine ricorda che "per noi 10 anni fa si prospettava un simile scenario" e a distanza di tempo [dalla guerra lanciata dagli Stati Uniti nel 2003, che ha portato alla caduta di Saddam Hussein, ndr] "non abbiamo né democrazia né libertà". "Anzi - aggiunge - vi è confusione e la sicurezza sta peggiorando... Ogni giorno in Iraq ci sono nuovi morti".

Domenica scorsa durante l'Angelus papa Francesco ha indetto una giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria per il prossimo 7 settembre, perché "scoppi la pace in Siria, nel Medio oriente e nel mondo". Un appello diretto anche ai "credenti di ogni fede e anche a coloro che non credono", già raccolto da personalità cristiane e non, vicine al popolo siriano e pronte a sostenere e rilanciare l'impegno per la fine del conflitto.

La situazione in Siria si fa sempre più drammatica e nel vicino Iraq si temono pesanti conseguenze non solo a livello politico, ma anche e soprattutto in termini di vite umane; e appare sempre più evidente nella sua portata - conferma il Patriarca caldeo - il dramma della "povera gente che vive nel panico". "Per noi è come rivivere il passato - commenta Mar Sako - ed è un po' come se venisse attaccato l'Iraq stesso. Nutriamo un sentimento di profonda gratitudine verso la Siria, che in questi 10 anni ha accolto e curato molti irakeni. E come segno di ringraziamento, siamo pronti ad accogliere quanti avranno bisogno del nostro aiuto".

Anche i cristiani irakeni domani digiuneranno e pregheranno, accogliendo con entusiasmo l'appello lanciato dal Pontefice. "L'appello del Papa è molto importante - continua Sua Beatitudine - e nei media irakeni ha goduto di ampio risalto. Ha saputo mobilitare le persone di buona volontà e che cercano la pace, perché la pace è l'unica via per risolvere i problemi, non la guerra o l'intervento militare che, con la scusa di difendere gli innocenti, finisce per uccidere altri innocenti, la popolazione civile".

Il Patriarca caldeo parla di "responsabilità morale" non solo per l'Occidente, ma che investe anche "il mondo musulmano" che è chiamato a cambiare una "mentalità di violenza e vendetta, aprendosi al dialogo e accettando la diversità". L'idea di uno Stato basato sulla Sharia come nel VII° secolo, aggiunge Mar Sako, "non può funzionare oggi, bisogna essere realisti; anche il mondo musulmano deve cambiare, non deve farsi guidare solo dall'elemento religioso".

Da ultimo egli ricorda la "situazione drammatica" dei profughi, che rischia di trasformarsi in "tragedia". "La fuga di migliaia di famiglie, case e scuole abbandonate e l'arrivo dell'inverno - conclude Mar Sako - rischiano di peggiorare ancor più una realtà difficilissima. Anche a livello sanitario si vive in condizioni di precarietà. Ho chiesto alla Caritas di essere pronta ad aiutare i profughi. E anche noi, come irakeni e come cristiani, siamo sensibili a questo tema: per molto tempo siamo fuggiti, e per questo ci sentiamo vicini al popolo siriano".(DS)

 

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