05/08/2014, 00.00
IRAQ

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Patriarca di Baghdad scrive al Papa: Nel dramma dei cristiani irakeni, gli egoismi delle superpotenze

In una lettera a Papa Francesco, ai Patriarchi d’oriente e ai presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, Mar Sako auspica una “presa di coscienza” della comunità internazionale e “azioni concrete”. A rischio la “sopravvivenza” della minoranza, serve una “presa di posizione vigorosa” - anche - dei musulmani. Appello per aiuti e solidarietà. 


Baghdad (AsiaNews) - È necessaria una "presa di coscienza" della comunità internazionale e delle superpotenze mondiali sulla necessità di "azioni concrete e di solidarietà" per i cristiani irakeni, perché è a rischio "la sopravvivenza stessa" della minoranza nel Paese e nel Medio oriente. È quanto afferma il Patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael I Sako, in un messaggio inviato a Papa Francesco, ai Patriarchi d'Oriente e ai presidenti delle Conferenze episcopali, e trasmesso per conoscenza ad AsiaNews. Sua Beatitudine chiede di "fare appello al proprio cuore" alla ricerca di una "soluzione" che si trova "solo nelle mani della comunità internazionale" e, in particolare, delle "superpotenze", cui è assegnata una "responsabilità umana e morale". 

In Iraq si fa sempre più grave la situazione dei cristiani, costretti a fuggire dalle proprie abitazioni come avvenuto prima a Mosul, poi in diverse altre città del nord, nella piana di Ninive, come Sinjar, Telkef, Batnaya e Telleskuf. Le milizie islamiste sunnite hanno imposto di fatto un Califfato dove vige una rigida sharia, costringendo le minoranze alla fuga o al pagamento di una tassa (la jiza, da imporre a tutti gli "infedeli").

Di fronte a un dramma senza fine, il Patriarca di Baghdad si rivolge in modo diretto alle potenze internazionali, chiedendo loro di "liberarsi degli egoismi personali" e di unirsi al fine di raggiungere una "soluzione politica e pacifica" che sia in grado, essa sola, di mettere fine ai conflitti. Queste "potenze" - che Mar Sako non nomina direttamente, ndr - devono "esercitare in modo vigoroso la loro pressione" verso quanti "sostengono a livello economico" e intrecciano "legami militari" con gli islamisti. L'obiettivo è quello di "tagliare alla radice le fonti di violenza e di radicalizzazione". 

Mar Sako si appella anche al mondo islamico, dicendosi "scioccato e indignato" per la mancanza di una "presa di posizione vigorosa" dei musulmani e dei loro leader nei confronti del movimento terrorista, che - avverte il Patriarca - rappresenta una "minaccia anche per gli stessi musulmani". Sua Beatitudine avverte che i cristiani irakeni hanno un "bisogno vitale di un aiuto umanitario urgente", oltre che di una "protezione vera ed efficace" e "permanente". 

Nella lettera il Patriarca caldeo sottolinea con disappunto la mancanza di "collaborazione fra governo centrale e quello della regione curda", che favorisce in tal modo l'avanzata dei membri dell'Isis, che si somma ai problemi dovuti alla "mancata formazione" di un nuovo esecutivo. Da ultimo, Mar Sako lancia un appello "a tutti i nostri fratelli e sorelle nel mondo", perché siano "davvero solidali" in questo momento difficile. Egli chiede "una comunione del cuore e nella preghiera" e ribadisce ancora una volta "la fiducia nel dialogo, nello scambio e nella convivenza" pacifica e civile. 

 

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