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    » 07/08/2014, 00.00

    IRAQ


    Patriarca di Baghdad: 100mila cristiani in fuga dalla piana di Ninive, catastrofe umanitaria

    Joseph Mahmoud


    I miliziani dell’Isis hanno attaccato villaggi a maggioranza cristiana, fra cui la cittadina di Qaraqosh, la più importante del nord. Appello di Mar Sako, che parla di “rischio genocidio”. Chiese profanate e manoscritti antichi distrutti. Il “vuoto di potere” a Baghdad funzionale alle mire espansioniste degli islamisti.

    Baghdad (AsiaNews) - "Nella notte fra il 6 e il 7 agosto i miliziani dell'Isis hanno attaccato con colpi di mortaio molti dei villaggi della piana di Ninive, e ora hanno assunto il controllo dell'area. I cristiani, 100mila circa, in preda all'orrore e al panico hanno abbandonato i loro villaggi e le loro case, con niente in mano se non i vestiti che avevano indosso". È il drammatico appello lanciato ad AsiaNews dal Patriarca caldeo Mar Louis Raphael I Sako, che parla di "esodo, una vera via crucis, con i cristiani che in marcia a piedi, nella torrida estate irakena, verso [la salvezza] nelle città curde di Erbil, Duhok e Soulaymiya". Sua Beatitudine aggiunge inoltre che "fra loro vi sono anche malati, anziani, bambini e donne incinte. Essi stanno affrontando una catastrofe umanitaria e vi è un rischio concreto di genocidio. Hanno bisogno di cibo, acqua e riparo...". 

    Con il passare dei giorni, e delle ore, si fa sempre più tragica la situazione dei cristiani irakeni, cacciati dalle loro case e dalla loro terra in seguito all'avanzata inarrestabile dei miliziani dello Stato Islamico (ex Isis, Stato islamico dell'Iraq e del Levante). La prima città a cadere nelle mani degli estremisti sunniti è stata Mosul, seguita poi da diverse altre città del nord, nella piana di Ninive, come Sinjar, Telkef, Batnaya e Telleskuf. Le milizie hanno imposto di fatto un Califfato dove vige una rigida sharia, costringendo le minoranze alla fuga o al pagamento di una tassa (la jizya, da imporre a tutti gli "infedeli").

    In una escalation di violenze e terrore, nella notte gli jihadisti dell'autoproclamato califfato islamico hanno preso il controllo di Qaraqosh, la più importante città cristiana nel nord dell'Iraq, e le aree limitrofe. A facilitare l'avanzata dell'Isis, il progressivo ritiro dai territori dei Peshmerga, le truppe paramilitari curde che finora avevano rallentato l'avanzata degli islamisti. Mons. Joseph Thomas, arcivescovo caldeo di Kirkuk, conferma che "le città di Qaraqosh, Tal Kayf, Bartella e Karamlesh sono state svuotate della loro popolazione originaria". Il prelato parla di "catastrofe, situazione tragica" e lancia un appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite perché "intervenga immediatamente. Decine di migliaia di persone in preda al panico sono sfollate, una scena indescrivibile".  

    Secondo fonti dell'Ong francese Fraternité in Iraq i miliziani dell'Isis avrebbero anche sparato una serie di colpi di mortaio, provocando la morte di tre persone, fra cui un bambino di soli dieci anni. 

    Le nuove notizie che provengono dal Paese arabo rendono ancora più urgente e attuale l'appello lanciato ieri dal Patriarca caldeo a Papa Francesco, in cui punta il dito contro gli "egoismi" delle superpotenze che hanno aggravato il dramma irakeno. Riguardo alle chiese e alle proprietà della Chiesa nei villaggi adesso occupati dall'Isis, scrive oggi Mar Sako, "abbiamo notizie di distruzione e profanazione". "Sono stati bruciati - aggiunge - vecchi manoscritti e documenti (1500)". 

    Il Patriarca di Baghdad parla di un governo centrale "incapace di far rispettare la legge e l'ordine, in questa zona del Paese". Sua Beatitudine nutre anche "dubbi" sulla effettiva capacità delle autorità curde di fermare "l'avanzata degli jihadisti". Egli parla di "evidente mancanza di cooperazione" fra Baghdad e il governo autonomo della regione; questo "vuoto di potere", aggiunge, è funzionale alle truppe dell'Isis per "imporre il loro dominio col terrore. Vi è un crescente bisogno di un sostegno internazionale e di un esercito professionale e ben addestrato. La situazione va di male in peggio". 

    "Facciamo appello con tristezza e dolore alle coscienze di tutti - conclude Mar Sako - e di tutte le persone di buona volontà, alle Nazioni Unite e all'Unione europea, per salvare la vita di queste persone innocenti da una morte certa. E speriamo anche che non sia troppo tardi!". 

     

     

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