28/10/2005, 00.00
Israele – Terra Santa
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Patriarca greco-ortodosso ricorre contro il governo d'Israele per il mancato riconoscimento

di Arieh Cohen

Tel Aviv (AsiaNews) - Il Patriarca Greco Ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III  ha presentato un ricorso al Supremo Tribunale di Giustizia, la Suprema Corte di Cassazione israeliana, contro il governo israeliano che, secondo lui, gli nega tuttora il riconoscimento civile, ossia il decreto (di origine ottomana) del Berat, che solo lo autorizzerebbe ad agire a nome del Patriarcato in campo civile.

Secondo le affermazioni nel ricorso, presentato il 26 ottobre, come condizione per riconoscere il Patriarca, il governo pone il riconoscimento da parte di quest'ultimo di alcune vendite immobiliari (in Gerusalemme-est) compiute dal predecessore Ireneo I, a favore di coloni israeliani.

Le vendite hanno creato enorme scandalo tra clero e fedeli ortodossi, ma anche tra il grande pubblico. Il nuovo Patriarca le ritiene palesemente invalide, non solo perchè effettuate senza il necessario consenso del Sinodo patriarcale, ma anche perchè i prezzi indicati sui contratti - e citati nel ricorso – sono inverosimilmente bassi. Il Governo non ha ancora risposto al ricorso del Patriarca

Il giurista francescano israeliano, p. David-Maria A. Jaeger, esperto di rapporti Chiesa-Stato in Israele, interpellato da AsiaNews,  spiega il senso del Berat: "In Israele non esiste alcuna legge che richieda il Berat o alcun altro atto di riconoscimento governativo del neo-eletto Patriarca greco ortodosso. Nonostante ciò, nella vita di ogni giorno,  senza una lettera di riconoscimento da parte del Governo, gli enti pubblici e privati - per es. banche, ditte ecc., ma anche il catasto e vari uffici governativi - si rifiutano spesso di trattare con il Patriarca nella sua qualità di rappresentante legale dell'ente Patriarcato, il che risulta in grosse difficoltà soprattutto per la gestione dei beni temporali. Ad ogni modo, il rifiuto [del governo – ndr] non ha alcuna base nella legge, ed è anche incompatibile con i principi fondamentali dell'ordinamento. Per questo, il Patriarca potrebbe ricorrere contro l'esigenza stessa del Berat (mai rivolta, per esempio, ai Vescovi cattolici). Mi pare quasi sicuro che, se il Patriarca lo facesse - riferendosi soprattutto al diritto alla libertà religiosa - la Cassazione israeliana gli darebbe ragione). Mi sembra però che, a quanto riferito dalla stampa, non è in questa direzione che si muove il ricorso. Il Patriarca, pare, ha scelto - forse per motivi tattici, ma anche perchè sarebbe difficile sfidare una norma di legge che non esiste - di non sfidare direttamente la sopravvivenza del Berat, ma di argomentare che tale decreto gli viene negato per ragioni illegittime, a servizio di un'operazione tutto sommato di "ricatto". Questa è un'affermazione grave perché fatta nei confronti delle pubbliche autorità, con le quali egli e la sua istituzione dovranno comunque convivere. Attendiamo con molto interesse l'eventuale risposta del governo".

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