08/02/2016, 08.58
LIBANO
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Patriarca maronita: Senza presidente, il Libano vive sull’orlo del collasso

Nuovo appello del card. Rai per l’elezione del presidente della Repubblica. Il presule attaccale fazioni politiche e parlamentari che ne “ostacolano” la scelta. La carica vacante preoccupa anche la diplomazia internazionale. Inviato speciale Onu: non dare per scontata la “stabilità” della nazione. Oggi prevista una sessione parlamentare. 

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - Leader religiosi, diplomatici internazionali e società civile lanciano un nuovo appello al Parlamento libanese per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, carica ormai vacante da oltre 20 mesi. Nell’omelia domenicale il patriarca maronita Beshara al-Rai ha sottolineato che il popolo “merita di vivere in un Paese che rispetta i suoi diritti”. Nelle scorse settimane il sostegno esplicito alla candidatura dell’ex generale Michel Aoun da parte del capo delle Forze Libanesi, Samir Geagea, aveva fatto sperare - finora invano - in uno sviluppo della situazione. 

Tornando sulla mancata elezione del capo dello Stato, il card. Rai si è rivolto alle fazioni “politiche e parlamentari” che da troppo tempo “ostacolano l’elezione presidenziale”, per trovare un accordo che salvi una nazione “sull’orlo del collasso”. Il Paese, ha aggiunto, deve guardare “al bene comune” e rispondere “alla Costituzione, al Patto Nazionale (che assegna la presidenza a un maronita), e ai “sistemi democratici adottati dal Libano e menzionati in apertura” della Carta. 

Dal maggio 2014, quando si è concluso il termine del presidente uscente Michel Suleiman, il Libano è privo di un capo di Stato; da allora il Parlamento e i blocchi al suo interno non sono riusciti a raggiungere il consenso sulla scelta del successore. 

Dietro la mancata elezione lo scontro aperto fra i due fronti rivali: l’8 Marzo (gli sciiti di Hezbollah, vicini all’Iran) e il blocco del 14 marzo (guidata da Saad Hariri, sostenuta dall’Arabia Saudita). 

Oggi è prevista una nuova sessione parlamentare; tuttavia, secondo gli esperti essa si concluderà con un nuovo nulla di fatto e il presidente Nabih Berri si vedrà costretto ad aggiornarla per mancanza del quorum. 

La mancanza di un presidente della Repubblica in Libano preoccupa anche le più alte sfere politiche e diplomatiche internazionali. La coordinatrice speciale Onu per il Libano Sigrid Kaag lancia l’allarme, affermando che potrebbe già essere troppo tardi per salvare il Paese. La diplomatica sottolinea che “è difficile” osservare “l’usura” causata alle istituzioni e all’economia nazionale, ma gli effetti ci sono e nel lungo periodo saranno sempre più evidenti. “La stabilità del Libano - aggiunge - non deve essere data per scontata”. 

La coordinatrice speciale Onu ha inoltre chiarito che non servono pressioni diplomatiche “esterne”, in particolare della Nazioni Unite, per risolvere lo stallo e deve essere lo stesso Parlamento libanese a trovare la via per un accordo. La presidenza è una carica importante “per la componente cristiana” e “per tutto il Paese”. “È importante per il Libano - conclude Sigrid Kaag - non perdere troppo tempo, perché potrebbe pagare un caro prezzo a più livelli”. 

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