03/09/2012, 00.00
PAKISTAN
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Paul Bhatti: rimandata al 7 l’udienza per il rilascio di Rimsha Masih, ma “restiamo ottimisti”

Uno sciopero degli avvocati del Punjab ha annullato la seduta di oggi. Problemi familiari del titolare dell’inchiesta causa lo slittamento di un paio di giorni della prossima udienza. “Dolorose procedure” ma “siamo certi della liberazione”. E plaude all’arresto dell’imam che ha montato le accuse contro la ragazzina. Direttore Hrw: “deterrente fondamentale” per il futuro.

Islamabad (AsiaNews) - "Il tribunale di Islamabad ha rimandato a venerdì 7 settembre l'udienza per la scarcerazione di Rimsha Masih, perché oggi gli avvocati del Punjab sono in sciopero e per i prossimi due giorni il pubblico ufficiale che ha in mano il fascicolo di inchiesta deve assentarsi". È quanto spiega ad AsiaNews Paul Bhatti, consigliere speciale del premier per l'Armonia nazionale, in merito alla vicenda della bambina pakistana arrestata - e ora sotto processo - per blasfemia. Ma intanto, con un colpo di scena, è in arresto l'imam che aveva denunciato la piccola Rimsha, accusato di aver orchestrato il fatto per cacciare i cristiani dalla sua zona.

Oggi la corte avrebbe dovuto riunirsi per valutare la richiesta di rilascio di Rimsha su cauzione; tuttavia, lo sciopero dei legali ha reso di fatto inutile l'udienza. Problemi familiari legati al titolare dell'indagine, che "deve assentarsi per un paio di giorni" aggiunge il politico cattolico con grado di ministro federale, hanno comportato lo slittamento della sentenza "che altrimenti sarebbe arrivata entro domani o al più tardi il 5 settembre". "Restiamo in ogni caso ottimisti - aggiunge Bhatti - e siamo sicuri della liberazione. Purtroppo vanno seguite le dolorose procedure della giustizia ed è necessario procedere nei tempi e nei modi stabiliti dal diritto".

Il 31 agosto scorso i giudici del tribunale di Islamabad hanno prolungano di due settimane i termini di custodia cautelare in carcere a carico di Rimsha Masih, la bambina cristiana affetta da problemi mentali, accusata di blasfemia per aver oltraggiato alcune pagine contenenti versetti del Corano. Per il codice rischia fino all'ergastolo e si temono ritorsioni di elementi vicini al fondamentalismo talebano, che più volte hanno assassinato in via extra-giudiziale persone incriminate per blasfemia e attaccato familiari o persone appartenenti alla stessa comunità dell'accusato.

Il 7 settembre prossimo la corte valuterà l'istanza di scarcerazione presentata dai legali, oggi in aula nonostante lo sciopero degli avvocati, dopo che una Commissione medica indicata dal tribunale nei giorni scorsi ha stabilito che la ragazzina ha meno di 14 anni e dimostra un'età mentale inferiore a quella stabilita dall'anagrafe, anche se non vi sono particolari indicazioni circa la natura della disabilità mentale che la affliggerebbe (cfr. AsiaNews 28/08/2012 Blasfemia, Rimsha Masih è minore e con problemi mentali. Vescovo di Islamabad: sviluppo positivo). Una versione contestata dagli islamisti, che chiedono sia processata e punita (cfr. AsiaNews 30/08/2012 Islamabad, leader islamici contestano il rapporto medico su Rimsha Masih: va punita).

Nel fine settimana la vicenda ha però registrato un clamoroso sviluppo: la polizia ha infatti arrestato Khalid Jadoon Chishti, l'imam che ha denunciato la ragazzina cristiana per il presunto rogo di pagine contenenti versetti tratti dal Corano. Il 31 agosto scorso un testimone, con coraggio e responsabilità, identificato col nome di Hafiz Zubair, ha trovato la forza di presentarsi davanti agli inquirenti e di denunciare Chishti per calunnia. Il leader religioso avrebbe infatti accusato ingiustamente e in maniera del tutto deliberata Rimsha Masih di aver violato la "legge nera", montando contro di lei prove false. Il primo settembre gli agenti lo hanno fermato, con lo stesso capo di imputazione per il quale era stata arrestata in precedenza la ragazzina cristiana: blasfemia, per aver profanato il Corano, e rischia una condanna fino all'ergastolo. Secondo le prime ricostruzioni, l'imam avrebbe aggiunto delle pagine del Corano alle carte bruciate dalla ragazzina che un testimone gli aveva portato poco prima, accusando così la giovane con l'intento di scatenare una caccia contro i cristiani e farli fuggire dal quartiere, per impossessarsi poi dei loro beni.

Paul Bhatti sottolinea ad AsiaNews che "l'arresto dell'imam è uno sviluppo molto positivo", che definisce "una vittoria del governo pakistano e della polizia che hanno saputo garantire giustizia e, alla fine, individuare il vero responsabile". "Parlo di vittoria e sviluppo positivo per due ragioni", continua il ministro cattolico, "la prima riguarda la legge stessa, a dimostrazione che le norme sulla blasfemia possono essere applicate in modo corretto e colpire chi commette un reato; la seconda è che l'imam deve essere perseguito proprio in base alle norme sulla blasfemia e andare incontro alle stesse pene previste", in questo caso l'ergastolo se riconosciuto colpevole.

Infine un pensiero alla famiglia di Rimsha Masih, sotto la custodia del ministero per l'Armonia nazionale e la diretta responsabilità di Paul Bhatti. "I genitori della ragazzina stanno bene - chiarisce il ministro - anche se resta alta la tensione per le sorti della figlia. Devono ancora restare nascosti nel timore di ritorsioni e vivono con stati d'animo che vanno dalla paura all'attesa delusa per un possibile ritorno a casa". E per il futuro, conclude Bhatti, "l'unica speranza è trovar loro un posto lontano e sicuro: la loro vita è stravolta, ora dovranno ricominciare da zero".

Un destino comune a tutte le vittime - innocenti - delle leggi sulla blasfemia e dell'intolleranza a sfondo religioso. La vicenda di Rimsha Masih e l'arresto dell'imam che l'ha calunniata potrebbero però segnare una svolta. In un messaggio su Twitter Ali Dayan Hasan, direttore per il Pakistan di Human Rights Watch (Hrw) definisce "senza precedenti" il rovesciamento dell'accusa e l'arresto del leader islamico. Una vicenda che "accogliamo con favore" e che servirà in futuro da "deterrente contro facili accuse di blasfemia o istigazione alla violenza".(DS)

 

 

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