11/04/2014, 00.00
CINA
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Pechino, confermata in appello la condanna contro Xu Zhiyong

L'attivista, fondatore del Movimento nuovi cittadini, chiede da tempo al governo di rendere pubblici i guadagni e gli interessi economici e commerciali della leadership. Insieme a lui, sempre più attivisti anti-corruzione finiscono in tribunale. A Hong Kong pubblicata la sua autobiografia: "Essere un cittadino".

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - L'Alta Corte del popolo di Pechino ha rigettato questa mattina l'appello presentato da Xu Zhiyong, attivista per i diritti civili e fondatore del Movimento nuovi cittadini, che chiede alle autorità cinesi di rendere pubblici guadagni e interessi economici e commerciali. Xu è stato condannato nel gennaio 2014 a 4 anni di galera: un tribunale di Pechino ha aperto un procedimento lo scorso 9 aprile contro Ding Jiaxi e Li Wei, anche loro del Movimento. Tutti sono accusati di "turbativa dell'ordine pubblico".

Secondo diversi esperti della Cina contemporanea, il processo contro Xu è di natura "chiaramente politica": il governo centrale sta portando avanti una campagna spietata contro ogni forma di partecipazione attiva della popolazione alla vita politica nazionale. Il Movimento porta avanti le stesse richieste di trasparenza proclamate dal presidente Xi Jinping, ma è visto come un pericolo perché opera al di fuori del Partito comunista.

Un comunicato apparso questa mattina sul sito del Movimento recita: "I veri colpevoli in questa storia non sono Xu Zhiyong o i cittadini Ding Jiaxi, Zhao Changqing, Zhang Baocheng e Li Wei. Sono i giudici e coloro che hanno deciso questa sentenza. Sono loro che hanno insultato e insultano la legge e la coscienza dei buoni. Ora hanno giudicato dei cittadini, ma la storia giudicherà loro".

Sempre oggi, in occasione della condanna in appello, la casa editrice New Century Press ha fatto uscire a Hong Kong una autobiografia di Xu intitolata "Essere un cittadino". Il libro è diviso in tre parti: nella prima, Xu parla della sua vita e delle sue esperienze, che lo hanno portato a sviluppare una coscienza politica; la seconda è dedicata alla sua visione di una Cina democratica; la terza contiene il suo ultimo appello pubblico, pronunciato prima della condanna di gennaio 2014, e una lettera aperta al presidente Xi Jinping. 

 

 

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