03/03/2010, 00.00
CINA – TIBET
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Pechino, il falso Panchen Lama entra nel governo

di Nirmala Carvalho
I tibetani in esilio puntano il dito contro il “pupazzo di Pechino”, che tuttavia “si dimostra sempre meno obbediente ai suoi padroni. È un tibetano, e il suo cuore prima o poi spezzerà le catene cinesi”. Oggi l’esordio del finto numero due del buddismo tibetano nella politica.

Dharamsala (AsiaNews) – Il governo cinese “non sembra essere troppo intelligente. Pensavano che, nominando un finto Panchen Lama, questi avrebbe obbedito a ogni loro ordine. Ma persino il pupazzo che si sono scelti, Gyaltsen Norbu, è un tibetano e prima o poi il suo cuore e le sue vere radici si manifesteranno e spezzeranno l’indottrinamento di Pechino”.

È il durissimo commento rilasciato ad AsiaNews da Samdhong Rinpoche, primo ministro del governo tibetano in esilio, riguardo la nomina del “falso” Panchen Lama a membro della Conferenza consultiva del popolo cinese. L’organo, che ha funzioni consultive rispetto all’Assemblea nazionale del popolo, inizia oggi i suoi lavori nella capitale cinese.

Norbu, dice il politico tibetano, “era molto piccolo quando è stato nominato, ma negli ultimi anni si è dimostrato sempre meno obbediente ai suoi padroni. La sua nomina, per legge, sarebbe potuta avvenire lo scorso anno ma così non è stato. Inoltre, il suo predecessore era stato nominato in giovane età vice presidente della Conferenza, non semplice membro, ma neanche questo è avvenuto. Sono tutti segnali del disappunto di Pechino”.

Nel maggio del 1995 il Dalai Lama in esilio in India ha riconosciuto il nuovo Panchen Lama nel piccolo Gedhun Choekyi Nyima, bambino di 6 anni. L’Ufficio Affari Religiosi di Pechino, per indebolire l’autorità del leader buddista, ha scelto invece nel novembre dello stesso anno Gyaincain Norbu, un altro bambino di 6 anni, adducendo speciali ragioni rituali . Dopo il riconoscimento, il piccolo Gedhun è stato sequestrato dalla polizia e da allora non si è più visto. Oggi ha 20 anni, e per le autorità cinesi “studia nel suo villaggio e non vuole essere disturbato”.

Hao Peng, vice presidente della Regione autonoma tibetana e quindi voce ufficiale del governo, sostiene che “la partecipazione del Panchen Lama alle attività sociali della Cina dimostra il ruolo importante che ricoprono i Buddha viventi nel nostro mondo. Norbu è molto amato in Tibet, e tutti sono molto felici per la sua nomina. Spero che possa continuare così, dimostrando amore per la madre patria”.

Nonostante tutto questo amore, Gyaincain Norbu raramente si reca nel monastero al quale appartiene per tradizione il Panchen Lama, il Tashilunpo, che si trova in Tibet. Il giovane passa la maggior parte del suo tempo a Pechino, studiando con i suoi maestri e attorniato dalle cure e dal controllo del Partito. Finora si è tenuto lontano dai riflettori e dai mezzi d’informazione stranieri. Ma ha concesso interviste ai giornali cinesi in cui si osanna la funzione del Partito comunista per la riconciliazione e l'armonia della società.

Attraverso Gyaincain Norbu Pechino vuole offrire l'unica immagine di sviluppo del buddismo tibetano: quello sottomesso al Partito, sullo stile di tutte le religioni ufficiali presenti in Cina. Il giovane è visto anche come un possibile antagonista del Dalai Lama, il 75enne leader tibetano che vive in esilio ed è fortemente critico dell' atteggiamento della Cina verso il Tibet. Sia il Dalai Lama che il Panchen Lama sono membri della setta dominante del buddhismo tibetano, quella dei Gelupa (o “della sciarpa gialla).

Entrambi appartengono a dei lignaggi - religiosi ed etnici - che si perpetuano attraverso successive reincarnazioni. Tradizionalmente, il Dalai Lama in carica partecipa alla selezioni del nuovo Panchen Lama e viceversa: in futuro, quindi, Pechino potrà giocare la carte del Panchen al momento della scelta del successore dell’attuale Dalai Lama, che sarà una partita politica importante per il futuro del Tibet.

Per preservare la figura del leader del buddismo tibetano, l’attuale XIV Dalai Lama ha più volte fatto cenno al fatto che la sua prossima reincarnazione potrebbe nascere fuori dal Tibet, in modo da allontanarsi dall’influenza cinese. Il Buddha vivente che occupa il terzo posto nella gerarchia della Gelupa, il Karmapa, vive invece in India dal 2000 (dopo una rocambolesca fuga dalla Cina) ed è considerato da molti esuli tibetani il successore “naturale” del Dalai Lama alla testa del movimento nazionalista.

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